CENTRINI

Ncd, pronti al salto del Quagliariello

La rottura del coordinatore segna il "rompete le righe" nel partito alfaniano. Alle prossime amministrative ognuno farà da sé, spiega il viceministro Costa che intanto rilancia un contenitore liberale. E Bonsignore ipoteca il simbolo scudocrociato

Saltato Quagliariello, liberi tutti di fare il salto della quaglia. Prima occasione: le amministrative di primavera. “Decidere una posizione univoca a livello nazionale” aveva detto l’ancora coordinatore di Ncd, non più tardi di una settimana fa, confermando in un colloquio con lo Spiffero la sua linea per la prossima tornata elettorale. Ieri sera, poco dopo le 21 quando era appena terminata la riunione di Angelino Alfano con i coordinatori regionali, la svolta obbligata a destra era ormai un fastidioso ronzio nelle orecchie. “L’orientamento è quello di valutare le singole situazioni” dice il viceministro alla Giustizia Enrico Costa, uscendo dall’incontro dove “non si è affrontato il tema delle prossime comunali”. Versione vellutata del grezzo, ma efficace: ognuno farà a modo suo, con prevalenza verso una riproposizione dell’alleanza di governo.

 

Gaetano Quagliariello, trattenuto da Alfano nel ruolo e nel partito con lo steso impegno dedicato a tenere in Italia la Shalabayeva, ormai è incamminato verso il tentativo di formare nuovi gruppi parlamentari - provocando per il Senato una qualche apprensione nel governo - e approdare verso i lidi berlusconiani da cui era partito. Morire renziani o tornare come il figliol prodigo alla casa del padre? “Stiamo lavorando per costruire un’area moderata, che sia autonoma e possa camminare con le proprie gambe” dice Alfano. E gli fa eco il numero uno piemontese e uomo di governo come vice guardasigilli in via Arenula: “C’è lo spazio per una forza di area liberale, moderata” dice Costa che l’alleanza di governo con il Pd non s’è mai sognato neppure lontanamente di porla in discussione. Anzi, al suo convegno nelle scorse settimane a Vicoforte e la contestuale reazione dell’associazione Noi Liberali ha invitato la ministra più renziana dell’Ncd, Beatrice Lorenzin.

 

Sarà quella di Quaglieriello, come ha ripetuto ieri Fabrizio Cicchitto, con involontaria ironia “la scissione dell’atomo”? Probabile. Certo appare invece il superamento di quegli ostacoli che una costretta unità del partito imponeva anche alle scelte per le collocazioni in vista della partita delle amministrative. La decisione e prossima uscita dell’ex ministro delle Riforme del governo Letta non potrà che dare l’impulso atteso – per quanto riguarda Torino – a quegli alfanoidi che vivevano con estremo fastidio l’ipotesi di un posizionamento verso il centrosinistra e già avevano intessuto rapporti con emissari e plenipotenziari di Forza Italia per trovare punti in comune e magari strapuntini in Comune. Dalle teste di ponte Silvio Magliano e Enzo Liardo proseguendo per altri (non molti) il ritorno per una parte degli alfanoidi torinesi potrebbe subire un’accelerazione dopo lo strappo di eri.

 

Altrettanto potrebbe succedere sul fronte opposto, dove chi come Daniele Cantore, Giampiero Leo e tutta l’ala sinistra di Ncd oggi può sentirsi rafforzata nei colloqui e nei contatti da tempo intrapresi con il Pd in vista di un sostegno a Piero Fassino, magari mitigato al primo turno da una corsa di facciata in solitaria. Chi, però, ha ricordato come la frase del suo maestro – a pensar male si fa peccato, ma spesso s’indovina – non abbia tempo e s’attagli a più di una situazione è Vito Bonsignore. Il vecchio andreottiano, già l’estate scorsa, mesi prima della scissione dell’atomo aveva affermato che “il partito ormai non esiste più”. E allora? Semplice: farne un altro, anzi prenderne uno in affitto, usarlo a mo’ di taxi come diceva Enrico Mattei. Don Vito da Bronte pare abbia ottenuto in “comodato” l’uso del marchio scudocrociato dell’Udc direttamente da Lorenzo Cesa. Poi ha nominato coordinatrice la consigliera comunale Raffaella Furnari, che la lasciato Ncd. E mentre gli alfanoidi pensano al futuro e al necessario cambio di nome per evitare quell’ossimoro - chiamarsi centrodestra e stare a sinistra – il vecchio leone democristiano, si tiene stretto lo scudocrociato. Perché, lui, sa che sulla scheda elettorale il suo peso ce l’ha ancora. Piccolo, ma sicuro.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    09:30 Giovedì 15 Ottobre 2015 daniele galli insostenibile leggerezza dell'NCD

    solo la fisica quantistica potrà stimare l' apporto elettorale delle varie correnti verso le nuove destinazioni.Conseguentemente Renzi sullo sprone dei suoi dovrà rimettere mano al Consiglio dei Ministri cosi si aprirà necessariamente una crisi dagli esiti molto incerti, almeno che Berlusconi non sia di nuovo la stampella del Governo, tanto sull'autonomia politica di Verdini non ci può credere proprio nessuno.

  2. avatar-4
    08:01 Giovedì 15 Ottobre 2015 usque tandem Errata corrige.....

    Rompete la "riga" non le righe. Essendo 4 gatti senza voti più di una riga, e piuttosto corta, non possono fare....

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