TRAVAGLI DEMOCRATICI

Firme false, ora s’incazzano i Moderati “Pd chiuda il suo congresso infinito”

Portas contro la prima forza della coalizione. "Basta con il continuo rimpallo di responsabilità, c'è da governare il Piemonte". Ieri resa dei conti in segreteria tra fassiniani e Gariglio: l'audit chiuderà in tempi brevissimi. Salta il responsabile organizzazione

LEADER • Mimmo Portas e Davide Gariglio

Se fosse un generale Davide Gariglio sarebbe un comandante accerchiato. Tanti, forse troppi, i fronti aperti per il segretario piemontese del Pd, che deve guardarsi dal fuoco della Procura, del Tar, delle altre correnti interne al partito, ora anche dagli alleati in Regione. Così, rintuzzati gli attacchi dei fassiniani in una segreteria tesissima, a strettissimo giro è il leader dei Moderati, seconda forza della coalizione che sostiene Sergio Chiamparino, a farsi sentire e a chiedere uno «stop a questo congresso permanente del Partito democratico». Lo fa in un colloquio telefonico con Lo Spiffero in cui esterna tutta la sua insofferenza per una querelle che dura ormai da settembre, con un continuo «rimpallo di responsabilità». Un «dibattito legittimo a livello di partito, ma che non lo è più quando coinvolge le istituzioni e le altre forze politiche che fanno parte della maggioranza. Stiamo governando la Regione e lo stiamo facendo bene, nonostante gli enormi problemi di bilancio». Insomma «fatevi i cazzi vostri nel vostro partito – dice testualmente Giacomo Portas, deputato eletto proprio nelle liste democratiche – ma queste tensioni non possono e non devono compromettere la regione».

 

Parole che arrivano al termine di una giornata, quella di ieri, all’insegna delle polemiche tra il partito regionale e la federazione di Torino, che hanno aperto una faglia anche nell’alleanza che governa il Pd piemontese, quella tra fassiniani e i cattodem di Gariglio. Oggetto del contendere l’audit interno predisposto dal partito piemontese per far luce su eventuali falle nella macchina organizzativa democratica, sulla raccolta delle firme nelle scorse elezioni regionali, una vera e propria “inchiesta parallela” secondo le parole usate dal numero uno torinese Fabrizio Morri con alcuni collaboratori. Una questione sulla quale Portas taglia corto: «Io conosco il tribunale penale e il Tar, non mi risulta ci sia una sede distaccata del Palazzo di Giustizia in via Masserano».

 

Le fibrillazioni ormai sono diffuse, come testimonia anche l’incontro che ieri ha preceduto la segreteria del partito, in cui Gariglio ha incontrato i vertici della federazione subalpina Morri e il presidente Alessandro Altamura. Tensione altissima al punto che testimoni “acustici” più che oculari parlano di livelli di decibel ben oltre quelli standard. Al termine dell’incontro Altamura chiede la chiusura immediata dell’audit, le stesse istanze che verranno proposte in segreteria dai fassiniani, in testa Giancarlo Quagliotti, ma anche la sindaca alessandrina Rita Rossa e il biellese Dimitri Buzio. Gariglio ribadisce che l’organismo presieduto da Rosanna Abbà – anche lei presente – non è una commissione d’inchiesta e quindi non indaga né i fatti né le persone ma verifica le procedure e quindi controlla le responsabilità organizzative generali e non gli aspetti legati alla vicenda oggetto dell’inchiesta. Sarà, ma la versione non convince. Certo, come ammette lo stesso Quagliotti, chiudere immediatamente l’audit ora non è possibile, il messaggio all’esterno sarebbe chiaro, “il Pd vuole coprire le irregolarità”; ma si può innanzitutto silenziare (stop alle interviste dei suoi membri) e chiedere tempi brevissimi per la chiusura del procedimento. Compromesso accolto, con Mario Sechi (Rifare l’Italia) a chiedere che la spaccatura interna alla maggioranza non si ripercuota sul partito in un momento così delicato e Davide Ricca a chiedere maggiore unità, puntando il dito sulle sortite del senatore Stefano Esposito. Al termine della riunione Gariglio fa sapere, inoltre, che con la conclusione dell'audit accoglierà le dimissioni del segretario organizzativo del partito Davide Fazzone, suo fedelissimo, al momento indagato dalla Procura, assieme ad altri esponenti democratici.