TRAVAGLI DEMOCRATICI

Pd nel caos, Chiamparino a Gariglio “Al tuo posto mi sarei dimesso”

Salva la legislatura, ora la partita si sposta nel partito. Rendez-vous tra il governatore e il segretario. I Turchi respingono le avances della maggioranza e chiedono un passo indietro del numero uno regionale. Anche il fronte renziano non pare compatto

“Io mi sarei dimesso”. Così Sergio Chiamparino ha accolto questa mattina Davide Gariglio durante un faccia a faccia, senza ingombranti testimoni, durato oltre un’ora al piano nobile di piazza Castello. Un incontro per certi versi propiziato dalle dichiarazioni sibilline con le quali il presidente ha commentato, ieri, il responso del Tar sulle firme false che da un lato ridà serenità alla legislatura e restituisce la piena legittimità al suo mandato ma dall’altro inguaia il Pd di Torino e, non solo per ragioni gerarchiche, quello regionale. Un partito che resta, con il suo gruppo dirigente ai massimi livelli, il principale responsabile del guazzabuglio delle firme false e per il quale lo stesso governatore invoca “una riflessione seria”.

 

Parole pronunciate “da militante comunista iscritto al Pd”, come ha detto ieri in conferenza stampa gigioneggiando sui suoi trascorsi in via Chiesa della Salute, e con le quali per la prima volta mostra preoccupazione per le vicende interne al partito. A quanto pare il governatore non intende restare alla finestra ad assistere inerme alla guerra intestina che sembra pericolosamente profilarsi all'orizzonte. “Ma perché non ti sei dimesso quando è esplosa la questione?” gli avrebbe chiesto Chiamparino. “Avresti potuto verificare il consenso intorno al tuo nome e ottenere dal partito un mandato pieno ad andare avanti” ha proseguito il governatore. Una possibilità mai neanche presa in considerazione da Gariglio, che anzi considera simili condotte “artifizi di una cultura che non mi appartiene”, come gli avrebbe confermato nel colloquio il segretario che da buon democristiano, seppur di rito moroteo, mostra di conoscere bene l’assunto andreottiano secondo cui le dimissioni è sempre meglio non darle, perché qualcuno potrebbe accettarle. Un incontro - come si dice in tali frangenti - "interlocutorio", nel quale ognuno ha evitato di scoprire le proprie carte ma dal quale trapela comunque una visione divergente della politica, come peraltro emerso da oltre un anno a questa parte. Gariglio è oltremodo guardingo, non si fida e sa che già da lunedì, giorno in cui è convocata la direzione regionale, il suo percorso sarà disseminato di trappole. Chiamparino gli ha assicurato la sua presenza, senza prendere impegni, neppure su un suo intervento: valuterà il livello del dibattito, annuserà l'aria che tira e poi deciderà se prendere la parola poiché non ha alcuna intenzione di farsi trascinare nella palude di ritorsioni, vendette, ripicche che in queste ore contrassegna il clima in via Masserano.

 

Gariglio vorrebbe allargare la maggioranza ai Giovani Turchi, ma per ora riesce a tenere a stento uniti i fedelissimi. Lo dimostrano le sue mosse e le reazioni conseguenti. Venerdì ha convocato il giro renziano alla Cascina Marchesa per una conferenza dal titolo general generico su “Piemonte, Italia, Europa: analisi politiche”, organizzata dalla sua associazione Prospettive 2030 alla quale parteciperanno da relatori i parlamentari Stefano Lepri e Silvia Fregolent, assieme a Valentina Caputo, Elvio Rostagno, Mimmo Mangone, Alberto Avetta, Guido Alunno e Marco Muzzarelli. Gli unici su cui Gariglio ritiene di poter contare fino in fondo. Manca solo il consigliere regionale Daniele Valle che forse ha Altre Prospettive, dal nome della sua di associazione. Mentre un renziano della prima ora come Davide Ricca, in un post su facebook rilancia la necessità di un rinnovamento di entrambe le segreterie, quella regionale e quella torinese, e una nuova agenda chiara delle priorità dalla quale ripartire. 

 

Allo stesso tempo la prospettiva di un ingresso organico in maggioranza di Rifare l’Italia viene bloccata in partenza dai diretti interessati che pongono come “condizione pregiudiziale” le dimissioni di gariglio da segretario. Il senatore Stefano Esposito afferma che per lui è una “questione di buon senso e non va scambiato per un rituale da vecchia politica e men che meno ci si può ridurre a una visione da confessionale dove ci si autoassolve”. 

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