IL CASO

Non c’è Renzi, sono grillini i rottamatori

Nelle roccaforti del sindaco fiorentino il Movimento 5 stelle fa man bassa di voti. Ad Asti, Alessandria e Cuneo la voglia di rinnovamento manifestata dal popolo delle primarie vira verso la formazione del comico genovese

“Ci fosse stato Renzi avrei votato Pd”. Ma il sindaco di Firenze non c’era e ad analizzare il voto piemontese pare proprio che la richiesta di rinnovamento proveniente dall’elettorato di centrosinistra, dopo le primarie abbia trovato una valvola di sfogo nel Movimento 5 stelle. Ad Asti, Alessandria, Cuneo. Nelle province in cui alle consultazioni interne della coalizione progressista trionfavano i rottamatori, ora esultano i grillini. Nella Granda Beppe Grillo ottiene il 26,4% dei voti contro il 20,4% del Partito democratico, mentre nella provincia mandrogna la differenza, sempre a sfavore dei democrats, è di 2 punti percentuali (27,6% a 25,6%).

 

Discorso a parte merita la città del Palio, dove tutta, o quasi, la pattuglia renziana ha scelto il disimpegno, dopo le contestate parlamentarie che hanno premiato il deputato uscente Massimo Fiorio. Qui la consigliera regionale Angela Motta e molti amministratori dei piccoli centri attorno al capoluogo non si sono mai visti nelle desolate iniziative pubbliche organizzate dal partito di Bersani e i risultati sono eclatanti: Pd al 22,8%, M5s al 26,9%. Per non parlare delle polemiche legate ai sindaci banchieri Fabrizio Brignolo, primo cittadino di Asti, e Federico Fornaro, vice segretario del Pd regionale e al vertice dell’amministrazione di Castelletto d’Orba nell’Alessandrino: il primo nominato nel cda della Cassa di Risparmio di Asti in piena bufera Monte Paschi, l’altro ormai da un anno nel consiglio di sorveglianza della Banca popolare di Milano. E’ la Caporetto di un partito che sul territorio, dopo le consultazioni interne si è sfasciato, in cui per motivi opposti chi era certo dell’elezione e chi, al contrario era ormai fuori, ha tirato i remi in barca. L’equazione Renzi-Grillo, almeno nella base elettorale, è lampante anche nella provincia di Torino. Il Pd tiene in città, dove Bersani era più forte, il comico genovese sbanca le città renziane, a partire dalla Nichelino del sindaco rottamatore Pino Catizone dove i 5 stelle ottengono il 35% delle preferenze contro il 28% del Pd.

 

E se nelle province e soprattutto tra i giovani molte preferenze sono passate da Renzi a Grillo, in quartieri come il Centro e San Salvario, dove il sindaco fiorentino aveva ottenuto ottime performance, un elettorato di estrazione borghese e più maturo si è rivolto alla formazione di Mario Monti, che infatti ha raggiunto percentuali decisamente rilevanti, rispettivamente il 18,9 e 17,2, di almeno cinque punti superiori alla media cittadina. Da una parte e dall'altra, elettori in fuga dal Pd.

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