CULTURA

Mao, la lunga marcia porta a Lugano

Non convincono le procedure che hanno portato Biscione al vertice del Museo di Arti orientali di Torino. Giri di consulenze e carriere personali che ruotano attorno al centro delle culture svizzero . Nuova interpellanza del Movimento 5 stelle

Il Comune di Torino faccia chiarezza sul Mao. Una volta per tutte. E in particolare spieghi i criteri che hanno portato alla nomina, quale nuovo direttore, di Marco Biscione. La situazione legata al Museo delle arti orientali crea più di un imbarazzo in via San Francesco da Paola, quartier generale dell’assessorato alla Cultura, soprattutto da quando la tignosissima consigliera M5s Chiara Appendino e il collega Vittorio Bertola hanno protocollato una interpellanza in cui si chiede espressamente conto di una nomina effettuata senza tener conto della graduatoria stilata dalla commissione esaminatrice.

 

È almeno un anno che il Mao è al centro di una partnership molto controversa con il museo delle culture di Lugano e anche in questa vicenda le sorti (e i nomi) dei due istituti si intrecciano senza una ragione convincente. Nel 2014 la Fondazione Torino Musei, l’ente che gestisce i musei comunali, ha affidato una consulenza a Francesco Paolo Campione, direttore dell’istituzione svizzera per una non proprio modica cifra di 66mila euro annui, ufficialmente allo scopo di permettere al Mao di ottenere la certificazione “Iso 9001:2008”. L’operazione è stata orgogliosamente rivendicata da Patrizia Asproni, di Fondazione Torino Musei, e dall’assessore alla Cultura Maurizio Braccialarghe.

 

Quasi contestualmente il museo luganese ha assegnato un piano di comunicazione alla Capitale Cultura International, con sede a Massagno presso una società ticinese, il cui fondatore e amministratore è Antonio Scuderi, lo stesso che per 60mila euro è stato già ingaggiato dalla Fondazione Cultura diretta dall’ex dirigente comunale Angela La Rotella, con il compito di responsabile marketing. Per questo nuovo progetto che prende forma sull’asse Torino-Lugano Scuderi otterrà altri 41mila euro all’anno dal museo ticinese, una cifra considerevole per un ente che può contare su poche decine di visitatori al giorno con un giro d’affari di 27mila euro annui e che dagli organi di stampa locali viene definito il “Museo delle carabattole”. Lo Spiffero il 10 marzo 2014 parlò di “Traffico internazionale di consulenze”, da allora dopo una serie di dichiarazioni contrastanti rilasciate dall’ex direttore Enrica Pagella e poi dall’Asproni e da Braccialarghe si è arrivati alla risoluzione del rapporto con Lugano dopo un solo anno, nonostante l’accordo ne prevedesse tre. Sono stati spesi 66mila euro, non è chiaro se l’agognata certificazione sia stata ottenuta: di certo il giro di consulenze è stato garantito. In attesa che qualcuno spieghi come sia potuto avvenire tutto ciò si è giunti ai giorni nostri e al bando internazionale per l’individuazione del nuovo direttore del Mao. Per sceglierlo la fondazione Torino Musei ha istituito una commissione formata da tre professori con il compito di vagliare i curricula e redigere una graduatoria.

 

Così avviene, nonostante Braccialarghe, in una delle varie interpellanze presentate dai consiglieri grillini neghi la presenza di una graduatoria, parlando piuttosto di una short list di idonei. Una tesi, quella dell’assessore, confutata dai documenti nelle mani dei consiglieri grillini. Come riportato nell’ultima interpellanza, la graduatoria c’è e Biscione, poi selezionato dal board della Fondazione Torino Musei è terzo in elenco, peraltro a pari merito con un altro candidato. La commissione sottolinea la sua mancanza di competenze orientalistiche. Ma la Asproni e gli altri membri della Fondazione scelgono lui.

 

Solo successivamente si apprende che Biscione, appena nominato, proviene dai Musei civici di Udine, della cui giuria faceva parte il “luganese” Campione e che i due sono stati (o sono?) insieme nel Comitato scientifico del Museo di Lugano. Ora, fermo restando che la Fondazione Torino Musei non era neanche tenuta a utilizzare una call pubblica per individuare il nuovo direttore del Mao, ci si chiede perché sia stato scelto proprio Biscione e non gli altri due concorrenti più accreditati. Perché sulla questione Mao si sono date più volte versioni contrastanti e spesso addirittura errate?

 

Leggi qui le ultime due interpellanze del M5s

Un Mao sempre più svizzero?

Mao, una storia infinita

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2 Commenti

  1. avatar-4
    23:11 Giovedì 28 Maggio 2015 Ulisse T. SVIZZERO IL MAO MILANESE IL SALONE DEL LIBRO

    Le nostre amministrazioni trattano la cultura come una faccenda da risolvere in fretta con l'aggravante masochista di aver fatto il piacere a qualcuno che nel giro di un paio d'anni ci fregherà.Insomma, noi torinesi non esportiamo le manifestazioni, i saloni (vedi auto) e i prodotti culturali ma li regaliamo.Incompetenza? Speriamo sia soltanto quella.Gian Paolo Caprettini

  2. avatar-4
    21:09 Giovedì 28 Maggio 2015 MassimoDAzeglio Braccialarghe dimettiti

    Dopo uno scandalo del genere Asproni e Braccialarghe dovrebbero dimettersi: incarichi poco chiari e per di più mentono pure in consiglio comunale.

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