POLITICA & GIUSTIZIA

Firme false, la Lega non si arrende

Parte il ricorso al Consiglio di Stato. La pasionaria padana Borgarello si affida allo studio legale del presidente emerito della Corte Costituzionale, Marini. Semaforo verde da via Bellerio. Lunedì la notifica. Due punti su cui aggredire la sentenza del Tar

Lo avevano annunciato un mese fa, e alle parole sono seguiti i fatti. Verrà notificato lunedì il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza sulle firme false con la quale il Tar del Piemonte ha di fatto salvato la legislatura di Sergio Chiamparino. In queste ore Patrizia Borgarello, ex consigliere provinciale di Torino e militante della Lega Nord, ha firmato la procura allo Studio Marini di Roma, fondato dal professor Annibale Marini, presidente emerito della Corte Costituzionale, affidandosi al cassazionista Francesco Saverio Marini, il figlio, un vero principe del foro, tra i più affermati professionisti della Capitale. Insomma, i ricorrenti fanno sul serio e questa volta la Borgarello non sarà da sola ad affrontare una battaglia giudiziaria particolarmente onerosa, soprattutto dal punto di vista finanziario. Ci sarà il Carroccio al suo fianco; glielo hanno garantito direttamente da via Bellerio e solo dopo ampie rassicurazioni lei si è decisa a ingaggiare i legali romani. Prosegue dunque la querelle a suon di carte bollate dopo il controverso dispositivo emesso il 9 luglio dai giudici amministrativi in cui sono stati respinti i ricorsi sul listino e sulla lista democratica di Cuneo e disposta la prova di resistenza per la formazione Pd di Torino.

 

Secondo l’avvocato Marini, contattato telefonicamente dallo Spiffero, «ci sono margini di successo» e individua due punti in cui la sentenza del Tar può essere aggredibile. Innanzitutto sulla cosiddetta prova di resistenza, quella in cui si sottraggono al numero di sottoscrizioni presentate da una lista quelle ritenute non valide. «Ritengo contestabile l’inammissibilità sancita dal Tar sui documenti prodotti successivamente al ricorso (in cui sono emersi nuovi moduli con altre firme “farlocche” ndr). Infatti – prosegue il legale - è necessario tener conto che il ricorso viene predisposto da un privato cittadino, che ha solo 30 giorni per redigerlo, peraltro reperendo atti non pubblici, attraverso una serie di procedure complesse». Insomma, non proprio una formalità per chi non è del mestiere. «Risulta difficile, così, permettere al cittadino di avvalersi di un suo diritto, ovvero quello che la competizione elettorale si svolga secondo le regole. A mio avviso – conclude l’avvocato Marini – il criterio adottato dal Tar è troppo rigoroso e comprime i diritti del ricorrente». C’è poi la partita relativa alla querela di falso, che dovrà essere notificata entro il 15 ottobre e sulla quale Marini sta lavorando assieme all’avvocato che finora ha seguito i ricorsi, Alberto Caretta. Al centro di questa vicenda c’è la lista torinese del Pd, l’unica a essere rimasta in bilico, anche se il Tar specifica che i suoi voti, qualora venisse dichiarata decaduta, non basterebbero per annullare il successo di Sergio Chiamparino. «In realtà – spiega Marini – il Consiglio di Stato in precedenti pronunciamenti ha parlato del cosiddetto “aspetto di perturbazione”, che tiene conto di quanto una lista che prende 370mila preferenze può incidere complessivamente sull’esito di un’elezione», a partire da come quei 370mila voti sarebbero stati distribuiti in assenza di quella lista. Per esempio: è così certo che sarebbe stata la coalizione di centrodestra a classificarsi al secondo posto e non il Movimento 5 stelle? E Sel avrebbe incrementato i suoi voti? E via discorrendo all’infinito.

 

Dopo la notifica del ricorso, prevista lunedì, ci sarà un mese per predisporre il ricorso stesso e a quel punto entro l’anno il Consiglio di Stato potrebbe già disporre l’accoglimento o meno delle istanze. Per Roberto Cota, segretario piemontese della Lega, disarcionato da piazza Castello proprio da una sentenza sulle firme false, questo ricorso assume un valore particolare: «Il partito sostiene quest’iniziativa con i suoi massimi vertici, non è una questione lasciata al livello locale», tradotto vuol dire che dietro c’è Matteo Salvini e che lui ha garantito per tutti. Copertura politica e non solo, dunque, da parte di via Bellerio, contro una sentenza, quella del Tar, che «non sta né in cielo né in terra» chiosa Cota.

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