POLITICA & GIUSTIZIA

La sinistra mangiava un po’ meno Rimborsopoli inguaia Reschigna

Rinvio a giudizio per il vicepresidente Pd della Giunta e per l'assessora Cerutti (Sel). A processo pure il capogruppo Gariglio e il numero due al Senato Lepri. Archiviati Pentenero, Bresso e Boeti. Alla sbarra Leo, Comba e Vignale (Pdl) - LEGGI L'ORDINANZA

Anche la sinistra mangiava a sbafo coi soldi del gruppo, ma un po' meno. Così mentre una parte dei consiglieri regionali del Pd ottiene l'agognata archiviazione, c'è chi si prepara ad affrontare il processo. Due esponenti della giunta Chiamparino – il vicepresidente e super assessore al Bilancio Aldo Reschigna (Pd) e la titolare alle Pari Opportunità Monica Cerutti (Sel) – andranno a processo per Rimborsopoli. Il gup Roberto Ruscello ha chiesto nei loro confronti il rinvio a giudizio, la cosiddetta "imputazione" coatta. Il reato contestato è il peculato, il gup ha dato alla procura di Torino dieci giorni a partire da oggi per formulare il capo di imputazione. Escono invece definitivamente dall’inchiesta l’ex presidente Mercedes Bresso, oggi europarlamentare, il vicepresidente del Consiglio Nino Boeti, gli ex consiglieri Pd Rocchino Muliere (ora sindaco di Novi Ligure), Wilmer Ronzani, Giuliana Manica e l'attuale assessora a Lavoro e Istruzione Gianna Pentenero. Per questi esponenti democratici è stata accolta la richiesta di archiviazione formulata da a suo tempo dai pm Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi.

 

Vanno invece a giudizio tutti gli altri: il capogruppo Pd e segretario regionale Davide Gariglio, la consigliera astigiana Angela Motta, l'ex consigliere oggi numero due del gruppo dem al Senato Stefano Lepri, l'ex capogruppo di Rifondazione Eleonora Artesio. Processo anche per gli esponenti del centrodestra Gian Luca Vignale, Fabrizio Comba, Luca Pedrale (solo in qualità di capogruppo, mentre ha già patteggiato la sua posizione personale) e Giampiero Leo.

 

Il gup ha dunque ravvisato nelle posizioni di Reschigna (probabilmente "aggravata" dal precedente ruolo di capogruppo), Cerutti, Gariglio, Lepri e Motta la mancanza di giustificazione delle spese rimborsate. Già la scorsa settimana, infatti, Ruscello nelle oltre 80 pagine di motivazioni delle condanne comminate con rito abbreviato, aveva insistito sul fatto che nella nozione di "attività svolta dal gruppo" possono rientrare "incontri di studi o convegni", ma che mai, in alcun modo, possono essere incluse voci che "si risolvono nel mero acquisto di beni quali, ad esempio, abbigliamento, generi alimentari e arredamento". Ed è proprio nelle spese contestate a Gariglio (mille euro in regali natalizi e oltre 8mila in ristorazione) che si ravvisa il criterio applicato dal giudice. Negli altri casi, probabilmente, è prevalsa la "relativa modestia" degli importi, principio che esclude, almeno a livello teorico (unito alla mancanza del cosiddetto “elemento soggettivo”, vale a dire la consapevolezza di violare le norme), l'interesse personale.

 

Si aggiungono così altri dieci consiglieri ai 24 (più l'ex governatore Roberto Cota) per i quali domani mattina si apre domani il processo vero e proprio. Sarà un'udienza tecnica che servirà a unificare in un unico procedimento i due tronconi. La presidente del collegio giudicante, Silvia Bersano Begey – magistrato di grande esperienza ed equilibrio, la stessa del processo a carico dell’ex assessore alla Sanità Caterina Ferrero e del suo ex collaboratore Piero Gambarino -  avrebbe intenzione di far slittare il calendario delle udienze, fissando la prossima alla fine di gennaio del prossimo anno, confortata dal fatto che non c’è alcun rischio incombente di prescrizione (il peculato ha un arco di “scadenza” lungo, 12 anni e sei mesi, quindi c’è tempo fino al 2024).

