POLVERE DI (5) STELLE

M5s, senza progetti ha toccato il Fondo

Cause legali, rimborsi spese ai portaborse, sondaggi e le ormai celebri maschere anti-gas per le manifestazioni No Tav. Così se ne sono andati quasi 200mila euro di risparmi che i grillini in Regione promettevano di restituire al territorio

“Partecipa, proponi, vota” era lo slogan della locandina con cui si annunciava il primo R-Day, il giorno in cui il Movimento 5 stelle della Regione Piemonte restituiva al “territorio” i quattrini risparmiati grazie alla rinuncia di una parte dell’emolumento dei consiglieri regionali. Era il 19 febbraio 2012, vennero messi in palio 10mila euro, finiti poi a un manipolo di attivisti e amministratori pentastellati (non cittadini qualunque) tra i quali figurava anche il cognato dell’allora capogruppo Davide Bono. In questi anni il celebre Conto Progetti di Banca Etica, sul quale sono confluite tutte queste risorse, è stato utilizzato in modo autonomo e totalmente arbitrario da quello che poi è diventato l’unico amministratore, ovvero Bono stesso. Forse per questo, nonostante le richieste incessanti di alcuni esponenti grillini una rendicontazione di quelle spese finora non era mai stata fatta?

 

Secondo quanto spiega direttamente il leader dei grillini piemontesi sul blog di Beppe Grillo “A chiusura della legislatura, gli stipendi ricevuti dalla Regione ammontano per Bono a 408.411,00 euro (in 50 mesi), per Fabrizio Biolé a 265.222,00 (in 30 mesi, essendo passato al Gruppo Misto a novembre 2012), per un totale complessivo di euro 673.633,00. Lo stipendio al lordo dei rimborsi spese di Bono per 50 mesi è di 129.520,09 (2500 euro x50, + 4520,09 euro di rimborsi spese), di Biolé per 31 mesi è di 77.355,64 (2054 euro x 31 +13681,64 euro). L’ammontare complessivo del Fondo Progetti è dunque pari a 466.757,27 euro, più 1.957,96 euro di donazioni generiche a cui si devono sottrarre i 103.004,35 euro prelevati dal consigliere Biolé in data 04.02.2013 a seguito del suo passaggio al Gruppo Misto”. Tutto chiaro. Oltre 360mila euro contenuti sul Conto Progetti sono stati restituiti al territorio? Sono serviti a sostenere iniziative proposte dal basso? A far decollare imprese sociali? Neanche per idea.

 

Nel mare magnum delle spese compaiono innanzitutto rimborsi e sussidi per i collaboratori del gruppo regionale: 11.675,40 euro sono stati utilizzati per “Spese interne ufficio personale 2010-2011-2012”, cioè per foraggiare quell’esercito di staffisti, molti dei quali destinati ai prestigiosi scranni del Parlamento e del Consiglio regionale: Laura Castelli, Ivan Della Valle, Marco Scibona, Giorgio Bertola, Marco Rodella, Marco Nunnari e Francesca Frediani. Risorse che vanno ad aggiungersi ai 300mila euro per il funzionamento del gruppo, con cui venivano pagati gli stipendi e intraprese iniziative istituzionali. Ci sono poi 1.600 euro per spese di “acquisto voucher 2013 per attività supporto ufficio”, idem come sopra, non meglio specificate spese di comunicazione (4.500 euro), che, qualora si trattasse di comunicazione istituzionale, dovevano essere pagate con i fondi di funzionamento del gruppo M5s, altrimenti non si capisce di che comunicazione si tratti. Non è tutto: fermo restando che alla fine sono avanzati 132.553,27 euro di cui, per ammissione dello stesso Bono, non si è ancora deciso che fare (e i progetti?) le sorprese più interessanti emergono dall’analisi di quei 183.646,26 euro utilizzati dall’ex capogruppo per “progetti sul territorio”.

 

Qui lo slogan “partecipa, proponi vota” è stato evidentemente accantonato, preferendo spendere decine di migliaia di euro in attività più disparate e, certamente, mai condivise con la base. C’è un profluvio di ricorsi e cause legali, contro l’inceneritore del Gerbido (6.476 euro), contro un deposito nucleare nell’Alessandrino (1.000 euro), contro la mancata informazione dei convogli nucleari (14.867 euro), contro l’inceneritore di Vercelli (1.000 euro), contro le centrali biomasse di Carrosio (Alessandria) per 3.633 euro e quella di Crescentino (Vercelli) per altri 1.000 euro, contro la risalita di Rivoli (2.976 euro) contro le ordinanze prefettizie della Maddalena di Chiomonte (2.850 euro), e poi assistenza legale per cittadini querelati (10.995 euro), un esposto alla Procura per il parcheggio di Novara con tanto di studio per un progetto alternativo (6.396 euro). Persino Calzedonia si è dovuta difendere dagli attacchi a suon di carte bollate di Bono. Ogni battaglia era la sua, un trionfo per gli studi professionali coinvolti; e a questo proposito sarebbe curioso sapere quante di queste battaglie sono state vinte e soprattutto in che modo hanno contribuito al “bene comune”. Per decidere che posizione prendere sulla costruzione della Tangenziale Est ha commissionato un sondaggio da oltre 10mila euro. Il tutto al netto delle ormai celebri maschere antigas per la guerriglia No Tav e una serie di contributi ad associazioni ed enti, che paiono volte più a consolidare la sua leadership interna al movimento che il movimento stesso, come testimonia il risultato elettorale delle ultime Regionali: grillini terzi, addirittura alle spalle di un centrodestra diviso e in disarmo e Bono primo eletto a furor di popolo.

 

Nella presentazione del primo Restitution Day sul blog di Grillo si legge che il Conto Progetti «non serve a finanziare “attività di partito” (i gruppi locali del M5S infatti si autofinanziano)» bensì «investe soldi sul territorio per tutte quelle proposte che la politica non intende promuovere perché interessata al mantenimento dell'oligopolio politico-economico e che non riusciremmo a sbloccare con delle proposte di legge o atti di indirizzo». Cosa c’entrano le cause, i sondaggi, le maschere anti-gas i rimborsi ai portaborse con gli investimenti sul territorio di progetti meritevoli?

 

Detto ciò è giusto anche ricordare che si tratta di soldi di Bono. Lo ricordiamo, risorse cui lui ha deciso di rinunciare, ma neanche tanto, visto che poi le ha utilizzate a sua discrezione. L’importante è chiamare queste spese col loro nome: iniziative politiche di un consigliere regionale. Legittime, ma di partecipazione, condivisione, territorio e protagonismo della base qui c’è ben poco.

 

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