CONVERSIONI

Fassino: “Voglio vincere con Renzi”

Appassionato discorso del sindaco di Torino alla Leopolda nel quale elenca paure e tabù che la sinistra deve superare: globalizzazione, flessibilità, ricambio della classe dirigente. E che sappia catturare consenso oltre il tradizionale elettorato

“Voglio una sinistra che non abbia paura di vincere”. Il Piero Fassino della Leopolda è davvero inedito, lontano da quell'abito di grigio funzionario ex Pci che, non sempre a torto, la vulgata gli ha cucito addosso. E così, smessi pastrani e loden, si è infervorato in un appassionato discorso. “Voglio una sinistra che non abbia paura della globalizzazione, ma che si ponga il problema di darle un verso. Voglio una sinistra che non abbia paura della flessibilità, ma che coniughi insieme diritti e flessibilità. Voglio una sinistra che non abbia paura di aprirsi, di passare la mano, perché la funzione di una classe dirigente è di costruire le condizioni per cui chi viene dopo sia in grado di fare meglio”. Roba da non credersi, secondo alcuni che strabuzzavano gli occhi e si pulivano le orecchie. Capita, anzi succede sempre ai convertiti diventare fanatici della loro nuova fede.

 

Basta, insomma, con i vecchi tabù e le antiche idiosincrasie: “Voglio una sinistra - ha proseguito nel mantra - che non ha paura, una sinistra che non ha paura dell’Europa, perché è il luogo del nostro futuro; voglio una sinistra che non ha paura di un mercato del lavoro che non è più quello di un tempo, il problema non è dire no alla flessibilità ma come ci mettiamo dentro i diritti; voglio una sinistra che non ha paura della natura; che non ha paura della diversità; voglio una sinistra che non ha paura di aprirsi e di parlare con quelli che ancora non ci hanno votato, perché non si vince tenendo solo quelli che hai; voglio una sinistra che non ha paura di aprirsi e di passare la mano”. In sintesi, “Voglio una sinistra che dica: voglio vincere ed è per questo, credo, che siamo tutti qui”.

 

Applausi scroscianti davanti a un Matteo Renzi gongolante. Con qualche leggero (ma inespresso) imbarazzo nella delegazione piemontese che, per ovvie ragioni, Fassino lo conosce davvero bene. E allora i malpancisti scelgono la rete per esprimere il loro disagio. Come fa Giuseppe Primo che si rivolge su Facebook al Rottamatore: “Matteo essendo di Torino Fassino è uno di quelli che dovresti prenderne le distanze”. O come Maurizio Marconi che certifica: “Vedi non c’è differenza tra Fassino e Renzi, viva la Leopolda”.

 

Ed ecco una rappresentanza ai massimi livelli del renzismo nostrano con il sindaco Fassino: il vicecaporuppo dei senatori Stefano Lepri, l'ex ribelle della Sala Rossa (calmato con un assessorato) Domenico Mangone, e l'ex sfidante alle primarie Davide Gariglio. Tutti felici come una Pasqua collettiva, meno uno. Chissà perché.

 

print_icon