TRAVAGLI DEMOCRATICI

Pd nel tunnel della Manica

Per la prima volta in seria difficoltà nella “sua” Novara, dove non riesce a imporre il candidato alla guida della federazione, l’ex assessora potrebbe perdere presto la poltrona di presidente del partito a vantaggio dell’asse turco-renziano

Nell’agiografia scalfariana, oltre al famoso schiaffo a una signora troppo scollacciata, c’è pure una sonata al pianoforte improvvisata dall’allora giovane politico novarese per mettere fine a un’infuocata bega correntizia e, forse, per tirarsene fuori mentre ras locali democristiani se le dicevano di santa ragione. Ma se, allora, il futuro presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per sistemare le grane intestine alla Balena bianca se la cavò con un pianoforte, per avere eguale risultato il Pd novarese, oggi, dovrebbe avere a disposizione perlomeno i Wiener Philharmoniker. Come se non bastasse la tormenta in cui si dibatte il sindaco Andrea Ballarè, sotto attacco dalle opposizioni e con una fronda interna che punta a far passare la sua ricandidatura sotto le forche caudine di primarie di fuoco, ora un altro fronte aperto è quello del rinnovo dei vertici provinciali del partito.

 

Poco più di un anno fa l’elezione del  segretario era stata, per Ballarè, una Caporetto. I conti fatti, senza l’oste, dal sindaco si erano infranti contro quelli dei voti che avevano portato alla guida dei dem novaresi Matteo Besozzi, fedelissimo di Giuliana Manica, esponente di punta e di potere del Pd locale, ex assessore regionale nonché capocorrente di SinistraDem, molto vicina a Gianni Cuperlo, tant’è che lo stesso ex presidente del Pd nei mesi scorsi si è catapultato a Novara per tenere a battesimo il rassemblement piemontese. C’è addirittura chi imputa proprio alla sconfitta subita dal renziano Ballarè al congresso provinciale quel distacco, evidente, che è avvenuto tra il premier e il sindaco, reo di non essere riuscito a mantenere la promessa fatta di mettere il sigillo del Giglio fiorentino sul partito novarese.

 

La segreteria di Besozzi, primo cittadino di Castelletto Ticino, un po’ di altri incarichi e soprattutto nuovo presidente della Provincia non è durata a lungo. Proprio l’accumulo di cariche lo ha costretto alle dimissioni. Non troppo sofferte, dice chi lo conosce e sa come la scalata alla Provincia fosse il suo obiettivo primario. Sofferta e complicata pare, invece, la strada per scegliere il successore a capo del partito. Che ha visto, proprio in questi giorni, incominciare la più classica fase delle consultazioni, ma anche meno evidenti e più incisive manovre di posizionamento. Al momento una candidatura unitaria o comunque apparentemente condivisa sembra ancora lontana. Nel tourbillon c’è chi non esclude di aggiungere una B alle due che contraddistinguono l’asse Franca Biondelli-Andrea Ballarè, cui si aggiungerebbe lo stesso Besozzi, dato in avvicinamento ai renziani e protagonista di qualche frizione proprio con colei che ne agevolò l’elezione, ovvero la Manica.

 

Per il sindaco e la deputata sarebbero papabili Massimo Bosio, presidente del consiglio comunale, così come Giuseppe Cremona, presidente dell’assemblea democratica, ora con funzioni di reggente. Sull’altro fronte, la Zarina di San Guadenzio, Giuliana Manica pare intenzionata a buttare nella mischia il suo nuovo delfino Gabriele Cerfeda, under 30,  attualmente segretario del movimento giovanile novarese, un outsider. Un nome quello di Cerfeda che, però, non pare riscuotere troppo consenso. Se la Manica terrà duro su di lui, rischia di fare la fine di Ballarè alla precedente elezione. E potrebbe presto subire un’altra delusione, vedendosi sfilare la poltrona di presidente regionale del Pd, ruolo che attualmente ricopre in virtù degli equilibri tra le correnti, equilibri in via di ridefinizione qualora andasse in porto il nuovo asse tra renziani e giovani turchi. Poi c’è l’ala “movimentista” che fa capo a Domenico Rossi ed Elena Ferrara e che mette in campo due nomi: quello del ventisettenne Michele Lia e quello di Marco Grazioli ex dirigente sindacale Cgil, già responsabile organizzativo nella segreteria Ferrara. Gli ex popolari guidati da Augusto Ferrari, per ora, sembrano non volersi esporre troppo, ma sarebbero pronti a sostenere lo stesso  Cremona, oppure a proporre l'ex  segretario della Cisl novarese Carlo Colzani.

 

È fuori di dubbio che replicare la sconfitta patita poco più di un anno fa, con le conseguenze pesanti anche nei rapporti con lo stesso Matteo Renzi, per Andrea Ballarè  sarebbe più di una iattura. Tanto più che per il sindaco non è, da mesi ormai, un periodo facile. Sotto tiro per alcune scelte, come quella dei parcheggi a pagamento, Ballarè adesso perde pure pezzi di maggioranza e rischia di finire sotto alla prima occasione. Due consiglieri, Biagio Diana e Roberto D’Intino, hanno lasciato il gruppo consigliare Pd, mentre un terzo, Roberto Pisano ha annunciato di essere su “posizioni critiche” rispetto all’azione del sindaco. Che, stavolta, ha scatenato altri mal di pancia in casa dem, oltre a una durissima battaglia delle minoranze, sulla scelta di insediare ad Agognate un polo logistico che fagociterebbe 600mila metri quadri di terreno agricolo. A Ballarè viene contestata non solo la scelta, ma l’inversione di marcia rispetto a quanto sostenuto in campagna elettorale quando aveva escluso ogni intervento industriale su quell’area.  Per lui si tratta di “un’operazione che consentirà alla città di dotarsi di un’area in cui le imprese possano insediarsi in tempi rapidi per portare nuovi posti di lavoro”. Non tutto il Pd la pensa così, come non tutte le grane per il primo cittadino finiscono qui.

 

Oggi in una seduta straordinaria del consiglio comunale verrà affrontato il giallo del ritardo con il quale sindaco e giunta hanno comunicato i rilievi della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria a Palazzo Cabrino. Un’altra delle beghe di Ballarè. Che di fronte al sondaggio sulla popolarità dei sindaci ostenta il successo ottenuto: “Non posso che rilevare un segnale positivo. In questa fase del mio mandato, dopo che per i primi due anni abbiamo dovuto dedicarci essenzialmente a risolvere le gravi criticità ricevute in eredità, nonostante le continue riduzioni delle risorse da parte dei governi che si sono succeduti (4 in 4 anni) siamo riusciti a mettere in campo iniziative importanti per far crescere Novara” ha commentato la classifica del Sole 24Ore. Dal 95° posto è “salito” all’88°. Nel 2012 era in 37esima posizione.

 

Vabbè, c’è chi si contenta e chi, di questa situazione in cui vive la sinistra novarese, certo non gode. “Partito troppo arrogante, addio tessera” ha annunciato un nome di peso come quello di Sergio Vedovato, ex presidente della Provincia che comunica il suo abbandono del partito, per quel che accade a livello nazionale e non certo trattenuto dal farlo da quel che accade a Novara. “Vedrò” si limita a dire, lasciando intendere la sua perplessità su come stanno andando le cose, Paolo Cattaneo. Prudentissimo. In fondo è pur sempre il nipote di quell’Oscar Luigi Scalfaro che quando gli amici della Dc litigavano, lui suonava il pianoforte. 

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