TRAVAGLI DEMOCRATICI

Festa dell’Unità di un Pd a pezzi

Mentre la Federazione torinese organizza la kermesse di fine estate, nel partito volano gli stracci. Turchi e catto-dem contro il segretario provinciale Morri al quale potrebbe non bastare la stampella (interessata) di Corgiat e compagni per restare in piedi

È un Pd a pezzi quello che faticosamente organizza in queste giornate di fine luglio la Festa dell’Unità di Torino. E mentre il calendario degli appuntamenti inizia a prendere forma, dietro il palco, allestito anche quest’anno in piazza d’Armi, lo scontro interno assume sempre più i toni da Far West, di una sfida all’Ok Corral tra capi corrente con la mano ben stretta alla fondina. Il segretario Fabrizio Morri ha provato invano a congelare la discussione sul pasticcio delle firme false, che a giudicare da quanto trapela dagli atti dell’inchiesta lo vede non propriamente inerme spettatore. Il piano prevede lo slittamento di dimissioni e successivo allargamento della maggioranza a dopo l’estate, anche e soprattutto per permettere alla Federazione subalpina di organizzare serenamente la kermesse, ma intanto la guerriglia pare iniziata. O tempora, o Morri, verrebbe da dire storpiando la celebre locuzione ciceroniana. Ora il rischio che proprio la festa diventi la cornice di un mezzogiorno di fuoco è tutt’altro che una ipotesi peregrina. Cosa succederà in quelle tre settimane tra l’apertura, affidata probabilmente al ministro Graziano Delrio, il 27 agosto, e la chiusura di Piero Fassino il 14 settembre? Chi può dirlo, in un partito balcanizzato in una perenne guerra per bande e in preda a torsioni e contorsioni, dove nel gruppo dirigente ci si guarda in cagneso e i sospetti alimentano divisioni e rancori.

 

Che il clima sia pesantissimo lo ha dimostrato l’ultima direzione provinciale, in cui non è bastata l’inaspettata “stampella” della sinistra di Aldo Corgiat al segretario per far approvare il proprio ordine del giorno: il timore di andare sotto era altissimo e non solo per le barricate dei Giovani Turchi. Proprio in quel consesso un autorevole dirigente piemontese, forse il più vicino al segretario regionale Davide Gariglio, se n’è andato stizzito subito dopo la relazione di Morri: “Non c’è niente da dire e motivi per cui restare” sono state le sue lapidarie parole e con lui sono mancati tutti i voti della componente catto-dem. Della maggioranza che due anni fa elesse il segretario subalpino, all’hotel Fortino – nome quanto mai evocativo  – in sala erano presenti solo 17 fassiniani: l’ordine del giorno predisposto dal vertice del partito rischiava di non essere approvato o magari di ottenere il via libera solo grazie ai voti decisivi dei corgiattiani, per questo è rimasto chiuso in un cassetto (LEGGI L'ODG MAI VOTATO). Stessa sorte è toccata alle Linee Programmatiche che, nelle intenzioni del vertice di via Masserano, sarebbero dovute essere illustrate e poi adottate: documento con il quale ottenere il via libera e segnare la cosiddetta “fase due” del Pd torinese (Leggi qui il testo).

 

In questo marasma antichi sodalizi si spezzano, amicizie vanno in frantumi e la politica assume i connotati delle persone. Il leader dei Turchi Stefano Esposito attacca l’ex primo cittadino di Settimo Torinese, un tempo suo compagno d’arme: “Prendiamo atto che chi ci diede in passato dei traditori per aver scelto di condividere con la maggioranza la gestione del partito oggi ci supera alla nostra destra senza passare dal via”. Vecchie ruggini che risalgono alle vicende congressuali post Pci innestate su un presente che ha visto le strade divaricarsi fino al punto da trovarsi su fronti opposti: Corgiat sulle barricate a contestare quel Matteo Orfini, di cui pure sogna di replicare in sedicesimo le gesta sotto la Mole. Magari in coppia con Luciano Marengo, ex segretario della Cgil (nonché vicepresidente della Regione nella giunta “anomala” di Brizio), che pare sempre più intenzionato a sostituire Giancarlo Quagliotti nel ruolo di “grande vecchio” e suggeritore di Fassino. Di qui l’assunto di Esposito secondo cui la Federazione torinese ha già nei fatti una nuova maggioranza. Per il momento Morri nega ogni “teorema” e parla esclusivamente di “un’area responsabile” che ha dato la propria disponibilità a intraprendere un percorso, evidenziando, invece, l’ambivalenza dei Turchi, che prima offrono garanzie e poi scavano trincee. In verità, le cose sono andate diversamente e solo la pervicacia volomntà di forzare la mano chiedendo il voto in direzione ha mandato all'aria quel gentlemen's agreement faticosamente raggiunto poche ore prima della direzione. “A Morri è stato chiaramente detto che non avremmo concesso a lui ciò che non è stato consentito a Gariglio: risolvere tutto in un paio d’ore”, ricostruisce Mario Sechi, uno dei capi di Rifare l’Italia. 

