POLITICA & AFFARI

Sitaf, Fassino ci prende per Ciucci

Perché questa fretta a cedere le quote di Comune e Provincia ad Anas, rischiando battaglie legali? Non per esigenze di bilancio, visto che la procedura ha comunque tempi lunghi. E c'è chi sospetta la nascita di un terzo polo autostradale pubblico

Vendiamo per far quadrare i conti. Questa la motivazione con cui il sindaco ha giustificato la fretta nel cedere le quote di Sitaf attualmente nelle mani delle amministrazioni locali (Comune e Provincia di Torino). Una decisione che, com’è noto, per la modalità adottata e la scelta del soggetto a cui conferire le partecipazioni (Anas), ha scatenato la reazione armata (di carte bollate) del socio privato (gruppo Gavio e Mattioda), esponendo l’operazione al rischio di una controversia legale dagli esiti imprevedibili. In realtà, le cose stanno diversamente. In questa partita, a dirla tutta, non servono neppure quei 17 milioni trovati provvidenzialmente in queste ultime ore dall’assessore Gianguido Passoni, raschiando il fondo del barile di Palazzo Civico, un “tesoretto” accumulato proprio per mettere al riparo il bilancio da eventuali intoppi che dovessero verificarsi nel corposo piano di alienazioni varato dalla giunta di Piero Fassino. Un piano nel quale, come sa il custode delle casse municipali, l’anello debole è rappresentato dalle operazioni immobiliari e urbanistiche, valutato nel complesso tra i 30 e i 40 milioni, ambito nel quale il cosiddetto dossier “Combi” ha un peso rilevante (15 milioni) e un’elevata criticità.

 

La vendita della partecipazione in Sitaf segue percorsi più tortuosi al punto che quand’anche si perfezionasse oggi gli effetti sui conti del Comune si avrebbero più in là nel tempo, di certo non nell’assestamento né sul bilancio di previsione (la partita Sitaf compare ancora sotto la veste di “credito-debito” con Fct, la finanziaria della Città). Ultimo aspetto è dato dalle scadenze di presentazione dei documenti contabili che saranno verosimilmente prorogate (come avviene “regolarmente” ogni anno) per consentire ai Comuni di introdurre i nuovi tributi (local tax). Eppure nonostante vi siano tutte le condizioni per agire con maggiore cautela e migliore oculatezza, Fassino vuole bruciare i tempi e perfezionare al più presto, una volta espletata la perizia del collegio arbitrale (ma si parla di altri 60 giorni), la vendita ad Anas. E pare non intenda prendere in considerazione nessuna opzione alternativa in grado di mantenere la proprietà pubblica (vincolo che il socio privato ritiene decaduto) e, soprattutto, gli assetti attuali in vista della futura messa sul mercato della stessa Anas. Ma è proprio sul ruolo del gestore nazionale della rete stradale e del suo dominus, Pietro Ciucci, che si affastellano numerosi interrogativi, una parte dei quali speriamo possano trovare risposta nell’audizione in Commissione Trasporti di Palazzo Madama al quale il numero uno di Anas è stato convocato su iniziativa del vicepresidente Stefano Esposito (Pd).

 

Anas in questo contesto si trova in palese condizione di conflitto di interesse, non solo nella sua duplice veste di concedente e concessionaria ma anche in quella di debitore e creditore (Sitaf ha un debito di 900 milioni con il fondo di garanzia gestito dalla stessa Anas). Insomma, un coacervo di contraddizioni, per di più foriero di guai legali. Si dice: ma è una soluzione ponte, giacché c’è l’impegno di Anas a cedere sul mercato la maggioranza della società (e di riconoscere eventuali plusvalenze a Comune e Provincia). A parte la bizzarria di una procedura che si fonda sul “giurin giurello”, talmente aleatoria che si è deciso a chi vendere e come vendere ben prima di formulare il prezzo, fosse anche solo per un giorno la situazione non alleggerirebbe la sua posizione. E sui tempi della privatizzazione (di Sitaf e ancor più di Anas) credo sia concesso esprimere qualche riserva. D’altra parte è lo stesso Ciucci in una recente dichiarazione a confermare che “è un obiettivo di fine 2015, ma piuttosto forse del primo semestre 2016”. Ecco allora prendere corpo i sospetti che l’attivismo di Ciucci in realtà sia mosso da una precisa strategia: quella di prefigurare un terzo polo autostradale, di natura pubblica, che divida con Atlantia e Gavio la gestione della rete. Sitaf è il primo tassello di questo disegno, che peraltro si attaglierebbe  perfettamente alla fisionomia di uomo Iri qual è il gran boiardo Ciucci? Malignità? Forse, ma non inverosimili. E quindi, “avremo un’autostrada”, anzi un polo autostradale, magari con pezzi di quelle meridionali e, più in là, con Ativa e la Torino-Piacenza, visto che le concessioni sono in scadenza?

 

Nel frattempo la battaglia procede. Ieri il cda di Sitaf ha convocato nella settimana dal 9 al 12 le due assemblee necessarie alla modifica dello statuto della società. Quale sarà il comportamento dei soci pubblici , Anas in testa? E sempre ieri ambienti romani riferiscono di una telefonata “ai massimi livelli” intercorsa tra Anas e Gruppo Gavio, al termine della quale ognuno sarebbe rimasto sostanzialmente sulle proprie posizioni. Ciucci avrebbe risposto picche all’offerta formulata nei giorni scorsi (100 milioni) per cedere il “suo” 31,746%, ma non è affatto escluso che nei prossimi giorni possa sedersi attorno a un tavolo con Beniamino Gavio.

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