Capitan Leo si fionda sulle Primarie
16:35 Giovedì 13 Febbraio 2014 5Si infoltisce la pattuglia degli aspiranti alla successione di Cota. Ncd ha ormai più candidati che elettori. Ora tocca all’ex assessore ciellino, forte di un’alleanza con il socialista Cantore. Porchietto, nervosa, reclama invano l’incoronazione - VIDEO
“Andrà a finire che avremo più candidati che voti”. La battuta nel centrodestra circola da ieri, quando la sola voce di possibili primarie ha dato sfogo alle ambizioni dei tanti aspiranti governatori dell’alveo berlusconiano. L’ultimo in ordine di tempo è Giampiero Leo, ciellino doc, tra i consiglieri regionali più longevi di Palazzo Lascaris, recentemente trasmigrato nella pattuglia di Angelino Alfano e tra i pochi nella coalizione verde-azzurra a non finire invischiato nell’inchiesta Rimborsopoli. Il suo nome va ad aggiungersi a una lista già piuttosto nutrita nella quale figurano l’ex sottosegretario Guido Crosetto, il leader di Forza Italia in Piemonte e vicepresidente della giunta Gilberto Pichetto Fratin, gli assessori uscenti Michele Coppola e Claudia Porchietto, entrambi del Nuovo Centrodestra, oltre ai vari Mister X della società civile e del mondo imprenditoriale, la cui identità continua a restare segreta. Per non dire delle panzane che circolano, buttate nella mischia più per vellicare le personali vanaglorie o aprire spazi a propri famigli che per reali convincimenti politici (com’è il caso dell’onorevole Macario, al secolo Osvaldo Napoli, che cogliendo il clima carnevalesco si autopropone).
Classe 1954 da Catanzaro, Leo ha assunto il suo primo incarico nel 1975 come consigliere comunale di Torino per venire promosso, dieci anni più tardi, assessore a Palazzo Civico, tra i primi a inventarsi la delega alle politiche giovanili. L’approdo in via Alfieri è datato 1990, ma resta poco senza galloni perché quattro anni dopo l’allora presidente Gian Paolo Brizio, gli affida la responsabilità della Cultura, poltrona che continuerà a occupare anche sotto Enzo Ghigo. Un incarico che è diventato un tutt’uno con la sua persona, al punto da considerare un usurpatore chiunque l’abbia ricoperto dopo di lui, che si chiamasse Gianni Oliva o Michele Coppola. Poi la bruciante umiliazione della mancata rielezione alle ultime regionali e il ripescaggio in Consiglio come surrogato dei compagni promossi nella giunta Cota. Dopo i primi giorni di scoramento non si perso d’animo e, giorno dopo giorno, girando come una trottola e mai mancando a un appuntamento pubblico, ha ritessuto quella rete di relazioni che qualcun altro, in primis tra i ciellini, aveva contribuito a sfilacciare. E così tra vernissage, mozioni e tresche d’aula, convegni e fruscii di tonache, ha riacquistato in breve il suo ruolo di principale interlocutore del mondo cattolico e culturale.
Una designazione, quella di Leo, uscita dalla fervida mente del capogruppo Daniele Cantore, il quale forse non a caso l’ha spedito in sua vece all’odierno summit della coalizione, dando corda ai sospetti che oltre a premiare una figura di valore, la candidatura serve anche a sbarrare la strada alle ambizioni di qualche compagno di partito, troppo intraprendente. E dire che probabilmente la Porchietto aveva sentito puzza di bruciato se, appena appresa la notizia dell’assenza di Enrico Costa, si è fiondata in via San Francesco D’Assisi decisa a rappresentare lei gli alfaniani, salvo accorgersi al suo arrivo che seduto al tavolo c’era proprio Leo, in procinto di comunicare la sua discesa in campo. Imbufalita per l’affronto, l’ex numero uno dei piccoli industriali torinesi non ha potuto far altro che alzare i tacchi e prendere la porta.
I nervi nel Nuovo Centrodestra piemontese sono tesissimi: sulla stessa linea di Cantore, al fianco di Leo, ci sono il presidente di Palazzo Lascaris Valerio Cattaneo e la consigliera Rosanna Costa. Intanto la sua candidatura pare stia iniziando a raccogliere un certo consenso non solo negli ambienti tradizionalmente a lui affini - cattolici, dell’associazionismo culturale e dei diritti umani - ma anche in ambito laico-riformista. Lui stesso conferma: «Questa volta non me la sento di sottrarmi da una così incalzante e lusinghiera sollecitazione». E così, dopo aver declinato, negli anni, la candidatura a sindaco di Torino, la presidenza del Movimento Popolare offertagli a suo tempo direttamente da don Giussani e in più occasioni uno scranno sicuro in Parlamento, questa volta per l’assessore “superlativo”, pare arrivato il momento della sfida. «Non riuscirei a dire di sì se non fossi
convinto in coscienza che potrei rivestire il ruolo di presidente della Regione con dignità e utilità ai piemontesi». In fondo, Leo, sui banchi di via Alfieri c’è fin dal 1990 e conosce ogni anfratto della Regione: «Non l’ho mai considerata uno scalino verso altre tappe di carriera» conclude.
Dopo un confronto con gli amici più stretti di Nuova Generazione “presieduta con straordinaria capacità da Silvio Magliano”, Capitan Leo, come è stato ribattezzato per la sua riconosciuta passione per i fumetti, si sente pronto per il grande passo e nei prossimi giorni ha già in agenda un fitto carnet di appuntamenti con i principali stakeholder del Piemonte.


