SALOTTI & TINELLI

Intesa, presidenza a rischio per Torino

Duello sotto la Mole tra Gros-Pietro e Siniscalco per guidare la banca che torna al sistema monistico. Meno poltrone e maggiore peso dei fondi. Il “grande elettore” Fassino non ha ancora scelto. Ma tra i due litiganti potrebbe godere il romano Saccomanni

Il calcolo delle probabilità fa propendere per un torinese alla presidenza di Intesa Sanpaolo. Ma è solo poco più di un gioco, possibile per il fatto che dei tre papabili alla successione di Giovanni Bazoli due sono di Torino, Domenico Siniscalco e Gian Maria Gros-Pietro, mentre il terzo è romano: Fabrizio Saccomanni. Ben altri giochi, più seri e più nascosti, muovono appoggi e alleanze (così come non improbabili sgambetti) lungo la strada che dovrà condurre presumibilmente verso la fine di aprile al rinnovo (o riconferma come nel caso del ceo Carlo Messina) del vertice del gruppo bancario. Prima – la data sarebbe fissata al 26 febbraio – si terrà l’assemblea straordinaria nel corso della quale ai soci verrà sottoposto il nuovo statuto che prevede il passaggio dagli attuali due consigli con un totale di 30 componenti a un unico board formato da 19 persone (di cui almeno 7 donne). E la scomparsa del “duale”, sistema che è servito a rendere meno traumatica la fusione raddoppiando i posti, potrebbe alla fine penalizzare il partner subalpino.

 

Meno poltrone, insomma, meno nomine per i soci. Il primo per ordine di importanza è la Compagnia di San Paolo cui spettano 5 designazioni, seguita da Cariplo (3), e via con altri minori. Le liste, se confermata la scadenza di fine aprile, dovranno essere depositate entro marzo e conterranno anche il nome del presidente. Un ruolo di primo piano lo eserciteranno però i fondi – da Black Rock a Norges Bank – che rappresentano circa il 65 per cento del capitale. Saranno mesi cruciali e la posta non saranno tanto gli assetti lombardo-piemontesi, gli equilibri di campanile (che tanto pesano sul groppone dei torinesi), ma il controllo di quello che è ormai il principale gruppo del credito italiano.

 

E qui, per tornare ad oggi, la questione è più aperta che mai. La rosa sarà pur limitata ai tre nomi, ma è su ciascuno di essi che si muovono poteri della finanza, così come quelli della politica mai così intrecciati come quando si tratta, appunto, di nomine.  Gros-Pietro, economista e manager “di sistema”, è il presidente uscente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, in precedenza ha presieduto Iri, Eni e Autostrade. Il suo ottimo rapporto con l’ad Messina potrebbe contare molto in una scelta di continuità, aggiunto al sostegno che gli verrebbe dalle Fondazioni di medie dimensioni, ma soprattutto di una parte degli investitori stranieri. Il suo sponsor di maggior peso (anche in senso stretto) sarebbe, però, un altro banchiere che formalmente sarebbe un concorrente di Intesa, ovvero Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit. Con “Furbizio”, Gros-Pietro ha infatti percorso un buon pezzo di strada, anzi di autostrada, insieme.

 

Il secondo aspirante di marca sabauda, Siniscalco, braccio destro dell’allora ministro Giulio Tremonti, che sostituì in via XX Settembre con l’appoggio di Gianfranco Fini, appartiene alla schiatta del Real Collegio Carlo Alberto, un tempo egemonizzato da Elsa Fornero e che annovera tra gli “allievi” più illustri Pietro Garibaldi: Siniscalco nel 2008 prese il posto dello storico primo presidente Onorato Castellino, di cui Fornero fu discepola. Oggi lavora per Morgan Stanley e questo potrebbe giovargli nel trovare consenso tra i fondi, così come l’aver guidato Assogestioni. Proprio supportato dai fondi, nel 2010 era stato ad un passo dall’approdare alla presidenza del consiglio di gestione di Intesa. In questo nuovo tentativo, Siniscalco pare poter contare su uno sponsor in più, non uno qualunque, non uno cui manchino contatti e l’arte di tesserli e coltivarli: Ignazio Moncada. Grande manager, (ex?) uomo dei servizi segreti dai tempi del generale Adelio Maletti e della squadretta di giovani agenti sparpagliati dal direttore del Sid nel Paese – lui a Torino – per controllare le aziende che lavoravano con l’Est, imprenditore di successo per anni a capo della Fata (Finmeccanica), ma soprattutto personaggio dalle mille entrature e molto ascoltato un tempo dai socialisti e oggi dall’entourage di Piero Fassino e dal sindaco stesso che incontra spesso, Moncada si sta spendendo per Siniscalco. Non si sa se per l’antica comunanza con gli uomini del Psi di cui era parte anche Franco Reviglio, maestro di Siniscalco che non a caso è definito un Reviglio boy, o per altre ragioni sconosciute. In fondo, Moncada è uomo di tanti misteri.

 

Se la scelta dovesse oscillare verso un foresto, indicando il romano Maurizio Saccomanni come successore di Bazoli, l’ex ministro troverebbe proprio nel futuro presidente emerito uno dei suoi convinti sostenitori. Saccomanni viene considerato come l'uomo della Banca d’Italia, essendo stato per anni il direttore generale a Palazzo Koch e sul punto di arrivare alla poltrona di Governatore non si fosse messo di mezzo il veto dell’allora ministro Tremonti.