POLITICA & AFFARI

“Sitaf resti sotto il controllo pubblico”

Nessuna privatizzazione "con l'acqua alla gola". I privati in questi anni hanno guadagnato molto, "troppo", anche grazie alla "disattenzione" dello Stato. Per Lepri, vicecapogruppo Pd al Senato, ci sono "incroci pericolosi" da regolare

Il controllo di Sitaf va mantenuto in mani pubbliche e i privati, che in questi anni hanno guadagnato molto, “troppo”, anche grazie alla negligenza complice dello Stato, non tirino troppo la corda. Non usa giri di parole Stefano Lepri per esprimere la sua posizione sulla cessione delle quote attualmente in pancia a Comune e Provincia di Torino della società che gestisce l’autostrada Torino-Bardonecchia e il Traforo del Frejus. Vicenda che, dopo la “generosa” offerta (con annessa diffida) del partner privato (il gruppo Gavio), sta togliendo il sonno a Piero Fassino e alla prima linea del Pd piemontese. Il numero due dei senatori democratici caldeggia una soluzione che cristallizzi l’attuale equilibrio azionario - 51,2% della parte pubblica (31,7% Anas, 10,6% Comune di Torino e 8,7% Provincia di Torino) e  il 48,8% dei privati (gruppo Mattioda Autostrade, gruppo Sias e altri minori) – sostituendo gli enti locali con un altro soggetto pubblico. «La cessione a un privato della maggioranza di Sitaf attribuirebbe in capo allo stesso il monopolio dell’intera rete autostradale regionale – scrive Lepri in una nota per lo Spiffero -. Nulla di sconvolgente, se si fosse effettivamente capaci di far valere gli interessi pubblici e di evitare ogni forma di opacità. E comunque, di fronte a un monopolio privato di un bene pubblico lo Stato perde forza contrattuale». 

 

«Per queste ragioni è meglio cercare di mantenere in mani pubbliche il controllo di Sitaf – prosegue il vi capogruppo dem a Palazzo Madama -. Tanto più che si tratta di un investimento finora (e certamente anche in futuro) molto redditizio. Se poi, come credo, il Governo saprà mettere quell’argine che finora è mancato, allora se ne potrà eventualmente riparlare. Ma con calma e senza acqua alla gola». Ed è proprio sugli intrecci tra interessi privati e controllore pubblico che Lepri riserva stilettate al curaro, arrivando a definirli “incroci pericolosi”.

 

«I concessionari autostradali lavorano mediamente bene e sono in grado, se vogliono, di fare opere velocemente – premette Lepri per poi affondare la lama -. Ma in questi anni hanno guadagnano molto, troppo, anche perché lo Stato sovente non ha operato come vera controparte, in assenza di completi e aggiornati quadri contrattuali che definiscano, ad esempio, il regime delle inadempienze». Una “distrazione” forse dettata da convenienze? Il senatore non lo nasconde: «Sarebbe troppo facile dire che ciò dipende anche dalla disponibilità dei concessionari a finanziare, in modo trasparente, le campagne elettorali dei partiti». Fatto sta che le società concessionarie hanno goduto di grandi privilegi: «Un esempio per tutti: la facoltà, riconosciuta per legge ai concessionari, di affidare direttamente senza gara parte dei lavori ha permesso loro di gestirli in house, con risparmi che non si sono però riversati a vantaggio dei consumatori». Situazione non più tollerabile. «La costituzione della nuova Authority dei trasporti dovrebbe dare una regolazione più tutelante dei pubblici interessi, mentre la possibilità, prevista dallo Sblocca Italia, di prorogare le concessioni avrà senso se permetterà di ottenere indiscutibili impegni: manutenzioni, ma anche contenimento delle tariffe e soprattutto nuove opere, richieste da Stato e Regioni. Tutto ciò è scritto in legge, ma occorre vigilare: ad esempio, l’asseverazione dei costi deve essere un compito dello Stato, così come la scelta delle opere da realizzare». 

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