In Regione una “giunta delle bignole”
08:15 Venerdì 17 Aprile 2015 4Forza Italia stila il bilancio del primo anno dell'esecutivo di Piazza Castello: "Un governo che non governa". Per il coordinatore Pichetto colpa di una squadra non all'altezza dei compiti e che predilige l'apparenza, nascondendosi dietro Chiamparino
“Fare l’assessore regionale non vuol dire tagliare nastri e mangiare qualche bignola”. Lungi dal mettere in croce chi cede davanti al buffet, “perché ci sta anche quello”, Gilberto Pichetto le bacchettate alla giunta di Piazza Castello le dà perché “in non pochi casi” oltre ai bignè non c’è di più. “Debole e immobile” ecco come il coordinatore di Forza Italia giudica e, di conseguenza, boccia il governo di centrosinistra. Mancano ancora un paio di mesi al primo compleanno dell’esecutivo di Sergio Chiamparino, ma i berlusconiani non hanno alcuna difficoltà ad anticipare i tempi celebrandone, si fa per dire, i “365 giorni di fallimenti”. È questo il titolo scelto per il primo di una serie di incontri pubblici degli azzurri nelle varie province. Per incominciare hanno scelto il Nord, Omegna, dove questa sera il numero uno regionale nonché capogruppo a Palazzo Lascaris Pichetto, insieme ai consiglieri Gian Luca Vignale e Diego Sozzani, metterà il dito nelle tante piaghe che, a dire dell’opposizione, costellano questi primi dieci mesi di centrosinistra alla guida del Piemonte.
“Un governo che non governa”, è punto di partenza e di arrivo dell’analisi, spietata, che il centrodestra fa e serve sul piatto a un elettorato da tempo a digiuno di portate forti, possibilmente cucinati con cacciagione della sponda opposta e non con vittime di zuffe nei pollai di casa. “È passato quasi un anno e siamo a elencare una serie di tagli così come una ancor più lunga serie di cose non fatte” spiega l’ex omino coi baffi che prima di inventariare, voce per voce, “quel che non è stato fatto o fatto male”, fornisce una delle spiegazioni che l’opposizione dà su quella debolezza del governo Chiamparino. Ed è proprio lui, il presidente “che ha infuso un eccesso iniziale di sicurezza alla sua squadra” ad aver ridotto qualcuno a tagli di nastri e bignole e qualcun altro a fare meno di quel che si sarebbe potuto attendere. Il ragionamento di Pichetto parte, insomma, da un Chiamparino über alles, forte e dalle spalle larghe, capace di fornire quella copertura che qualche assessore ha inteso e utilizzato come parafulmine, evitando perfino di prendere l’ombrello per uscire quando fuori c’è una tempesta.
Un peccato originale che ha generato una situazione “di cui ora e purtroppo anche in futuro i piemontesi pagheranno le conseguenze”. Lo cita a mo’ di esempio, ma è una delle questioni tutto sommato marginali, ma ancora irrisolte: “La regolamentazione dei mercati ambulanti spetta alla Regione. Possibile che in tutti questi mesi non si sia riusciti a fare neppure quella?”. Assai più grave un altro punto della lista che i berluscones sciorineranno stasera, ovvero i tagli al trasporto pubblico locale e “una sua mancata riorganizzazione”. Servono cento milioni, dice Pichetto, e c’è da aspettarsi che la situazione non migliori se non addirittura peggiori nei prossimi due anni. “Certo sono state avviate le gare per le ferrovie, ma fino
a quando ci saranno tratte dove viaggiano due pullman e un treno, il problema non si risolve”. Così come non è stato affrontato nella maniera giusta, sempre secondo Forza Italia, l’asset del turismo. “Nell’anno dell’Expo, non solo la Regione non ha partecipato al Bit e già questo suona strano. Se poi aggiungiamo che le risorse sono scese di quasi la metà con una riduzione di circa 15 milioni, viene da chiedersi quale politica del turismo ha in mente la giunta”. Anche in questo caso, forse soprattutto in questo, l’immagine del taglio del nastro e del buffet torna agli occhi del coordinatore azzurro, che dice: “Quando assessore era Alberto Cirio c’era chi lo criticava perché andava pure alla bocciofila e chi lo lodava proprio perché ci andava. Adesso cosa si può criticare. Anzi chi?” Manca, solo, che rubi la battuta a Renzi e dica “Parigi chi?”, nel senso di Antonella Parigi, contestata (e contrastata) titolare delle deleghe. Preferisce girare il coltello nella piaga: “L’unica residenza sabauda visitabile con il biglietto dell’Expo sarà il Castello di Agliè. Basta questo per dire che il Piemonte punta sull’evento mondiale di Milano?”.
Giunta debole, ripetono gli azzurri. E il loro capo piemontese tira fuori un altro esempio: “L’altro giorno ho incontrato al bar vicino al palazzo della Regione un sindacalista e gli ho detto come mai non vengono più con le bandiere. Lui mi ha detto: hai ragione, ma sai con le bandiere si va quando dall’altra parte c’è qualcuno a cui pensi di poter chiedere delle risposte”. Sistemato anche il fronte del lavoro e l’assessore Gianna Pentenero. E non va meglio per le politiche sociali di Augusto Ferrari, su cui Forza Italia punta il dito per l’ancora irrisolta questione dei servizi extra-Lea, tamponata con l’anticipo dei pagamenti a carico delle Asl, ma ancora del tutto aperta. “E stiano attenti con le anticipazioni sul fronte sanitario –
avverte Pichetto – che proprio con quel sistema si generò gran parte del buco della giunta Bresso”. Il cahier de doleances che per i berlusconiani equivale al primo calendario della giunta Chiamparino, si riempie di altre pagine: dai ritardi sui passaggi di competenze e personale dalle Province, alla situazione ancora aperta generata dal commissariamento delle comunità montane, passando dalla formazione professionale e via ancora. “Tutti i motori sono fermi” accusa Pichetto, che sulla giunta immobile e “qualche assessore che non ha i piedi per terra”, forse, cerca di mettere un po’ di benzina nella macchina dell’elettorato azzurro.



