VERSO IL VOTO

Centrodestra, ultimo atto. Dal notaio

Morano può rappresentare l'estremo tentativo di rianimare dal coma una coalizione in preda a spinte autodistruttive. La sconfitta può essere un buon punto di partenza. Dipende come si perde. Il ruolo conservatore degli apparati di partito

Se ci fosse un Nanni Moretti di centrodestra, di fronte allo sfascio attuale, avrebbe buon gioco a lanciare la celebre invettiva: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. E come il regista di Aprile rivolgersi a uno dei catatonici esponenti del caravanserraglio (post) berlusconiano incalzandolo a dire qualcosa di centrodestra o, almeno, a dire qualcosa. Che nel centrodestra serva uno scatto, una decisione sia pure rischiosa per uscire da un’incertezza che pesa con il passare dei giorni, è innegabile. Arrivare fin là dove osano le aquile non è cosa per un rasseblement ancora incerto e travagliato nella scelta su chi far condurre il tentativo di arrampicata al Comune di Torino. Tuttavia, quanto non sia oltremodo rinviabile l’uscita dal limbo è chiaro a tutti. A incominciare dagli stessi notabili azzurri e da coloro che da tempo si sono detti disponibili a metterci la faccia, dentro e fuori del partito. Proprio da alcuni di questi ultimi, com’era prevedibile, arrivano segnali sempre più forti e chiari di voler uscire dall’impasse, tipicamente più da addetti ai lavori che non da chi è più lontano dal Barnum della politica.

 

L’iniziativa del notaio Alberto Morano di incontrare un centinaio di potenziali supporter, mercoledì prossimo (ore 19 alla fondazione Sandretto), riunendoli in una miniconvention dal titolo “La nostra città oggi e domani”, va in quella direzione. Non solo: quel domani evocato nel claim va interpretato non solo come una proiezione dell’impegno nel caso - oggi dato improbabile se non impossibile - di una vittoria, ma come proposta politica da far crescere proprio in occasione delle amministrative di primavera e capace di cambiare verso (per usare un’espressione renziana) a un centrodestra che mostra sempre più i limiti nell’azione politica sul territorio e in primis nel capoluogo. Con un orizzonte più ampio della scadenza elettorale di giugno, come testimonia la denominazione che il professionista ha voluto dare alla sua associazione, “Torino 2026”, quasi a voler marcare una direzione e tempi lungi per ricostruire un’appartenenza (e un elettorato). A dispetto delle indicazioni impartite di “volare basso”, proprio per evitare di urtare l’establishment dei partiti, l’appuntamento del 9 dicembre segna la discesa in campo di un new comer nell’agone politico: un outsider, un neofita della politica politicante, ma per nulla sprovveduto nei meccanismi di relazione né tantomeno a digiuno di questioni amministrative. Un papa straniero, preso quasi dalla fine del mondo del berlusconismo (Morano è per sua fortuna estraneo a quel demi-monde), in grado non solo di tentarne la rianimazione ma persino di delinearne l’evoluzione.

 

Ultimo atto del centrodestra, torinese e piemontese. Simbolicamente decretato da un notaio. Morano può contare su sponsor influenti alla corte di Arcore (dal finanziere Ubaldo Livolsi a Fedele Confalonieri, dall’avvocato Niccolò Ghedini all’amazzone Deborah Bergamini) e su un asse privilegiato con la Lega (direttamente con Matteo Salvini tramite Giancarlo Giorgetti). Ma anche a livello locale si segnalano i primi abboccamenti da parte di chi sente come un peso diventato zavorra l’egemonia degli apparati. Apparati mossi più dall’interesse a difendere la propria poltrona che non a costruire un processo di rinnovamento (il caso emblematico e patetico è quello di Andrea Tronzano, capo di una parvenza d’opposizione in Sala Rossa, che teme di essere spazzato via).

 

Se un nome nuovo (alla politica e non certo alla città) come quello di Morano o di altri che insieme a lui sono pronti ai blocchi di partenza (dal collega Giulio Biino all’avvocato Luca Olivetti) servirà a dare uno scossone, attirando (come pare) anche l’interesse di una parte di quella borghesia e del mondo delle professioni spesso orientato verso il centrosinistra, questo è un dato di cui dovranno tenere conto anche coloro che invece sembrano legati a una scelta che guardi all’ombelico di Forza Italia. Il bivio che si approssima, ancor prima della scelta del nome, è quello del profilo: da una parte un esponente chiaramente identificabile con il partito, dall’altra un esponente di quella che con termine abusato viene definita società civile. “Ci sono casi in cui, come Luigi Brugnaro a Venezia, persone che avevano fatto bene in altri settori si sono confermati validi anche come amministratori pubblici, ma ci sono anche altri esempi di come questa non sia una regola che vale sempre” dice il parlamentare azzurro Lucio Malan, lasciando di fatto aperta la porta a tutti e puntualizzando – chi vuol intendere intenda – che “l’immagine va bene, ma poi si tratta amministrare cinque anni una città”. Ipotesi, quella di guidare Torino, assai remota per il centrodestra che dovrà, invece, impegnarsi non poco per evitare di mandare al suo posto al probabile ballottaggio il M5s, dove pure la candidata Chiara Appendino dovrà mettercela tutta per evitare un drenaggio di voti verso la sinistra di Giorgio Airaudo.

 

Per un Morano che si affaccia c’è, poi, sempre un Osvaldo Napoli che non nega di voler restare sul palcoscenico. E se su questa eventualità che vedrebbe tra i candidabili l’ex onorevole Macario, si chiede un parere allo stesso Malan, lui non si ritrae affatto, anzi ci mette il carico da undici: “Napoli è uno dei pochi, se non l’unico, per esperienza e capacita ad essere migliore di Fassino nel fare il sindaco”. Che oggi lo sia di Valgioie e in passato di Giaveno, non proprio delle metropoli, poco importa: dal senatore azzurro per lui arriva quello che se non è un endorsement, poco ci manca. E poco manca, nelle previsioni e negli auspici, di Malan alla decisione finale su chi candidare a competitor di Fassino: “Spero e mi auguro entro gennaio”. Un precedente in fatto di rapidità gioca a favore degli azzurri: Alessandria è stata la prima provincia italiana a concludere il congresso di Forza Italia. Hanno eletto coordinatore l’evergreen dai tempi della Dc Ugo Cavallera. Gli avanzi del nuovo.

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