GUERRIGLIA IN VALSUSA

“Nel blindato assediato dai No Tav” 

La testimonianza di un giovane militare avellinese mostra la vita grama dei tutori dell'ordine pubblico. In campagna elettorale anche i fatti di cronaca diventano politica, ma la verità è che quei voti, sparpagliati in mille rivoli, non fanno più gola a nessuno

«Assediato dai violenti No Tav». La testimonianza comparsa su un giornale olline di Avellino (e dopo qualche ora cancellata) è di Ciro Esposito, soldato dell’esercito spedito dall’Avellinese al Nord per far da guardia al cantiere di Chiomonte. Un altro Esposito, Stefano, parlamentare ultras dell’alta velocità, nessun grado di parentela con il militare, il racconto lo condivide sulla pagina Facebook, esortando i suoi amici a diffonderlo in rete perché «serve a far capire molte cose a chi non vive da queste parti». I fatti si riferiscono all’ultimo assalto al cantiere dell’opera.  «C’è stato un blackout, poi hanno iniziato a lanciare bombe carta e sampietrini, mentre un altro gruppo violava le recinzioni ed entrava nel cantiere. L’ordine era di indietreggiare e non rispondere al fuoco». Un resoconto di guerriglia, una scena purtroppo usuale non in teatri latinoamericani o africani, ma nella civilissima Valle di Susa. E molti ancora si ostinano a non raccogliere con la dovuta attenzione gli allarmi che da più parti si levano contro la brutta piega che sta prendendo la lotta contro il Tav, soprattutto nelle frange più estremiste dell'antagonismo sociale.

 

Ma la Valsusa e i suoi movimenti sono terreno di scontro politico e bacino di consenso. Così via Twitter il leader torinese di Sel Michele Curto annuncia che se il suo partito «avrà un risultato importante, la battaglia NoTav non sarà più facile, ma almeno possibile». Per dare un’icona a tale battaglia Nichi Vendola ha anche candidato – in posizione non eleggibile – l’ex sindaco di Avigliana Carla Mattioli. Una bandiera, quella del dissenso verso l’opera, sventolata anche dal Movimento 5 Stelle, probabilmente il più forte in Valle, che può contare nelle sue liste su Marco Scibona, da Bussoleno, capolista al Senato, mentre Antonio Ingroia, dopo aver detto no a Nicoletta Dosio, ha assoldato il sindaco di Venaus Nilo Durbiano, anche lui numero uno nella corsa per Palazzo Madama con possibilità pressoché nulle di elezione.

 

Insomma, mentre le talpe di Ltf si apprestano a «sventrare» la Valle di Susa, il movimento che si oppone all’opera è già lacerato e diviso in mille rivoli, ridotto a terra di conquista per leader politici a caccia di voti, ma destinato a rimanere relegato tra le montagne senza una possibilità concreta di approdare in forze in Parlamento. I tanti più o meno autorevoli capataz autonominatisi generali hanno ormai intrapreso strade differenti, ognuno in proprio alla ricerca di gloria. L’unico che garantirà una rappresentanza No Tav al territorio è Beppe Grillo, che il 14 febbraio, infatti, è a Susa (qui i suoi appuntamenti tsunami)  mentre Vendola, che sarà in Piemonte il 16, nonostante un’agenda fittissima di incontri e comizi per ora snobba la Valle. Segno che quel pugno di voti, sparpagliati e ormai marginali, forse non fanno più gola a nessuno.  

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