RIMPASTO BALNEARE

Fassino si becca la Tisi (come vice)

Il sindaco affida alla titolare del Welfare la fascia di numero due dell'amministrazione. Al renziano Mangone vanno Commercio e Lavoro. Urbanistica al capogruppo Pd Lo Russo. Più che una "fase due" sembra un sanatorio che scontenta tutti

A furia di stare in mezzo alle correnti Piero Fassino si becca la Tisi. E il bollettino politico di Palazzo Civico registra un repentino aumento della temperatura interna. Alla fine la scelta è caduta su Elide Tisi: sarà lei il vicesindaco dopo le imminenti dimissioni di Tom Dealessandri, designato nel board di Iren. E nei corridoi si sprecano metafore e battute tutte volte a certificare lo stato di salute dell'amministrazione cittadina dopo questo rimpasto che invece di sgombrare le recenti tossine sembra anzi riacutizzare tutti i malesseri che attraversano il corpaccione del centrosinistra torinese. Senza nulla togliere alla figura e alle qualità della tenace assessora al Welfare, la scelta sembrerebbe evidenziare una visione pauperista della città, proprio l'esatto opposto di cui ha bisogno Torino. Se sul piano amministrativo la Tisi ha alle spalle un solido pedigree (è già stata vicesindaco a Grugliasco) e non meno robusto sistema di relazioni con il mondo cattolico e del volontariato (ha lavorato con don Paolo Fini e poi nella cooperazione sociale), la sua promozione a numero due rischia di mettere in ombra gli ambiti più legati alle prospettive di medio e lungo periodo che attendono il sistema economico e produttivo della città.

 

E dunque, dopo tre mesi di gestazione, nei quali intanto ha portato a casa lo scorporo di Gtt e l’elezione al vertice dell’Anci, Fassino vara il suo rimpasto balneare e lo fa attingendo a piene mani dalla Sala Rossa. Approdano in giunta il renziano Mimmo Mangone, già assessore nell’ultimo mandato di Sergio Chiamparino, che ottiene le deleghe al Commercio e al Lavoro, e l’ormai ex capogruppo Pd Stefano Lo Russo che rileva l’Urbanistica da Ilda Curti. Confermato l’addio dell’ex dipietrista Maria Cristina Spinosa, nonostante le robuste pressioni del consigliere provinciale Roberto Cermignani, che con lei rappresenta Centro democratico a Torino. “Lo vada a dire a Tabacci” avrebbe tuonato minaccioso questa mattina nella piazzetta di fronte al Municipio, riferendosi direttamente al sindaco. Che a questo punto glielo dirà. Dopo Andrea Araldi, che ha erediterà lo scranno di Roberto Tricarico, subentrano nell’assemblea cittadina due figli del Garofano, Giusy La Ganga e Gioacchino Cuntrò, il primo luogotenente craxiano inciampato in Tangentopoli, l’altro ricordato soprattutto per le comparsate nelle fotografie con i big durante le feste democratiche.  Si apre ufficialmente anche la corsa al capogruppo Pd in Sala Rossa, poltrona lasciata libera da Lo Russo e per la quale resta in pole position Mimmo Carretta.

 

Questa mattina Fassino ha comunicato le proprie intenzioni ai suoi assessori, vecchi e nuovi, in un ampio giro di consultazioni. Scelte che tuttavia scontentano in molti, a partire dai Moderati, che hanno subito il forte ridimensionamento di Giuliana Tedesco, che potrebbe essere risarcita con le Partecipate o il Patrimonio, deleghe nient'affatto minori. In questo momento il sindaco sta perfezionando gli ultimi dettagli. Domani un giro con i leader dei partiti, poi l’annuncio ufficiale. 

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