CAMPAGNA ELETTORALE/2

Meloni e i suoi fratelli sfidano i sondaggi

L'ex ministro alla Gioventù guest star della manifestazione della nuova formazione di centrodestra. "I dati che pubblicano i giornali non corrispondono all'entusiasmo che registriamo sulle nostre proposte". Ghiglia: "Attecchiremo come un baobab"

La platea torinese l’ha incoronata candidata premier. Giorgia Meloni, leader con Guido Crosetto e Ignazio La Russa, di “Fratelli d’Italia”, formazione nata da una costola del Pdl, non si è affatto sottratta all’impegnativa investitura. Reduce da un affollato aperitivo-comizio alla sala Contrattazioni di Palazzo Borsa a Novara, ha spiegato il senso di quest’avventura intrapresa contro ogni convenienza personale: «Potevamo decidere di tenere la testa sotto la sabbia, ma non facciamo politica per questo, lo dimostra la nostra storia. Abbiamo fatto questa scelta stanchi di essere delusi da tante promesse mai mantenute e perché vogliamo dimostrare che un’altra destra in Italia è possibile».  Contro le seduzioni di Grillo e lontani dagli yesman. All’inizio dell’incontro, interpellata sulle aspettative che il neo partito si attende di raggiungere i prossimi 24 e 25 febbraio, ha dichiarato: «Non mi sono data degli obiettivi questa è un’esperienza che può rappresentare la grande sorpresa di questa campagna elettorale, nonostante il blocco della grande informazione nazionale e dei sondaggisti che fra un po’ ci daranno con il segno meno». Una rappresentazione falsa, lontana dalla passione che percepisce in ogni angolo dello stivale:  «Quello che leggo non corrisponde a quello che ogni giorno trovo sul territorio - ha aggiunto - quello che i sondaggisti non riescono a sondare è l’entusiasmo che questa avventura sta ridestando in un sacco di gente che aveva smesso di votare il centrodestra e aveva smesso di fare politica e che oggi sta ritrovando una casa. Sarà una bella sorpresa per tanti»

 

La manifestazione si è svolta alla Gam, nella stessa sala dove qualche ora prima c’era il vecchio loro capo ora diventato “nemico”, Gianfranco Fini: il «killer del centrodestra» secondo l'amabile definizione di Agostino Ghiglia. Dopo una breve introduzione dell’ex segretario torinese del Pdl Franco Maria Botta e il rituale inno di Mameli, è toccato prima alla testa di lista alla Camera (Ghiglia-Fabrizio Comba) preparare il terreno all’ex ministro alla Gioventù. L’ex coordinatore regionale pidiellino ha riservato agli avversari il solito florilegio di dileggi: Monti è il «tecnico cialtrone», l’alleanza tra Bersani e Vendola una «coppia di fatto», riservando a Berlusconi l’ironia sul suo recente acquisto calcistico («Non compriamo Balotelli per cercare campioni, ma candidiamo premier Giorgia Meloni». Anche per Ghiglia l’impresa di aver costruito un partito «in venti giorni, aldilà dei gufi e dei sondaggi» non è adeguatamente rappresentato dalle rilevazioni pubblicate in questi giorni dai giornali. E, inclinando alla metafora botanica, ha affermato: «Abbiamo messo il seme per una pianta che non deve seccare ma è destinata a diventare un baobab».

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento