Lega Nord, Molinari nuovo segretario
Oscar Serra 20:35 Domenica 14 Febbraio 2016 8Il congresso regionale incorona il candidato di Salvini. Battuta la sfidante Gancia, sostenuta da Bossi. L'appello: "Ora tutti uniti". Ma il partito resta diviso. I risultati al termine di una lunga giornata, con oltre 3mila militanti presenti - di Oscar SERRA
Riccardo Molinari è il nuovo segretario della Lega Nord piemontese dopo 15 anni di direzione targata Roberto Cota. Al termine dello scrutinio i voti per l'esponente alessandrino sono 446, contro i 364 della sua sfidante Gianna Gancia, consorte del senatore Roberto Calderoli, sostenuta tra gli altri, dall'eurodeputato Gianluca Buonanno e che durante il congresso, di scena al Palasport di Collegno (Torino) ha potuto contare su un supporter d'eccezione come Umberto Bossi.
Con l'elezione di Molinari si chiude la lunga stagione di Cota al vertice del Carroccio piemontese, che per sua "sfortuna" (come lui stesso ebbe a confidare al momento della vittoria del 2010) ha portato il movimento a guidare la Regione. I membri del nuovo Consiglio Nazionale, oltre ai segretari provinciali, che entrano di diritto, sono Alberto Gusmeroli della provincia di Novara, Alessandro Giglio Vigna del Canavese, Elena Maccanti e Claudio Broglio di Torino, Giovanni Rubini del Vco, Andrea Fassino di Asti, Paolo De Marchi di Cuneo, Claudio Corradino di Biella, Paolo Tiramani di Vercelli e Lino Pettazzi di Alessandria.
E dopo l’elezione i primi impegni: “Il Consiglio di Stato non ci impedirà di costruire una Lega forte, che manderà a casa Chiamparino in modo democratico”, ha sottolineato Molinari riferendosi alla recente sentenza con cui i giudici amministrativi supremi hanno respinto i ricorsi della Lega contro l’elezione di Sergio Chiamparino a presidente della Regione Piemonte. “Da lunedì si riparte tutti quanti uniti superando le divisioni che hanno caratterizzato questa fase congressuale”, ha affermato dopo l’incoronazione a proposito dello scontro con la capogruppo del Carroccio in Regione Piemonte e moglie di Roberto Calderoli. “È stata una grande prova, un risultato non scontato - ha concluso - cercheremo di rinnovare la voglia di rinnovamento che i militanti hanno espresso oggi”. Soddisfatta comunque del risultato ottenuto la Gancia, che sottolinea: “Mi ha votato il 45% del partito, nonostante Salvini si fosse schierato con il mio avversario. Un risultato ottenuto contro tutto l’establishment del partito”.
Nato ad Alessandria nel 1983, Molinari era il candidato sostenuto da Matteo Salvini, che lo volle con sé, assieme al ligure Edoardo Rixi, quando salì al vertice di via Bellerio. Il leader federale, soprattutto negli ultimi giorni aveva fatto di tutto per assicurare al suo numero due il partito piemontese e garantirsi un feudo in un partito che tutt'ora fatica a controllare. Il Piemonte si è confermata una “nazione” in linea con il segretario di turno, a differenza di altre regioni dove lo stesso leader ha registrato molte difficoltà a imporre un suo uomo al vertice dei rispettivi partiti locali. Molinari è entrato in Lega nel 1999, ancora adolescente, per sua ammissione perché "ammaliato" dalla figura carismatica di Umberto Bossi. Si getta a capo fitto nel Movimento studentesco padano, di cui diventa coordinatore nazionale nel 2001, dal 2003 al 2010 guida i Giovani Padani di Alessandria. Il tutto sotto l'ala di Tino
Rossi ex europarlamentare e a lungo ras incontrastato della Lega mandrogna: un rapporto che secondo i classici stilemi della politica si rompe con il parricidio con il delfino che divora il proprio pigmalione. Figlio di un apprezzato primario di medicina, laureato in giurisprudenza, viene malignamente etichettato come “abogado” per aver ottenuto l'abilitazione alla professione in Spagna. Nel 2010 approda in Consiglio regionale sull'onda di 5.014 preferenze assume la carica di vicepresidente dell’assemblea piemontese. Dichiarato ineleggibile dalla Cassazione, in seguito al ricorso del primo escluso nella lista provinciale, viene recuperato dall'allora governatore Cota come assessore esterno. Gli anni a Palazzo Lascaris gli sono costati anche un'indagine nell'ambito dell'inchiesta sulle spese pazze in Regione.
LA GIORNATA CONGRESSUALE AL PALASPORT DI COLLEGNO
Molinari è il quinto segretario “nazionale” della Lega Nord piemontese, dopo lo chansonnier Gipo Farassino (in carica dal 1987 al 1996), colui che insieme a Borghezio provocò lo scisma nell’Union Piemontéisa di Roberto Gremmo, per fondare il Moviment Autonomista Piemontéis, e poi il Piemonte Autonomista destinato a diventare '91 la Lega Nord Piemont. Motivo del dissidio fu la volontà di allearsi con la Lega Lombarda e con gli altri movimenti autonomisti padani che si stavano aggregando attorno a Bossi. Gremmo non era d’accordo. Il dominio incontrastato di Farassino durò quasi dieci anni, fino all’ascesa di Domenico Comino, una forza della natura, candidato a sindaco di Torino nel 1993 contro Valentino Castellani, mancando per poche centinaia di voti il ballottaggio, ma portando il Carroccio subalpino a un risultato storico: il 23,35%, il più alto mai raggiunto nel capoluogo piemontese. La sua forza elettorale e il suo carisma (Bossi lo definì lo Schwarzenegger della Lega) lo portano presto in rotta di collisione con Farassino, che intanto aveva perso il feeling iniziale con il Senatùr, cui imputava l’intenzione di “lombardizzare” la Lega. Comino si trovò a sfidare Farassino nel congresso del 1996, dopo essere stato anche ministro nel primo governo Berlusconi, e lo sconfisse.
Durante l’esecutivo di Centrosinistra guidato da Romano Prodi, Comino diventa capogruppo del Carroccio alla Camera, incarico che manterrà fino al 1999: ma anche per lui si stava avvicinando la “fine” politica. Convinto della necessità di allearsi di nuovo con il Cav. iniziò trattative “private” con Forza Italia e gettò il guanto di sfida a Bossi al congresso federale di Varese. Finì con insulti e botte. E con la sua espulsione. Bossi tre mesi dopo firmerà un patto di ferro con l’amico Silvio. Comino fonderà un suo movimento (l’Ape) con altri leghisti fuoriusciti (l’allora sindaco di Alessandria Francesca Calvo, quello di Mondovì, Riccardo Vaschetti). Un progetto che si rivelerà velleitario e così dopo poco è tornato tra i banchi di scuola, a insegnare a Morozzo. Lo sostituì come segretario l’acquese Bernardino Bosio, che però durò solo due anni, dal 1999 al 2001, quando ebbe inizio la satrapia di Cota.
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