VERSO IL VOTO

Chez Berlusconi, consommé di candidati

Centrodestra torinese ancora a bagnomaria. Gli aspiranti sfidanti di Fassino al vaglio dello stato maggiore. La Lega boccia Napoli e storce il naso su Biino. Morano piace al cerchio magico di Palazzo Grazioli (e al Carroccio). Ma se spuntasse una donna…

Ieri sera (di nuovo) tutti a cena da Silvio. Se si dovesse condensare il ventennio berlusconiano in una guida gastronomica – dalle pennette pomodoro e basilico con l’Umberto (Bossi) al pesto bandito dal menù del G8 genovese per via dell’aglio, apprezzato dall’ex Cavaliere quanto da Dracula – le pagine ancora da scrivere sulla voglia di riscossa azzurra in occasione delle elezioni amministrative del prossimo anno raccontano della pattuglia di coordinatori regionali ormai rassegnata (si fa per dire) a un appuntamento che per i comuni mortali, non certo habitué del desco di Palazzo Grazioli, corrisponderebbe alla serata del venerdì in pizzeria. Se può essere di sollievo, in entrambi i casi si finisce di parlare di squadre, tattiche e vittorie, spesso solo sognate. Niente aglio, per i motivi già ricordati e neppure cipolla, altro ortaggio inviso al Satiro di Arcore quanto la toga della Boccassini. Per il resto libiam nei lieti calici, in una Traviata di fine stagione, che poi così lieti non sono visto che alla fin fine tocca ingollare, sia pure in metafora, l’amaro del Capo servito da Matteo Salvini.

 

Uno che non manca mai anche agli improvvisati (con convocazioni anticipate di poche ore) banchetti nella magione romana è Gilberto Pichetto. L’ex omino coi baffi da tempo sonda, ascolta, riceve messaggi e altrettanti ne lancia. Sempre con il foglietto con su scritti i due nomi che anche ieri sera sono stati ripetuti, con dovizia di descrizione, alla corte azzurra. Qualcuno ha pure sussurrato una battuta “meglio due notai che un magistrato”, riferendosi alla professione che accomuna Giulio Biino e Alberto Morano, i due candidati in pectore che rappresenterebbero la svolta del centrodestra verso quel mondo delle professioni e della borghesia, che è poi la traduzione della sinistrorsa società civile, assurta a modello con la vittoria a Venezia di Luigi Brugnaro. Un modello accarezzato e più volte suggerito a Berlusconi dal suo ravvicinatissimo e altrettanto ascoltato milieu che porta i nomi di Nicolò Ghedini, Ubaldo Livolsi, Fedele Confalonieri e non molti altri ancora. Proprio la vicinanza di Livolsi a Morano viene letta a favore di questi come un possibile atout. Ma i giochi sono apertissimi.

 

Uscito di scena il costruttore Alessandro Cherio, un po’ defilato l’avvocato Luca Olivetti il cui strombazzato rendez-vous con Berlusconi sarebbe poi risultato una sorta di equivoco, ridimensionato in un incontro di lavoro con uomini del giro Fininvest (a Milano, e senza il Principale), entra in scena col passo lesto e gamba indietro all’Alberto Sordi l’ex onorevole Macario. Osvaldo Napoli può vantare un servizio permanente ed effettivo con anzianità da riserva, ma ambizioni da comando. Di lui Berlusconi ha, tutto sommato, una buona opinione e gli ha pure perdonato l’ormai storica e improvvida sortita in un intervista a Libero: “Con Berlusconi non vinceremo mai”. Lasciando l’emiciclo di Montecitorio, ma non Roma dove grazie all’Anci di Piero Fassino (e all’ospitalità del capogruppo Renato Brunetta) bivacca per giorni alla settimana, Napoli ricordò – in questo formando un’involontaria coppia teatrale con Antonio Razzi – i suoi viaggi in Corea del Nord: “Tutti mi chiedevano di Berlusconi, in quel Paese è molto amato”. Adesso capita che a chiedere di lui, di Napoli, sia ancora Silvio. Che, alla fine, se dovrà decidere su un uomo di partito potrà davvero dire la sua, approvandola, sulla candidatura del perennemente abbronzato sindaco di Valgioie. Nome che fa venire l’orticaria agli esponenti del Carroccio subalpino, peraltro non proprio entusiasti anche del notaio Biino, per via di quella nomina targata centrosinistra al Castello di Rivoli. L’idea di chiedere a Pichetto e ai suoi di cherchez la femme, a Palazzo Grazioli non è mai venuta meno, ma le difficoltà appaiono molte e le probabilità di trovare una donna da opporre a Fassino, ma anche alla grillina Chiara Appendino, sono una pia illusione. Dopo il no delle due dame del berlusconismo domestico – l’ex assessora Claudia Porchietto e la senatrice Maria Rizzotti - gira il nome di una rampolla di una famiglia dell’imprenditoria torinese. Qualcuno fa riferimento al caffè. Poi magari finirà come col gelato (la meteora Guido Martinetti di Grom). E, magari, toccherà rimediare sulla solita minestra riscaldata.   

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