TRAVAGLI DEMOCRATICI

Pd novarese nel vortice delle correnti 

A due settimane dal congresso provinciale i maggiorenti studiano mosse e contromosse. Spunta un atipico asse tra il sindaco Ballarè, Manica e Rossi che punta sull'ex Dc Gavinelli (alla faccia della rottamazione). Ma c'è chi lavora a un'alternativa

Entro un paio di settimane il congresso per la segreteria provinciale, tra un anno le amministrative per il sindaco e poi, chissà, sempre pronti in vista di più o meno imminenti elezioni politiche. A Novara, più che altrove, il Pd è in fermento tra chi prova a consolidare la posizione e chi cerca di rompere equilibri che al momento lo vedono escluso. Anzi, nella fattispecie, esclusa. Già perché chi al momento risulta all’angolo è innanzitutto Giuliana Manica, già assessora regionale con Mercedes Bresso (con cui condivide il soprannome di “Zarina”), ora presidente del partito piemontese, tra i pochi rimasti a rappresentare la cuperliana SinistraDem in Piemonte, e per un certo periodo alla ricerca di appoggi per lanciare la sfida ad Andrea Ballarè per l’ambita poltrona di Palazzo Civico. Un proposito dal quale pare abbia desistito (ameno per il momento), mentre rischia di perdere anche l’unica poltrona che ancora conserva, quella al vertice di via Masserano, sacrificata sull’altare di un’alleanza tra i renziani di Davide Gariglio e i Giovani Turchi di Rifare l’Italia guidati da Stefano Esposito e Anna Rossomando.

 

In questi giorni la Manica si è ritrovata quanto mai isolata nel suo tentativo di trovare un candidato per la segreteria provinciale, poltrona vacante per via dell’incompatibilità dell’attuale numero uno Matteo Besozzi con l’incarico di presidente della Provincia. Nell’ordine l’ex assessora ha bruciato i nomi di Massimo Bosio, presidente del Consiglio comunale di Novara, e di Gabriele Cerfeda, segretario dei Giovani democratici uscente, sul quale si è abbattuto il veto della parlamentare fassiniana Franca Biondelli. L’ultimo nome uscito dalla roulette novarese è quello di Mauro Gavinelli, Dc, Ppi e Margherita, vicino alla corrente di Guido Bodrato e Gianfranco Morgando negli anni della Prima repubblica, ma che, pur non esaltando nessuno dei maggiorenti dem, ha il grande pregio di non incontrare veti e ostracismi di sorta. Su di lui, al momento, c'è un asse atipico che vedrebbe convergere Ballarè, Manica e il consigliere regionale Rossi. Ma c’è chi già scommette su qualche sorpresa dell’ultima ora.

 

Anche perché il quadro è decisamente variegato e in evoluzione. Fino a ieri si erano formati due blocchi. Uno è quello delle 3B e vede alleati il sindaco Ballarè, la deputata Biondelli e il turco Besozzi: insomma i renziani di prima, seconda e terza ora. Ma anche la componente di Rifare l’Italia, quella dei Turchi, appunto, a Novara è spaccata in due e, se da una parte c’è Besozzi, dall’altra c’è la senatrice Elena Ferrara (ormai totalmente emancipata dalla sua madrina politica Manica), la quale, invece, ha recentemente stretto un asse con il consigliere regionale, ex civatiano, Domenico Rossi e la consigliera provinciale Milù Allegra, con cui ha costituito l’associazione Articolo 49. La Allegra è uno dei nomi che circolano per un’eventuale primaria contro Ballarè, ma in pochi ci credono davvero. In questo momento il primo cittadino del capoluogo può contare su circa il 30 per cento del partito e assieme a Biondelli e Besozzi raggiunge circa il 45%. La Manica può contare sul 10 per cento, il gruppo di Rossi e Ferrara detiene un altro 30 per cento, imbarcando anche qualche “besozziano” deluso. Insomma, nessuno, da solo, riesce a eleggersi un segretario. Su Gavinelli, come detto, ci sarebbe il semaforo verde di Ballarè, Manica e Rossi.

 

Ne restano escluse le due parlamentari Biondelli e Ferrara che infatti già preparano le proprie contromosse. La prima lavorando a una candidatura alternativa alla segreteria, magari condivisa anche da pezzi di SinistraDem, la seconda mettendo in discussione la riconferma di Ballarè e quindi delineando una proposta alternativa a quest’ultimo ,che riaprirebbe inevitabilmente lo scenario delle primarie. Previsti incontri a Roma tra le parlamentari e alcuni dirigenti nazionali. Da queste manovre dipenderà anche in gran parte la navigazione dell'ultimo giro di boa di Ballarè e, soprattutto, le modalità con cui verrà lanciata la ricandidatura. Una partita delicata che si gioca su più tavoli.

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