VERSO IL VOTO

Per il centrodestra è l’8 settembre

Sperando di scongiurare la disfatta alle urne di primavera è stata scelta la fatidica data per formalizzare la nascita del Comitato elettorale. Tra i potenziali sfidanti di Fassino il costruttore Cherio e due notai: Morano e Biino. Ci sarà un tavolo nazionale

Diciamo subito che la data, con i suoi ricordi “sinistri”, non aiuta. Tra tanti giorni, per sottoscrivere il patto elettorale del centrodestra in vista delle comunali di primavera, è stato scelto proprio l’8 settembre. Con un presupposto del genere sarà, poi, difficile scongiurare qualche fuga a Brindisi e sbandamenti vari nelle truppe. Ma, in barba alla coincidenza con la data fatidica per l’Italia, l’avvocato Luca Olivetti vuole accelerare i tempi per Torino. Con lo stesso piglio che aveva palesato nei mesi scorsi organizzando incontri per catalizzare e soprattutto spronare i moderati a scendere in campo per affrontare il centrosinistra e con uguale decisionismo a quello mostrato nell’assumere l’iniziativa di tappezzare la città con manifesti contro l’immigrazione clandestina scritti in italiano e in arabo (un'altra sventagliata è in programma prossimamente), il professionista votato alla politica ha preso in mano il pallino di quella sfida che si presentava con la verve da bocciofila. Insomma, mentre nel fronte che dovrà opporsi a Piero Fassino (ma anche al M5s, temibile competitor per un eventuale ballottaggio) è ancora tutto uno studiarsi a vicenda e un rincorrersi di nomi di altrettanti cavalieri bianchi da ingaggiare per la crociata di Palazzo Civico, a smuovere le acque ci pensa Olivetti. “Nessuna prevaricazione dei partiti – chiarisce – ma la volontà di arrivare attrezzati a una campagna elettorale che richiede organizzazione, condivisione, forza”.

 

Punti chiari, obiettivi definiti, ruoli pronti ad essere ricoperti: la macchina da guerra predisposta dall’avvocato è descritta in tre pagine di un documento, lo statuto di quel comitato che provvisoriamente si chiamerà “Comitato Elettorale Torino 2016 - Uniti per cambiare” e che tra una settimana sarà discusso e sottoscritto da chi ci starà, nella sede provvisoria anch’essa: lo studio di Olivetti. Già, ma chi ci starà? Gli inviti sono partiti e qualche risposta già pare sia arrivata. Come quella del Fratello d’Italia Maurizio Marrone che ha assicurato la sua presenza. Ma anche gli altri, di maggior peso politico, non hanno certo rifiutato la proposta di dar vita a questa sorta di “gabinetto di guerra” che tra gli altri compiti si propone di “organizzare e gestire in ogni suo aspetto la campagna elettorale del candidato a sindaco del Centrodestra per le elezioni amministrative di Torino del maggio 2016, elaborare analisi e promuovere proposte volte a rinnovare la politica e la società torinese, in particolare nei settori della rappresentanza, dell’educazione scolastica, dell’innovazione, dell’economia, dell’attività amministrativa, della sicurezza e della giustizia, favorire la partecipazione effettiva delle persone alle decisioni politiche ed amministrative, organizzare tutte le iniziative a sostegno del candidato”. E, soprattutto, di “raccogliere adesioni alla candidatura a sindaco”.

 

Una via di mezzo tra un moderno think tank e l’ufficio stampa e propaganda dei vecchi partiti, insomma. Ma dietro è difficile non vedere una sorta di sorpasso, pur con tanto di freccia accesa per tempo, dei partiti da parte di quella società civile sia pure declinata sul versante moderato, delle professioni e dell’impresa. Non a caso, eccetto qualche caso, dalle segreterie l’iniziativa di Olivette riceve plausi, ma con cautela e soprattutto opportune premesse. Interessante e apprezzabile per Gilberto Pichetto che, però, ricorda a se stesso e agli altri che la scelta del candidato, secondo lo statuto di Forza Italia, “attiene all’ufficio di presidenza nazionale”. Traduzione: non corriamo troppo, bene l’organizzazione, l’unione delle energie, ma sui candidati passi lenti. Segnali da Palazzo Grazioli? Tutto può essere, anche la necessità di non avanzare troppo verso nomi d’effetto come – sull’onda delle stesse dichiarazioni di Pichetto circa la necessità di una persona senza targa di partito – era accaduto ancora nelle scorse settimane con la girandola di personaggi. Da Massimo Giletti al gelataio di Grom, Guido Martinetti. La stessa Lega, in regime di commissariamento sotto la Mole, non è chiaro quale posizione terrà sulla proposta di Olivetti, anche se gli sforzi lumbard sembrano indirizzati soprattutto su Novara dove i leghisti vogliono la nomination per Palazzo Cabrino. Probabilmente a sciogliere il nodo ed eventuali riserve, dopo la prima riunione interlocutoria nello studio del legale, sarà lo stesso Matteo Salvini.

 

Nel frattempo, i nomi in campo sono tutti ancora di personalità note, ma non organiche ai partiti della (futura) coalizione. Stabili le quotazioni del presidente del Collegio costruttori Alessandro Cherio, che dalla sua ormai lontana esperienza politica (da consigliere comunale della primigenia Forza Italia) non ha dimenticato che per portare a casa un risultato è buona regola dissimulare l’interesse e pure in qualche caso smentire le reali intenzioni. All’orizzonte si stagliano i profili di due notai. Uno è  Alberto Morano, cinquantasettenne, affermato professionista, pubblicazioni a livello internazionali, esperto nel campo delle fusioni e acquisizioni, relazioni negli ambienti che contano e link politici a livello nazionale. Altrettanto famoso in città (e non solo) il secondo, ovvero Giulio Biino, presidente del Consiglio notarile di Torino e nel cda del Castello di Rivoli, nominato in quota Regione.  Pare poi ci sia un (per ora) misterioso mister x con cui il coordinatore azzurro Pichetto dovrebbe incontrarsi in questi giorni e che potrebbe aggiungersi ai potenziali candidati tra cui, va detto, c’è pure lo stesso Olivetti che non ha mai fatto mistero di essere pronto a partire per la lunga marcia verso le elezioni di maggio. Sarà per quest’altro involontario richiamo storico che ha deciso di riunire tutti l’8 settembre?

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