SAN GAUDENZIO

Ballarè apre alla Novara “moderata”

Lunedì la direzione provinciale del Pd dovrebbe fugare ogni dubbio e investire il sindaco per un altro mandato. L'ala sinistra resta in fermento (ma divisa). Rossi: "Nessun allargamento a destra e condivisione del programma con il partito"

Se a Torino il sindaco Piero Fassino continua a rinviare sine die la decisione, nell’altro capoluogo di provincia piemontese che andrà a elezioni nel 2016, Novara, il primo cittadino uscente Andrea Ballarè si prepara per un secondo giro. Certo, non manca qualche residua sacca di resistenza, tra chi, dentro e fuori il Pd, continua a considerare il suo mandato non brillantissimo; ma ormai non sembrano esserci spazi per colpi a effetto dell'ultimo momento.

 

Lunedì ci sarà una direzione provinciale del partito in cui all’ordine del giorno ci saranno proprio le amministrative. Tra chi viene considerato recalcitrante a offrire carta bianca al sindaco c’è il consigliere regionale Domenico Rossi, figura emergente del Pd novarese, legato all’ala sinistra del partito e inserito nella componente degli ex civatiani riuniti in ReteDem. «Per me il problema non è Ballarè sì o Ballarè no – dice allo Spiffero – ma la cornice nel quale s’inserisce la sua candidatura». Innanzitutto c’è la questione delle alleanze: «La coalizione che dovrà sostenere il primo cittadino deve essere plasmata in un’ottica di centrosinistra, senza allargarci a destra» prosegue Rossi. Insomma sì a Sel e no a Ncd o ad altre formazioni che raccolgono esuli di quello che fu l’alveo berlusconiano, con i quali il sindaco ha aperto da tempo le trattative. Proprio questo, al momento, è uno dei principali terreni di scontro tra i democratici novaresi. 

 

Anche a sinistra, però, la situazione è complessa. Sel, quattro anni fa molto forte, ha subito una imponente scissione che ha coinvolto tra gli altri il vicesindaco Nicola Fonzo e il consigliere Livio Rossetti. Nella formazione vendoliana sono rimasti i duri e puri, capitanati da Alfredo Reali; difficile capire al momento se cercheranno di confermare la coalizione che ha guidato per quasi cinque anni la città o, sulla scorta di Torino e di molte delle principali città italiane, decideranno di proseguire da soli con un rassemblement rosso alternativo al Pd. Secondo Rossi, poi, c’è una questione di metodo da osservare: «Il Pd deve recuperare il proprio ruolo di collegamento tra i cittadini e l’amministrazione. Dovrà elaborare proposte e affiancare il sindaco nella gestione della cosa pubblica. Non può rimanere osservatore esterno come avvenuto fino a oggi». Alleanze e contenuti e non mancano le sfide che la prossima amministrazione, di qualunque colore sia, dovrà affrontare: a partire dalla Città della Salute che lascerà deserto il vecchio ospedale e dismesse intere aree in attesa di un piano di riqualificazione. Questi i temi su cui lunedì si dovrà trovare un compromesso con quelli che ancora devono essere completamente convinti.

 

Alternative a Ballarè al momento non ce ne sono. Tramontate tutte le candidature alternative, a partire dalla presidente del Pd piemontese Giuliana Manica, che pure ha provato in tutti i modi a cercare gli spazi in cui inserirsi. E la ventilata ipotesi di lanciare nell'agone l'ex presidente di Confindustria Piemonte, Mariella Enoc, pare più un boutade che non una reale candidatura. Anche i più critici nei confronti della gestione Ballarè non hanno saputo far fronte comune per cambiare le cose e alla fine si son ritrovati a lamentarsi, ognuno dalla propria posizione, mentre il corpaccione del partito si è ricompattato sul candidato sindaco. La stessa corrente di Rifare l’Italia è spaccata tra le posizioni dei due personaggi più influenti, l’ex segretario Matteo Besozzi (vicino all’assessore regionale Augusto Ferrari, in questo frangente più che mai al fianco del primo cittadino) e la senatrice Elena Ferrara, alternativa all’area popolare. Da lunedì Ballarè non sarà solo più il sindaco, ma anche il candidato sindaco.   

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