FIANCO DESTR

Bondi: “Siamo diventati illiberali”

L'ex ministro, piemontese d'elezione (e di affetti), tra i fondatori di Forza Italia, rompe il silenzio e allo Spiffero censura i provvedimenti disciplinari presi da Pichetto contro i due esponenti fittiani. "Hanno colpito persone perbene senza alcun motivo. Sono allibito"

“Mai avrei pensato che nel partito che ho contribuito a fondare si potesse arrivare a livelli tanto bassi. Il mancato rispetto delle opinioni, delle regole e addirittura delle persone è  cosa inaccettabile”. Sandro Bondi rompe, con lo Spiffero, un silenzio lunghissimo. Lo fa dopo una notte che dev’essere stata insonne e agitata da ricordi lontani finiti ingoiati nel buco nero in cui è finita Forza Italia, sprofondata ancor più dopo l’epurazione di ieri operata nei confronti degli “eretici” fittiani, Valter Zanetta e Ettore Puglisi cui Gilberto Pichetto ha strappato i gradi di coordinatore provinciale del Vco e di commissario torinese. Il suo  j’accuse è feroce. Ancor più se si tiene conto, appunto, di quel suo prolungato silenzio, della sua assenza volontaria dalla scena politica e da quel volersi tenere lontano dalle beghe, anche in momenti cruciali per la formazione azzurra e di quel mondo berlusconiano, sempre più distante dall’idea che l’onorevole poeta aveva e che oggi vede, ancor più, andare in frantumi.

 

“Hanno colpito persone perbene senza alcun motivo. Sono allibito, sconcertato…”. Ma va oltre i sentimenti, Bondi. Guarda dietro le quinte di quel palcoscenico su cui è andato in scena l’ennesimo spettacolo di una compagnia sempre più allo sbando, una caravanserraglio di “servi, sudditi, sicari, nani e ballerine” come lo descrive Maurizio Bianconi, deputato toscano di lungo corso. Individua esecutori e mandanti di quella “epurazione assurda”. Quasi sembra assolvere, almeno in parte, il giudice di quel processo sommario avvenuto ieri a Torino. “Conosco troppo bene Pichetto per poter dire che quella non è stata una sua decisione. Sono convinto che gli sia stata imposta. Mai l’avrebbe presa di testa sua, come mai Silvio Berlusconi avrebbe agito in questo modo”.

 

Il mandante, dunque. Anzi i mandanti. “Questa è opera del cerchio magico che ruota attorno a Berlusconi”. Compreso quel Giovanni Toti che poco prima delle purghe  piemontesi aveva pronunciato parole che ora suonano come una beffa: “Escludo ipotesi di epurazione. Ci sarà un dibattito anche da noi, come in ogni partito”. Poche ore dopo Zanetta e Puglisi sarebbero stati congedati con disonore. I loro scalpi ormai trofei per la corte di Arcore e moniti per chi osasse seguirli nell’impresa. Che, va detto, non vede certo Bondi appiattito nel consenso. “Qui non si tratta di condividere o meno tutte o alcune questioni poste da Raffaele Fitto, qui è in gioco il rispetto delle regole e delle persone”, aggiunge l’ex ministro che sembra vedere nei due epurati quasi se stesso all’epoca dei crolli a Pompei. Un colpevole da esibire, mentre le ragioni del disastro stanno altrove. E non le si vuole vedere.

 

Vede, eccome, e ne fa il nome, chi “fa da cinghia di trasmissione tra il cerchio magico e il partito in Piemonte”. Da carneade, nota certo più per le terapie a base di botulino che non per una cura del partito in terra allobroga, rispunta lei: “È lei – sillaba Bondi – Maria Rizzotti la cinghia di trasmissione”. Insomma, sarebbe stata “Rizzotti chi?” a premere, non si sa quanto e con quali argomenti, su Pichetto perché facesse fuori i due fittiani. Con quello che Sandro Bondi denuncia essere stato “un atto senza alcun rispetto dei valori di politica e di civiltà. Senza il minimo rispetto delle persone”.

 

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