VERSO IL VOTO

Centrodestra, la carica dei 101

Cittadini, più o meno noti, arruolati dall'avvocato Olivetti per stendere il programma elettorale e, soprattutto, per spianare la strada alla candidatura del notaio Biino. Ma tra Milano e Roma salgono le quotazioni di Morano. "Torino non è in vendita"

Il centrodestra va alla carica per espugnare Palazzo civico con “Cento cittadini per Torino”, recita il titolo dell’iniziativa in programma domani alle 18 e 30 al Centro studi San Carlo in via Monte di Pietà. A ben vedere dietro la nuova idea partorita da Luca Olivetti, sembra più la Carica dei 101, dove colui che supera la cifra tonda pare avere il volto e in nome, assai noto in città, del notaio Giulio Biino. Il centinaio di torinesi, più o meno noti (legulei e commercialisti, piccoli imprenditori, pr di serate in discoteca), che hanno risposto all’appello del vulcanico avvocato - ormai assestato nel ruolo di catalizzatore di quel popolo moderato che il centrodestra e Forza Italia in primis deve evitare che si trasformi (ulteriormente) in popolo dell’astensione – appare sempre più come il comitato elettorale a sostegno di uno dei due papabili alla candidatura a sindaco che sarebbero rimasti in lizza sul fronte forzista, pur non essendone diretta espressione, tantomeno uomini di apparato.

 

Oltre a Biino, a continuare ad avere chance quale competitor di Piero Fassino o di chi nel centrosinistra raccoglierà la sua eredità nel caso il Lungo faccia il gran rifiuto, è un altro notaio: Alberto Morano. Pur essendo tra i possibili candidati ancora presente il costruttore Alessandro Cherio, la nomination pare indirizzata a restringersi sui due professionisti. Destituita di ogni fondamento, come precisano fonti della corte di Arcore e la stessa diretta interessata, la voce su una possibile discesa in campo alla comunali torinesi della senatrice Maria Rizzotti. Il nome della fornitrice di botulino dell’ex Cavaliere era uscito in seguito a una sortita dello stesso Silvio Berlusconi nel corso della cena con i coordinatori regionali di pochi giorni fa. “Non sarebbe male trovare una donna brava, bella e ricca”, la boutade. “Se la trovo me la sposo”, la risposta di più d’uno degli ospiti a Palazzo Grazioli.

 

Desistendo dal cherchez la femme, il coordinatore azzurro Gilberto Pichetto e il sodale fratello d’Italia Maurizio Marrone hanno già incontrato, seppur separatamente, il notaio Biino che, tuttavia resta sempre in coppia con il collega Morano, sia pure percorrendo entrambi strade in qualche modo parallele sul terreno accidentato e ancora orfano di alcuni segnali chiari, del vertice. Se il primo domani, sia pure non ufficialmente, potrà contare su gran parte dei cento e sulla loro iniziative, il percorso di Morano pare orientato più su una corsia nazionale. Della sua candidatura se ne starebbero occupando, tra analisi e sondaggi, personaggi di primo piano del partito e assai vicini al Capo: dalla senatrice Deborah Bergamini, con un passato di guru delle comunicazione per Berlusconi, all’avvocato Nicolò Ghedini, senza tralasciare il peso che può giocare in questa partita un uomo vicino all’ex Cavaliere come il banchiere Ubaldo Livolsi, figura di spicco negli anni Novanta, ma ancora influente e ascoltato consigliere. Prospettiva, quella di uno “scippo” della decisione da parte dei livelli nazionali che non piace affatto a Olivetti che ha metaforicamente eretto un proprio “Vallo”: “Vengano i milanesi e i romani a imporci una candidatura! Torino non si baratta e non è in vendita”.

 

Una sorta di primarie sotterranee, insomma, quelle che si starebbero celebrando su fronti diversi tra i maggiorenti azzurri. I quali, ovviamente, sanno bene che i conti potranno essere considerati fatti con l’oste quando a vestirne i panni sarà Matteo Salvini. Rumors indicherebbero una propensione del leader leghista a un’opzione Morano e lo stesso impegno a valutare la candidatura da parte di un esponente del Carroccio come Giancarlo Giorgetti parrebbe suffragare questa ipotesi. Altra voce ricorrente vuole la dama bionda dell’ex sultano di Arcore, Alessia Ardesi, impegnata nel favorire un incontro a due tra Morano e Berlusconi. E sempre a dar retta agli spifferi di palazzo, pare stia creando qualche intoppo alla nomination di Biino la sua recente designazione nel cda del Castello di Rivoli, perorata dalla giunta Chiamparino (e soprattutto dall’assessora alla Cultura Antonella Parigi). Non proprio il piede giusto, in due staffe, per iniziare una competizione che molti vorrebbero sgombra da ombre di consociativismo con l’avversario (o peggio di intelligenza con il nemico).

 

Giochi di poteri, poteri in gioco, ma anche iniziative di piazza che strizzano più di un occhio alla Lega e a quella destra più sensibile ai temi di pancia che non alle sottili manovre di palazzo. Non è un caso sempre l’avvocato Olivetti, insieme a Marrone, confidi in un successo dell’altra sua trovata: niente prosecco e tartine, ma slogan e cartelli in corso Regina per chiedere lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Qualcuno, per questa sortita, ha dato a Olivetti del leghista. Pensava di offenderlo, invece gli ha fornito un atout da giocarsi con il principale alleato. Forse.

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