DAI PALAZZI

Chi voterà il successore di Napolitano?

Al Piemonte spettano tre "grandi elettori". L'unico nome blindato è quello di Chiamparino (che sta facendo più di un pensiero al Colle). Nel Pd è duello tra Laus e Gariglio. I grillini puntano i piedi e potrebbero trovare una sponda nei nemici del Patto del Nazareno

L’accelerazione dei tempi per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, impressa dalle parole pronunciate ieri sera da Giorgio Napolitano nel suo ultimo discorso da Presidente della Repubblica con il non casuale riferimento al termine della guida italiana del semestre europeo, ha come inevitabile conseguenza l’intensificarsi di quelle trattative, iniziate da tempo, per l’elezione dei tre grandi elettori chiamati a rappresentare il Piemonte. Nel 2013 erano stati l’allora presidente della Regione Roberto Cota, Luca Pedrale per il Pdl e Wilmer Ronzani per il Pd. Era periodo di approvazione del bilancio di previsione, già allora difficile, e privilegiando il lavoro d’Aula rinunciarono alla trasferta nella Capitale l’allora presidente del Consiglio Valerio Cattaneo (Pdl), il vice Roberto Placido (Pd) e il capogruppo Aldo Reschigna (Pd). Oggi, a poche settimane o pochi giorni dalle dimissioni di Napolitano, l’unico nome certo per il terzetto chiamato a partecipare al voto è quello di Sergio Chiamparino. Sugli altri due, uno di maggioranza e l’altro espressione delle opposizioni è in corso una segreta, quanto serrata trattativa.

 

Il governatore che non ha del resto nascosto qualche recondita ambizione quirinalizia e, anzi, si è detto pronto a rispondere “di corsa” ad un’eventuale chiamata, di certo il suo nome lo sentirà pronunciare, probabilmente più volte, al momento della chiama per il voto. L’ultima volta gli era andata addirittura meglio quando alla prima votazione aveva raccolto 41 voti renziani, più che raddoppiati nella seconda. “Ricordo tanti anni fa quando durante lo spoglio ricorreva il nome di Leone e ogni tanto spuntava quello della Loren. Ecco, oggi mi sono sentito come la Loren. Mi fa piacere di essere stato votato, forse ispiro simpatia come persona, ma da qui a sentirmi candidato direi proprio di no” era stato il suo commento, un po’ gigione, a quei consensi.  Poi, passati i mesi, avvicinandosi la fine del secondo mandato di Napolitano e incominciato il toto-Quirinale, forse un po’ più candidabile il Chiampa ha preso a sentirsi. Di sicuro, per lui, c’è l’investitura a grande elettore.

 

Incerta, invece, per altri che non nascondono di ambirvi. È il caso, ad esempio, di Mauro Laus. Il presidente del Consiglio regionale, forte del suo ruolo istituzionale, sta lavorando da tempo per esser il secondo della maggioranza, dopo Chiamparino, a prendere il biglietto per Roma. In più c’è una più o meno assodata consuetudine che vuole l’inquilino di via Alfieri “di diritto” nella terna. Ma è proprio uno dei suoi predecessori sulla poltrona di Palazzo Lascaris, che partecipò alla prima incoronazione di Re Giorgio, ovvero Davide Gariglio, che sta lavorando per soffiargli il posto. L’attuale capogruppo e segretario regionale dem sembra poter contare su più solidi appoggi al Nazareno. Se l’input di Matteo Renzi è quello di blindar il più possibile l’elezione anche e soprattutto con l’apporto dei rappresentanti delle Regioni a compensare possibili franchi tiratori interni al partito, Gariglio ha dalla sua la provata fede renziana e un attestato di granitica affidabilità circa il rispetto delle direttive del segretario. A far da sponda alla sua designazione si sarebbe  già mosso il vicesegretario Lorenzo Guerini (che con Luca Lotti gestisce la patata bollente per conto del premier), con un’abile azione diplomatica per non creare spaccature in Piemonte, garantendo al contempo il biglietto per Roma a Gariglio.

 

Ancor più complicata appare, invece, la situazione sul fronte della minoranza. Nient’affatto scontata è, infatti, l’elezione del capogruppo di Forza Italia Gilberto Pichetto. Già, perché il terzo grande elettore, di spettanza delle opposizioni, lo vogliono senza se e senza ma i grillini. Nessun nome, per adesso, da parte del M5s, ma la palese volontà di vendere cara la pelle e di non rinunciare a mandare un loro esponente ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.  Impensabile che il centrodestra accetti di votare un pentastellato.  C’è invece chi non esclude a priori la possibilità che i grillini possano trovare una sponda in quella parte del centrosinistra (nel Pd ma anche in Sel) più vicina a loro, tra questi il consigliere civatiano Domenico Rossi per esempio o il placidiano Andrea Appiano, e soprattutto più lontana da Renzi. Malignità? Possibile, ma non inverosimili. L’inviare un grillino alle votazioni per il futuro inquilino del Colle equivarrebbe, soprattutto, impedire che vada un berlusconiano. Insomma chi non ha digerito il Patto del Nazareno, potrebbe prendersi una bella rivincita e, magari, aprire (o allargare) un dialogo con il M5s, non si sa mai… Certamente chi immagina il voto dei grandi elettori come una mera formalità, si sbaglia di grosso.

