TRAVAGLI DEMOCRATICI

L’uno-due torinese contro Renzi

Chiamparino lascia la guida delle Regioni in polemica con il Governo, Fassino minaccia di non ricandidarsi per l'allargamento a Verdini. I due ex ragazzi di via Chiesa della Salute sembra abbiano deciso di creare grattacapi al premier

Uno si dimette polemicamente, pur avendo ricevuto rassicurazioni sull'intervento del governo, l'altro che “minaccia” di non ricandidarsi di fronte all'imbarazzante appoggio di Denis Verdini. Sergio Chiamparino e Piero Fassino sembra abbiano deciso di creare problemi a Matteo Renzi. Il primo che abbandona la guida delle Regioni denunciando difficoltà di rapporti con il Governo, il secondo che in una telefonata dai toni accesi con l'inquilino di Palazzo Chigi paventa la sua non ricandidatura, non condividendo le manovre di allargamento della maggioranza: i “due di Torino”, come abitualmente li chiama il bullo fiorentino, pare abbiano aperto – non si sa se di comune accordo – una faglia con il premier e segretario Pd.

 

I due ragazzi di via Chiesa della Salute, il quartier generale del Pci subalpino da cui hanno preso il volo le rispettive (e brillanti) carriere, hanno alzato la voce. Chiamparino assicura che per quanto “congelate” le sue dimissioni sono “irrevocabili” e sebbene dichiari che non sono dettate da ragioni di polemica o, peggio, di "ricatto" verso il Governo non riesce a fornire altre ragioni se non quelle che evidenziano distanze sempre più marcate tra le decisioni dell'esecutivo e i bisogni delle Regioni: tasse, sanità, trasferimenti, contabilità. Chi ha parlato nelle ultime ore con il governatore piemontese lo descrive “provato” e particolarmente “seccato”, forse proprio con Renzi che pare non l'abbia voluto (o semplicemente potuto) ricevere.

 

Fassino, dal suo canto, già macerato dal dubbio se affrontare o meno la competizione elettorale per un secondo mandato che si presenta irta di incognite, ha esternato alla sua maniera le, diciamo, perplessità, sui movimenti politici in atto sulla scena nazionale: se Verdini continua ad andare in tv a rivendicare il sostegno al tuo governo, questo il tono di una conversazione telefonica, io non mi ricandido perché non voglio perdere. Fassino, infatti, ancora non ha ufficializzatola sua candidatura al secondo mandato, cosa che dovrebbe avvenire a breve, con tanto di investitura pubblica di Renzi, che andrà a Torino per dare l’annuncio, forse già in occasione dell'assemblea nazionale dell'Anci.

 

Chi prova a far cambiare idea a Chiamparino è il presidente dell’Anci Piemonte Andrea Ballarè: “Autorevolezza politica e competenza hanno caratterizzato l’impegno di Chiamparino alla guida della Conferenza Stato-Regioni: a nome dei Comuni piemontesi gli chiedo di ripensare alle dimissioni”, scrive il sindaco di Novara che ricorda come “il default della Regione Piemonte non deriva da responsabilità del Governatore e della sua Amministrazione, ma ha radici più lontane”. Ballarè auspica che le notizie secondo cui il Governo si appresterebbe ad attuare un intervento urgente per salvare il Piemonte e le altre Regioni in difficoltà siano presto confermate dai fatti. “In caso contrario - continua - la crisi della Regione Piemonte, che porterebbe a far mancare fondamentali le risorse alle Amministrazioni locali, si riverbererebbe pesantemente su tutti i Comuni piemontesi, in particolare su quelli più grandi, portandoli anche a sforare il Patto di stabilità e pregiudicando un’attività amministrativa che sta contribuendo in modo determinante al rilancio del Piemonte”.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    10:53 Domenica 25 Ottobre 2015 iolovoglio2011 meglio così

    Se Fassino non si ricandida meglio l'asse Chiampa-Fassi non fa che mantenere una città dormiente e silente..se si pensa che il Piemonte governata da sempre dalla sinistra è l'unica Regione italiana del nord con un deficit pauroso..e non certo per colpa dei contribuenti che sono tra i più tartassati d' Italia..

  2. avatar-4
    15:43 Venerdì 23 Ottobre 2015 versionedibarney Bravi

    l'uomo solo al comando ha un limite

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