 

LE CONTESTAZIONI

 

A Gariglio vengono contestate spese per ristoranti e bar per complessivi 8.306,39 euro, oltre a rimborsi per spese varie (fiori, dolciumi e 30 bottiglie di prosecco Bellavista Couveè) per un totale di 950,10 euro. Complessivamente vi sono circa 60 tra pranzi e cene contestati nel giro di un solo anno. Tra queste figura una cena con 43 persone da 860 euro.

 

A Lepri vengono contestati 7.515,24 euro di rimborsi per ristoranti e bar più altri 4.698,42 per “spese varie”, tra cui dolciumi, panettoni, acquisto da Eni di buoni da 100 euro l’uno. In particolare, nel periodo natalizio, il consigliere ha speso quasi 3mila euro in tre pasti differenti: uno il 15 dicembre da 984 euro, uno il giorno successivo da 943 e infine l’ultimo il 23 dicembre da 966 euro.

 

Decisamente inferiore l’importo complessivo delle spese addebitate a Reschigna, sul quale grava il ruolo di capogruppo ricoperto nell’arco di tempo preso in esame dai giudici. Archiviata la sua posizione per le spese effettuate a titolo personale (595 euro di rimborso spese per alberghi e 1.797,40 euro di spese per ristoranti), mentre subisce l'imputazione per i rimborsi relativi alle spese del gruppo: 6.589,57 euro per costi di ristorazione, rinfreschi e catering, oltre a 295 euro per regali. Per quanto riguarda Motta, invece, vi sono rimborsi per spese varie (spumante, prodotti dolciari, penne piquadro, borsa ed altri oggetti) pari a 3.983,36 euro e altri 4.304,12 per ristoranti.

 

Dal Pd a Sel. L’assessore Cerutti, all’epoca dei fatti capogruppo e unico esponente del partito di Nichi Vendola, si è vista contestare 9.865,04 euro per ristoranti e bar, altri 2.193 per alberghi, spese per trasporti  (biglietti aerei e ferroviari) per complessivi 10.454,05 euro per persone estranee al gruppo consiliare e infine spese per viaggi, missioni e convegni ma anche ricariche telefoniche per soggetti estranei al gruppo per 1.129,28 euro.

 

Infine Artesio, capogruppo della Federazione della Sinistra ed ex assessore alla Sanità, durante la giunta Bresso. A lei vengono contestate spese per soggetti estranei al gruppo per complessivi 1.525,44 euro, rimborso spese e buoni pasto assegnati a “non meglio identificati dipendenti del gruppo” per 4.084,55 euro, l’acquisto di un lettore mp3 da 59,90 euro, spese varie (tra cui pasti singoli, carburante e ricariche telefoniche) per 1.149,79, spese per ristorante per complessivi 4.131,70 euro, rimborso pedaggi autostradali per 1.372,50 euro e poi biglietti ferroviari e addirittura un biglietto aereo per la tratta Milano-Tel Aviv da 400 euro in favore di Guido Crovesio.

 

Stesse voci contestate anche ai tre esponenti di centrodestra. L’ex consigliere Pdl Leo, ora in Ncd, ha acquistato capi di abbigliamento per 1.320 euro, una parte dei quali sarebbe andata in beneficienza (un’attività non confacente al gruppo, e poi i moti d’animo si pagano di tasca propria), ha mangiato quasi sempre “a casa”, nel senso del ristorante della ciellina Piazza dei Mestieri (6.680 euro). L’ex assessore Vignale (Forza Italia) deve giustificare spese in giocattoli, un orologio Swatch, pasti. Mangiava, con preferenza nei ristoranti di lusso, e pure parecchio, Comba, ex vicepresidente del Consiglio (Fratelli d’Italia): oltre 16mila euro in un pugno di mesi.

 

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