 

 

print_icon

10 Commenti

  1. avatar-4
    10:49 Sabato 03 Gennaio 2015 lancillotto un esempio per tutti-José Alberto Mujica

    Ci siamo abituati ad accettare la corruzione come inevitabile, Uno scandalo viene esorcizzato dalla notizia di un altro scandalo.Serve un uomo che sia esempio di sobrietà, chi può vantare un curriculum di questo tipo!

  2. avatar-4
    19:19 Venerdì 02 Gennaio 2015 folgore46 Silvio...

    uso scrivere con un minimo di "finezza", forse non usuale ma opportuna anche nel gergo ospedaliero...

  3. avatar-4
    18:10 Venerdì 02 Gennaio 2015 moschettiere Biglietto da visita

    Il macellaio non si smentisce: sempre molto elegante nei modi. Complimenti.

  4. avatar-4
    13:29 Venerdì 02 Gennaio 2015 silvioviale Folgore!

    In ogni caso a Torino per tradurre "Pisa pi curt" basta dire "piscia più corto" senza troppa folgore.

  5. avatar-4
    10:18 Venerdì 02 Gennaio 2015 folgore46 Chiampa...

    a Torino si dice "pisa pu curt"...falla meno lontano, non tentare un volo impossibile...

  6. avatar-4
    01:40 Venerdì 02 Gennaio 2015 gastone CHIAMPARINO

    Mi viene in mente la frase del principe Fabrizio di Salina nel Gattopardo quando, vedendo arrivare don Calogero Sedara, rozzo e furbo arrampicatore politico, sussurra :"Ecco il Cavour di Donnafugata"...noi abbiamo il nostro Cavour 'd Muncalè...non abbiamo gattopardi ma in compenso abbondiamo di jene, lupi e faine

  7. avatar-4
    19:41 Giovedì 01 Gennaio 2015 Bandito Libero grande APOTA! è giusto ricordare!!! e una CORREZIONE:

    E' giusto ricordare come iniziò l'immeritata fortuna di Chiamparino: dalla morte di quel galantuomo di Carpanini! E sempre per amor di verità storica, correggo l'articolista nella ricostruzione storica della elezione dei grandi elettori del Piemonte per il Quirinale. Quella definita "una più o meno assodata consuetudine che vuole l’inquilino di via Alfieri “di diritto” nella terna" era una consuetudine solamente nella testa di Cattaneo che, per essere precisi, voleva nella sua "assodata consuetudine" nella terna il Presidente della Regione, il Presidente del Consiglio ed il Vicepresidente del Consiglio della minoranza. Ma era una consuetudine che, per l'appunto, esisteva solo e solamente nella testa di Cattaneo e di Placido. Perché NON ERA COSI'. Non era così in Piemonte e non era così nel resto d'Italia, anche se pure su questo Cattaneo, invano, insisteva. Dal PD piuttosto che mandare Placido avrebbero mandato direttamente Giovine, e Ronzani fu una sorta di mediazione all'interno della minoranza (più un omaggio al suo passato che per altri motivi..), e di Reschigna non si è mai capito se ci teneva o meno. Nella maggioranza invece Cattaneo ci teneva TANTISSIMO, ma Pedrale si impose in modo secco; e vinse. D'altronde, in quel periodo, piuttosto che votare Cattaneo, la maggioranza avrebbe votato...la Artesio! Per la cronaca, la "tradizione" è talmente "consolidata" che la volta precedente fu spedito a Roma William Casoni, che non era nè nell'ufficio di presidenz

  8. avatar-4
    18:35 Giovedì 01 Gennaio 2015 l'osservatore barzelletta di inizio anno

    Chiamparino, detto anche il " grande indebitatore" pensa al Colle !!!! quello di Superga immagino.

  9. avatar-4
    16:42 Giovedì 01 Gennaio 2015 apota ......Chiampa for president!

    Sì pero quello Reserve Riccadonna! Qui non c'è un Carpanini che schiatta, per prenderne il posto.

  10. avatar-4
    13:58 Giovedì 01 Gennaio 2015 moschettiere Che schifo

    Soliti giochi di potere. Certo che la posta è ghiotta perché l'inquilino del Colle per 7 anni resta fisso e avere un uomo di Renzi vuol dire una bella protezione stabile e sicura. E così sono aperti i balli. Sul Chiampa dico esageruma nen, visto il calibro da presidente di bocciofila rionale ed è arrivato dove sappiamo (purtroppo)! ...intanto i sudditi incassano muti e rassegnati. Che schifo!

Inserisci un commento