PROFONDO ROSSO

Sanità, a Roma piacciono i tagli di Saitta

Primo via libera del Tavolo interministeriale alla riorganizzazione ospedaliera approvata ieri dalla Regione. Le opposizioni insorgono e chiedono un consiglio straordinario: "Estromessi dal confronto". Ma anche la maggioranza mugugna - DOCUMENTI

Il primo risultato positivo della riforma della rete ospedaliera arriva ventiquattr’ore dopo la sua approvazione in giunta e arriva proprio da quell’organismo ministeriale, l’ormai noto Tavolo Massicci, che negli ultimi anni aveva assunto le vesti di severissimo censore della gestione sanitaria piemontese. Oggi il direttore generale della Sanità, Fulvio Moirano, volato a Roma con il faldone dei compiti fatti in questi mesi, ha incassato un giudizio positivo. Certamente ad aver fatto volgere al bello il rapporto fino a pochi mesi addietro molto teso e a tratti burrascoso tra l’organismo interministeriale e la Regione è stata l’accelerazione impressa, anche a scapito di una non sempre completa condivisione come lamentato da più parti. Va detto, infatti, che i vari dossier e in primis quello relativo alla rete ospedaliera devono ancora essere analizzati punto per punto dai tecnici del ministero, non escludendo per questa ragioni, possibili richieste di chiarimenti od osservazioni. Nessuno, ad esempio, oggi è in grado di affermare con certezza che gli interrogativi su alcuni ospedali, come il Martini, non possano indurre il Ministero a richiedere una decisione definitiva prima di far scattare il semaforo verde sull’intera riforma.

 

L’apertura di credito avuta oggi non solo è un passo tanto rapido quanto importante, ma lascia di fatto immaginare una strada in discesa per il Piemonte verso una celere uscita dal piano di rientro. Un fatto concreto, disposto dallo stesso organismo dopo aver ascoltato la relazione di Moirano, è l’aver anticipato da febbraio a dicembre la riconvocazione del Tavolo che, per usare le parole di Antonio Saitta “è rimasto  talmente ben impressionato dal nostro lavoro e soprattutto dal cambio  di passo della Regione Piemonte rispetto al passato, che ha deciso di anticipare la prossima convocazione entro dicembre. In questo modo – aggiunge - entro fine anno ci formalizzeranno la possibilità di togliere almeno in  parte l’odioso blocco del turn over”. Il risultato sarà che “sempre  rispettando i parametri dei conti delle aziende sanitarie che devono  essere rigorosamente monitorati, già da gennaio dovremmo poter  assumere”.

 

Quella che per il titolare della sanità della giunta Chiamparino è “una grande notizia che conferma come l’impegno per  rimettere in carreggiata una sanità senza controllo e senza  programmazione sia l’unica strada. Una strada difficile ed   impopolare, ma l’unica”, non fa recedere le opposizioni dalle severe critiche alla riforma e, talvolta più ancora, al metodo che contestano alla maggioranza di avere usato per darle corpo. È di oggi la richiesta avanzata da Forza Italia di una seduta straordinaria del consiglio regionale per discutere della riforma. Il capogruppo Gilberto Pichetto e i componenti azzurri della IV Commissione Massimo Berutti, Claudia Porchietto, Daniela Ruffino e Gian Luca Vignale in una nota spiegano di reputare che “una riforma di tale portata deflagrante per i piemontesi non possa che approdare al dibattito in aula. Il centrosinistra fino ad ora ha evitato scientificamente il confronto: crediamo che sia giunto il momento che venga in Consiglio a spiegare le ragioni e le scelte di razionalizzazione che ha imposto sacrificando alcuni territori rispetto ad altri. È giunto insomma il tempo che il centrosinistra di assuma le proprie responsabilità di fronte agli elettori dopo quattro anni di false e vane promesse a semplice scopo elettorale fatte alle spalle del Piemonte” .

 

Una presa di posizione che lo stesso Vignale spiega con una battuta al curaro: “Qualcuno avverta Saitta che la campagna elettorale è finita. E gli dica anche di chiamare le cose con il loro nome: questa riforma della rete ospedaliera è un taglio ai servizi per i cittadini”. Per l’esponente di Forza Italia sono “troppe le cose che ancora non si conoscono di questa riforma, presentata solo per titoli e slogan. Quanti sono i posti letto in meno? Che fine faranno quegli ospedali sui quali la giunta Chiamparino dice prenderà una decisione entro il prossimo anno? E laddove i Dea sono declassificati o cancellati quanti reparti e posti letto saranno tagliati?”. Vignale  accusa senza mezzi termini l’esecutivo di essere “autoreferenziale. Tanto da aver evitato ogni confronto sia con i territori, sia con il consiglio regionale dove non si è voluto portare la delibera prima del suo passaggio in giunta. Non si è riuscita a sapere nulla di più. Solo una tabella con i nomi degli ospedali, la loro classificazione, ma non un dato sui posti letto che, evidentemente saranno tagliati. Meglio non farlo sapere, però”. Anche perché, pallottoliere alla mano, alla fine verranno soppressi circa 700 posti letto, risultato della sottrazione dei 2mila in meno di acuzie e i 1.330 in più istituiti nella continuità assistenziale.

 

E la delibera, con tanto di allegati nei quali sotto dettagliati ospedale per ospedale e reparto per reparto le decisioni (e quindi i tagli), è stata recapitata all’attenzione dei consiglieri in serata, ovvero a incontro romano concluso, scatenando le ire bipartisan.

 

Dura anche la reazione del M5s: “Ora comprendiamo perché Saitta ha tenuto nascosto così a lungo questi dati – scrivono in una nota i consiglieri pentastellati -. Infatti nelle tabelle emergono decisioni inquietanti”. Scorrendo il testo, nell’area Torino Sud Est a Carmagnola sulla carta, ad oggi, restano solo chirurgia generale e medicina generale. Tutto il resto smantellato. Nell’area Torino Ovest: a Susa rimane solo la medicina generale. Permangono i dubbi sulla scelta del Mauriziano come ospedale di riferimento (a cui mancano chirurgia maxillofacciale e chirurgia toracica) rispetto al San Luigi di Orbassano. Area Torino Nord Est: tra Ciriè e Ivrea si prefigura un ballottaggio per tenere il servizio di emodinamica. A Cuorgnè  rimarrà solo medicina generale. Area Piemonte Nord Est: per quanto riguarda Verbania e Domodossola non si ipotizza nemmeno quale dei due verrà declassato. A Vercelli soppressa tout court l’emodinamica. A Borgosesia , sotto giudizio fino al 31/12/2016 il mantenimento di punto nascite e ginecologia. Area Piemonte Sud Est: si conferma il declassamento di Tortona ed il giudizio sospeso per il Dea di Casale, che tra l’altro non avrebbe oncologia “e visto il dramma Eternit non possiamo che stigmatizzare questa irresponsabile scelta della Giunta” (sulla questione, invece, le cose starebbe diversamente a sentire saitta che bolla come "cinica" la presa di posizione dei grillini). Acqui Terme declassato senza nemmeno il mantenimento di cardiologia. Area Piemonte Sud Ovest: a Ceva resta solo medicina generale mentre resta in sospeso il giudizio sul declassamento dell’ospedale di Mondovì. Bra declassato con solo medicina e chirurgia, nella vana attesa di completare il cantiere del nuovo ospedale di Verduno. Chiude l’emodinamica di Alba.

 

Leggi qui la delibera

Leggi qui la rimodulazione della rete

Guarda qui le tabelle analitiche

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