 

Un retroscena offre qualche spunto in più riguardo alla “responsabilità” dell’area corgiattiana. Ci sarebbe un accordo, seppur in fieri e ben celato dai contraenti, tra Morri e Corgiat che si baserebbe sugli assetti futuri ma imminenti che il Pd della Città metropolitana si darà a settembre. Secondo questo piano, infatti, il partito avrà una declinazione territoriale, con responsabili di zona a capo delle sette o otto aree omogenee che a loro volta conterrebbero i vari circoli. Una struttura a tutti gli effetti federale nella quale Corgiat e l’ex consigliere provinciale Pino Sammartano avrebbero avuto ampie garanzie per esercitare la propria egemonia rispettivamente nell’hinterland Nord (Settimo) e Ovest (Rivoli) di Torino. Gli stessi Corgiat e Sammartano che in futuro, secondo Esposito, dovranno astenersi “dal dare lezioni di purezza”. Volano gli stracci, dunque, nella maggioranza renziana ma anche nella sinistra un tempo unita sotto il nome di Gianni Cuperlo.

 

Un elemento destabilizzante per Morri, assieme alla crescente irritazione di Gariglio per la disparità di trattamento riservata al suo dirimpettaio in via Masserano, rimasto in sella senza neanche far finta di dimettersi nonostante sia proprio la Federazione di Torino quella su cui si addenserebbero le principali pecche della baraonda nelle procedure elettorali. “È  inutile che il segretario torinese continui a utilizzare come linea di difesa la sua estraneità alla raccolta firme - dichiara Sechi -. Proprio il fatto di non essersene occupato è la sua più grave colpa. Non se ne occupò per negligenza e superficialità forse perché lui (e non Sergio Chiamparino) si illudeva di essere ancora in un partito nel quale le firme si  raccolgono da sole. La pervicace incapacità di rendersi conto di tutto ciò è la cifra esatta della sua inadeguatezza a guidare il Pd”. Un disappunto, quello di Gariglio, che ha vauto come prima conseguenza quella di aver tolto il piede dall’acceleratore per la composizione della sua segreteria, forse proprio per mettere in ambasce i fassiniani. Ed è probabile a questo punto che la squadra di Gariglio arrivi anche quella a settembre.

 

Mentre i big si avvicinano pericolosamente, ognuno con la propria fiamma, verso la polveriera del partito, un gruppo di lavoro trasversale si sta occupando, pare in armonia, della festa. Il coordinatore politico della Saverio Mazza ha incontrato nei giorni scorsi i referenti delle altre aree del partito, il turco Andrea Benedino, Luca Deri di Area riformista, l’ex civatiano, ora ReteDem  Ermanno Torre per condividere il programma; mentre Roberto Gentile sarà il referente dal punto di vista logistico. In quella sede sono emersi già un po’ di appuntamenti, con il focus sui diritti civili previsto il 5 e 6 settembre, coordinato dalla parlamentare Micaela Campana, che potrebbe coinvolgere anche il ministro Maria Elena Boschi, la quale farebbe tappa a Torino prima di raggiungere Milano per il gran finale della festa nazionale con Matteo Renzi, il 6 settembre. Due giorni dopo è il turno di un altro ministro, quello della Giustizia Andrea Orlando, impegnato in un dibattito con il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone. A settembre nel Pd ci sarà chi festeggia e chi proverà a fare la festa al segretario.

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5 Commenti

  1. avatar-4
    19:37 Martedì 28 Luglio 2015 partigia di nuovo Marenco ?

    ma da dove arriva Marenco? Sarà anche vecchio,ma anche grande ?

  2. avatar-4
    17:30 Lunedì 27 Luglio 2015 gattonero che nostalgia.....

    del PCI.

  3. avatar-4
    15:03 Lunedì 27 Luglio 2015 capkirk PD

    A CASA !!!

  4. avatar-4
    14:45 Lunedì 27 Luglio 2015 torino Corgiat chi?

    Dopo Seta, ASM, e altre anomalie. adesso Mister Portatore della linee Nord est fa il saltafossi e della serie datemi un paio di posti e io vi appoggio anche il diavolo. Ha ragione Esposito che da amico ex di Corgiat conosce tutti gli amici dell'ex sindaco inventore delle perdite societarie e dei buchi lasciati ai noi cittadini veri di Settimo.

  5. avatar-4
    09:34 Lunedì 27 Luglio 2015 brizo Svegliamoci

    Ma che casini fanno?Chi crede che possano governare è davvero un ingenuo.Perdono più tempo a litigare che a pensare a noi!Cittadini sveglia!!!

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