TRAVAGLI DEMOCRATICI

Il “tribunale di partito” spacca il Pd 

Il segretario della Federazione di Torino Morri contro il numero uno regionale Gariglio. "L'audit interno si sta trasformando in una inchiesta parallela". Fassiniani sul piede di guerra e maggioranza in fibrillazione. Resa dei conti in segreteria

“Altro che audit interno, quella commissione si sta trasformando in ciò che assolutamente non doveva essere, ovvero una inchiesta parallela”. Doveva servire per fare chiarezza su quanto accaduto nei giorni della raccolta firme e invece l’organismo istituito dal segretario piemontese del Pd Davide Gariglio ha scatenato l'ennesimo scontro interno al partito.

 

A ribellarsi, ora, è addirittura il numero uno del Pd torinese Fabrizio Morri, che nelle ultime ore viene dato particolarmente in fibrillazione. “La Federazione provinciale non intende assistere in modo inerte alla deriva dell’audit, pericolosa per il partito e per gli attuali assetti politici” ha detto ai suoi, facendo sapere di non aver nessuna intenzione di presentarsi davanti al "tribunalino" democratico. La questione è esplosa proprio in questi giorni dopo che alcuni indagati hanno consegnato alla commissione la propria versione dei fatti, salvo essersi avvalsi della facoltà di non rispondere di fronte ai pubblici ministeri. Una strategia che potrebbe rivelarsi tutt'altro che efficace.

 

La "deriva" dell'audit è anche al centro di una riservatissima lettera scritta ieri da Morri e dal presidente del Pd di Torino Alessandro Altamura. I colloqui si sono susseguiti anche durante la mattinatain cui il segretario provinciale ha sentito i suoi due più stretti collaboratori: vuole che il partito subalpino si muova in modo compatto e per ora ci sta riuscendo, coinvolgendo anche lo stesso Altamura, esponente della minoranza interna. La sensazione diffusa è che “da parte di qualcuno ci sia l’intenzionalità politica di scaricare sul partito di Torino le responsabilità politiche e organizzative di quanto accaduto” ha detto Morri ai suoi interlocutori. È lo scaricabarile di cui parlano da tempo i Giovani Turchi, con in testa il senatore Stefano Esposito. Il timore è che si utilizzi l’audit per individuare eventuali capri espiatori, per scaricare dal groppone di Gariglio almeno una parte delle responsabilità. Non è un caso che da giorni, ormai, circoli con insistenza un nome che, pur non essendo al momento tra gli indagati, ricondurrebbe ogni responsabilità alla Federazione torinese, colpendo allo stesso tempo l’area fassiniana del partito, in particolare, la subcorrente che fa capo alla deputata Paola Bragantini.

 

 
Così si spiega la tensione che sta caratterizzando queste ore, peraltro alimentata dalle voci di un pressing democratico per far ritirare il ricorso al Tar alla leghista Patrizia Borgarello e dalle continue sortite di Sergio Chiamparino, pronto, a quanto pare, ad andare alle urne appena fiuterà il momento propizio: dopotutto “lui è uno, si muove in agilità senza bisogno di coordinarsi” fa notare un autorevole esponente democratico. È questo lo scenario nel quale tra poche ore andrà in scena la riunione della segreteria regionale, che già si preannuncia infuocata. Il gran visir di Piero Fassino, Giancarlo Quagliotti è pronto a riversare sul tavolo tutte le perplessità già manifestate in una serie di colloqui telefonici da Morri e con lui potrebbero schierarsi altri elementi della cabina di regia democratica. Un piccolo terremoto, insomma, che con lo spettro delle urne rischia di minare alle fondamenta l’impalcatura sulla quale si è finora retto il Pd piemontese, quella maggioranza formata dalle tre anime renziane, quella fassiniana, quella popolare guidata da Gariglio e Stefano Lepri e quella degli Ateniesi di Davide Ricca

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