CAMPANILE SERA

Torna al voto la Provincia di Asti?

La decadenza del presidente Brignolo getta nell'incertezza l'ente. Gli atti finora assunti sono validi? Si procederà a nuove elezioni? E in tal caso reggerà l'asse istituzionale (leggi, inciucio) con il centrodestra? Nel Pd i civatiani aprono le danze

Una fitta nebbia circonda il futuro della Provincia di Asti dopo la decadenza del presidente Fabrizio Brignolo, emessa una settimana fa dal Tribunale civile a seguito del ricorso presentato dagli esponenti locali del Movimento Cinque Stelle. I giudici astigiani hanno sancito l’incompatibilità tra la carica di presidente della Provincia e quella di componente del cda della Cassa di Risparmio di Asti per il “conflitto di interessi, anche solo potenziale ed eventuale” tra i due incarichi. L’esponente Pd, che è anche sindaco del capoluogo e presidente dell’Unione Province Piemontesi, ha fatto sapere che non presenterà ricorso in Appello, scegliendo di mantenere la ben remunerata poltrona della banca. Questa scelta “obbligata” sta facendo parecchio discutere e ha suscitato nella città di Alfieri feroci critiche e forti perplessità non solo dalle forze politiche d’opposizione ma anche da parte della cittadinanza.

 

Per ora le opposizioni hanno sottolineato la “brutta figura” di Brignolo chiedendone pure le dimissioni dalla poltrona di Palazzo Civico ma c’è da scommettere che, in caso di nuove elezioni provinciali (per le quali sarebbero chiamati al voto esclusivamente gli amministratori dell’Astigiano), gli esponenti di centrodestra non si presteranno più tanto volentieri a quello che il legale dei Cinque Stelle (ed ex assessore di Brignolo) Alberto Pasta ha definito “un inciucio” che portò sei mesi fa ad una lista provinciale unica all’insegna delle larghe intese.

 

E ora in molti si chiedono cosa succederà. Ci saranno nuove elezioni? La presidenza della Provincia cambierà colore politico? La reggenza dell’ente è stata affidata al vicepresidente, di centrodestra, Marco Gabusi ma l’incertezza su cosa accadrà è ancora notevole. A norma del Tuel (Testo Unico Enti Locali), la decadenza del presidente comporta la decadenza del Consiglio. Tuttavia la legge Delrio, che ha modificato l’assetto degli enti locali, non ha abrogato le norme del Tuel sulle Province ma non ha neppure stabilito come procedere in casi di incompatibilità come quello verificatosi ad Asti. Per questa ragione il segretario generale della Provincia, Livia Scuncio, ha chiesto un parere al Ministero dell’Interno al fine di chiarire oltre ogni ragionevole dubbio se il Tuel si possa applicare nel caso specifico ed inoltre se gli atti firmati dal presidente decaduto Brignolo siano validi ed efficaci a livello giuridico. Intanto oggi è prevista nel primo pomeriggio una riunione del Consiglio Provinciale guidato dal presidente “facente funzioni” Gabusi ma la seduta si annuncia senza particolari scossoni dato che all’ordine del giorno sono in discussione pratiche “di routine”.

 

Insomma, una bella gatta da pelare per il Partito democratico astigiano che proprio sabato si riunisce per un’assemblea provinciale, chiesta in primis dai civatiani, per sostituire il dimissionario segretario provinciale Giorgio Ferrero (diventato assessore regionale) ma anche, ovviamente, per fare chiarezza sulla querelle Brignolo. “Abbiamo perso la presidenza della Provincia e rischiamo di cederla ad un altro partito per colpa di una vicenda nella quale la posizione del partito è stata molto debole” dichiarano a denti stretti i seguaci astigiani del parlamentare lombardo. L’assemblea, presieduta dalla giovane sindaco di Viarigi Francesca Ferraris, conta una trentina di componenti in prevalenza di area renziana ma le truppe civatiane ambiscono ad un maggior peso all’interno del partito. E la vicenda Brignolo potrebbe dar loro una spinta non indifferente.

print_icon