TRAVAGLI DEMOCRATICI

Un gran Pd contro i “deliri” di Airaudo

Alla vigilia della conferenza programmatica, il segretario torinese Morri attacca la Sinistra, mette in un angolo i renziani della prima ora e non esclude una sua candidatura alle comunali. Rapporti tra Fassino e Gariglio ai minimi storici

Trasformazioni urbane, grandi opere e università: da qui riparte, anzi prosegue, il percorso che ha portato Torino “alla più gigantesca opera di ripensamento che una città abbia adottato su se stessa”. Sono questi i tre pilastri sui quali poggia la conferenza programmatica che il Pd subalpino celebrerà domani all’hotel Majestic di corso Vittorio Emanuele. Sinistra Italiana? “Un’operazione a freddo fatta sulla base di valutazioni nazionali che non hanno alcuna attinenza con le dinamiche torinesi”. Ne è convinto il numero uno del partito Fabrizio Morri che in queste ore sta limando la relazione con la quale darà avvio ai lavori dell’assemblea. L’obiettivo è quello di offrire una serie di proposte di proposte da inserire nel programma per la ricandidatura di Piero Fassino ma anche quello di delineare le priorità dei democratici in quella che si annuncia una difficile battaglia elettorale.

 

Ma al di là delle attese della vigilia, il Pd che si appresta a guidare la coalizione in vista del voto amministrativo resta un partito spaccato, nonostante il recente afflato unitario che ha portato alla costituzione di una segreteria con tutte le diverse componenti. E se prima erano la sinistra di Aldo Corgiat e i Giovani Turchi – seppur da posizioni diverse – a fare la fronda, oggi parrebbero relegati in un angolo i cosiddetti renziani della prima ora, quelli guidati da Davide Gariglio e Stefano Lepri e rappresentati in segreteria dall’ex numero due del partito subalpino Daniele Valle, finito in posizione marginale nella squadra guidata da Morri. Non c’è traccia di lui e di nessun altro “garigliano” o “leprotto” nel gruppo che sta lavorando alle proposte programmatiche, formato da Enzo Lavolta (Sviluppo), Raffaele Gallo (Attività produttive), Nadia Conticelli (Trasporti), Mimmo Carretta e Nicola Pomponio a coordinare i lavori. A voler (andreottianamente) pensare male e utilizzando la cartita del manuale Cencelli interno ci sono tre fassiniani di varia estrazione, un turco e un esponente dell’ex minoranza. Segnali, come quello dell’assenza del segretario regionale all’annuncio della ricandidatura di Fassino, sabato scorso all’ex Incet, perché, pare, neanche avvisato per tempo. Indizi che certo non fanno una prova, ma che sono la testimonianza di un rapporto ai minimi tra i due principali azionisti della componente renziana del partito subalpino.

 

Il tutto mentre il Pd si appresta a guidare una coalizione che oggi può contare anche sui Moderati e due liste civiche, una più marcatamente di sinistra cui sta lavorando l’assessore Gianguido Passoni e che potrebbe schierare l’ex numero uno della Camera del Lavoro Donata Canta, e un’altra rappresentativa del mondo delle professioni, delle imprese e dell’associazionismo. Il principale nemico "a sinistra" resta Giorgio Airaudo, a capo della Cosa Rossa che minaccia di sottrarre al centrosinistra quote di elettorato fondamentali per evitare lo spauracchio del secondo turno. Un Airaudo protagonista di “dichiarazioni deliranti che stanno spaccando anche la stessa sinistra” attacca Morri, convinto che Sel sbagli a non rimanere ancorata al Pd, “ma non ci perdo il sonno, noi andiamo avanti”.

 

Va avanti il Pd, che snocciolerà tutti i successi non solo degli ultimi cinque anni ma degli ultimi 20 in cui il partito ha guidato la città, con un suo sindaco o nell’amministrazione dei professori, guidata da Valentino Castellani: “Da un recente sondaggio la maggior parte dei torinesi si è detta orgogliosa di avere la metro e il Pd si impegnerà, a Torino e a Roma, per realizzare anche la seconda linea, implementare il Sistema ferroviario metropolitano e gli investimenti su università e innovazione”. Quella università che con i suoi 100mila studenti, di cui un terzo provenienti da fuori regione, rappresenta una delle leve di sviluppo della città.

 

Morri il programma lo ha ben fissato in testa, per condurre una campagna elettorale alla testa del suo partito e forse anche in prima persona. Si rincorrono le voci di una sua quasi certa candidatura in Sala Rossa, chissà magari per assumere poi l’incarico di capogruppo, proprio come ha fatto il suo omologo regionale a Palazzo Lascaris, Gariglio. Interrogato sulla questione lui non conferma e non smentisce: “È presto per parlarne, le liste si consegnano a maggio”. Intanto, Fassino avrebbe sondato l’uomo delle preferenze Salvatore Gallo per provare a garantire al suo segretario quel pacchetto di voti indispensabile per entrare in carrozza a Palazzo civico.

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