GIU' AL NORD

Cota non Lega più con nessuno

Carroccio piemontese diviso e litigioso ovunque, ma unito nel contestare la leadership dell’ex governatore. A Torino il partito è balcanizzato e ad Asti sale la contestazione alla "cricca" che ha occupato il movimento "solo per carriere personali"

Vuole riprendersi la dignità e intanto perde il partito. È un momentaccio per Roberto Cota: costretto a difendersi in un’aula di tribunale dall’accusa di peculato vede sgretolare, giorno dopo giorno, la sua leadership nella Lega piemontese. In ogni provincia il partito è in ebollizione e l’entità monolitica di un gruppo dirigente unito attorno al Capo (lui) è ormai un lontano ricordo. Il commissariamento della sezione di Torino, lacerata da lotte personali e cordate, lungi dal pacificare gli animi ha semmai acuito le tensioni. La sua decisione di insinuarsi nel procedimento penale sulle firme false regionali è stata contestata da Mario Borghezio e Patrizia Borgarello, ovvero dagli artefici della battaglia legale. Credibilità politica e reputazione pubblica paiono irrimediabilmente compromesse e la scoperta della “doccia multifunzione” di Gianna Gancia che l’ex presidente della Provincia fece installare al suo arrivo nel palazzo di corso Nizza fa il paio, almeno nell’immaginario dei militanti, alle famigerate mutande verdi. Tutta la prima linea di pretoriani si è sgretolata e ognuno fa da sé o stringe alleanze contingenti: Alessandro Benvenuto, Fabrizio Ricca, Stefano Allasia, Elena Maccanti, Mario Carossa, Stefano Isaia, Enrico Montani..

 

Se a Torino la Lega è nel caos, non va meglio nelle altre province, a partire da Asti. Nella città del Palio (e feudo dell'ex assessora Giovanna Quaglia) un manipolo di tesserati, usciti sconfitti dal congresso provinciale dello scorso marzo, è tornato ora prepotentemente alla carica per chiedere una radicale inversione di marcia, eliminando dal coordinamento «tutti i soggetti – si legge in un documento diffuso nelle ultime ore – che creano ed hanno creato disagi ai militanti e un danno all’immagine della Lega con i loro comportamenti».  Uno dei “masanielli” della protesta è il cavalier Giuseppe Porta, imprenditore di Villafranca d’Asti, militante della prima ora, referente della sezione Pianalto e Valtriversa e segretario di circoscrizione Asti Nord, ora commissariato. «Dopo il congresso – dice Porta allo Spiffero – sono stato sospeso per aver detto semplicemente la verità che evidentemente dà fastidio al gruppo di “amici di merende” che vive di incarichi avuti grazie all’essere parte della “cricca” ed è quindi inadatto a guidare un movimento come la Lega sul nostro territorio. A cominciare da “mutande verdi” Roberto Cota che dovrebbe farsi da parte dopo i gravi fatti che hanno portato al fallimento della sua giunta regionale e invece si ostina a guidare il movimento».

 

Porta ne ha anche per Andrea Giaccone, trentottenne architetto a capo del coordinamento provinciale: «Giaccone era vicepresidente dell’Atc quando il direttore Santoro rubava i soldi, come ha potuto non accorgersi di nulla?» e il riferimento è alla vicenda giudiziaria conclusasi con il patteggiamento a 4 anni e 2 mesi di reclusione per Pierino Santoro, l’ex direttore dell’Agenzia Territoriale per la casa colpevole di peculato da quasi 9 milioni di euro.

 

Il battagliero Porta non risparmia stoccate neppure all’ex capogruppo della Lega in Consiglio provinciale Andrea Fassino, ai tempi della presidenza della Pdl Maria Teresa Armosino: «Fassino ha autenticato delle firme a sostegno della lista de “La Destra” e combinazione i firmatari erano gli stessi che avevano appoggiato una petizione della Lega a favore del crocifisso negli uffici pubblici. Abbiamo denunciato queste ed altre irregolarità e siamo stati messi fuori mentre l’ex deputato Sebastiano Fogliato non ha neppure rinnovato la tessera, così come tanti altri militanti, ma, nonostante ciò, è stato messo da Cota come commissario della sezione torinese».

 

Al congresso dello scorso marzo il gruppo di “ribelli” aveva appoggiato la candidatura a coordinatore provinciale di Marco Crivelli, imprenditore vinicolo di Castagnole Monferrato ed ex consigliere provinciale del Carroccio. «Molti – puntualizza ancora Porta – non sono venuti neppure a votare perché sapevano che Cota e il suo portaborse Benvenuto (consigliere regionale e presidente dell’assise astigiana, ndr) avrebbero blindato i risultati e azzerato la discussione. Così è stato. Ora speriamo intervenga direttamente Salvini». Dal canto loro i dirigenti provinciali astigiani derubricano la vicenda come semplice “discussione interna” e continuano l’attività sul territorio. Ultima iniziativa in ordine di tempo, la raccolta firme per l’abrogazione della Legge Merlin anche se la speranza dei militanti astigiani “ribelli” è che non vada tutto a puttane.

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