CENTRODESTRA

Ncd va in Rosso. Sold out per Leo

Chiuso l'accordo con l'Udc (Goffi candidato alle Europee), gli alfaniani potrebbero puntare sull'ex sottosegretario, che ha già sfidato Chiamparino nel 2011. Ma la soluzione più probabile (e coerente) è affidare la guida all'esponente ciellino

Chiuso l’accordo con l’Udc per le Europee, Ncd si appresta a tradurre l’alleanza in chiave locale per il voto regionale: lista unica con il doppio simbolo, come a livello nazionale, o due liste distinte ma apparentate che prefigurino, magari con l’aggiunta di una formazione “civica”, un terzo polo di matrice Ppe? Le determinazioni uscite dal congresso nazionale dello scudocrociato e dalle riunioni tra gli stati maggiori piemontesi, che collocano il partito di Casini “nel campo dei moderati in posizione alternativa alla sinistra e distinto da Forza Italia”, vanno in tale direzione: l’intesa “non sarà solo elettorale ma si propone l’avvio di un percorso aggregativo che punta alla costruzione di un nuovo soggetto politico che vuole rappresentare tutto l’elettorato moderato”. Prospettiva che alla fine è risultata se non convincente, di certo “opportuna” anche a quella frangia all’inizio riluttante a stringere patti con gli alfaniani, come l’area che si riconosce in Michele Vietti: se è vero, come pare, che l’uomo a lui più organico, il consigliere regionale uscente Alberto Goffi, sarà uno dei candidati di punta per uno scranno a Bruxelles, le ultime resistenze paiono definitivamente archiviate.

 

A guidare la corsa verso Palazzo Lascaris non sarà il leader regionale Enrico Costa, nonostante le prime linee del partito continuino a premere sul vice guardasigilli affinché accetti la candidatura “di servizio”, soluzione che eviterebbe motivi di attrito tra gli aspiranti consiglieri, nessuno disposto a concedere al proprio concorrente il vantaggio competitivo rappresentato dalla designazione a governatore. Ed è per questa ragione che nelle ultime ore è spuntata l’ipotesi di lanciare nella mischia Roberto Rosso. L’ex sottosegretario berlusconiano, deputato per cinque legislature, ha già sfidato Sergio Chiamparino nel 2001 alle Comunali di Torino. Sarà lui la carta di riserva? Oppure, in un quadro che avrebbe più di un elemento di coerenza con il percorso nazionale, si punterà su Giampiero Leo, consentendo il doppio ruolo di candidato governatore e capolista nel proporzionale?

 

Intanto, Leo gongola, dopo il bagno di folla che giovedì sera ha sancito l’avvio della sua campagna elettorale. Rispetto a quattro anni fa quando aveva “diviso” il proprio sostegno elettorale su più candidati e una parte consistente di consensi era stato dirottato su Claudia Porchietto (grazie all’appoggio dell’allora presidente della Compagnia delle Opere Dario Odifreddi), oggi Cl si mostra compatta attorno al suo principale esponente. Silvio Magliano cura la regia della campagna e punta a ottenere un buon risultato alle Europee da spendere in future competizioni politiche. Ma l’ecumenismo di Leo ha conquistato settori e interlocutori che vanno al di là del perimetro del voto cattolico e oltre la cerchia del tradizionale voto moderato. La serie eterogenea di testimonial che dal palco del Fortino si sono succeduti nel motivare il loro sostegno all’ex assessore è, da questo punto di vista, emblematico: dal socialista Marco Brunazzi del Salvemini allo scrittore iracheno Younis Tawfik, dal presidente della Fism Redi Sante di Pol ai rappresentanti dell’associazionismo culturale. «Raccontando il mio programma attraverso le parole “Libertà Esperienza Operosità” che compongono il mio cognome – ha spiegato Leo -, ho voluto sottolineare alcuni concetti fondamentali: noi crediamo nel metodo del confronto, possiamo portarlo avanti, non facciamo battaglie “contro” qualcuno ma “per” qualcosa. Chi cerca di convincerci che la politica non sia più necessaria fa il gioco di poteri forti, dittatura e pensiero unico. La politica è cultura ed è la radice del nostro modo di pensare la società». Così sia.

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