SACRO & PROFANO

Cl si converte. Al centrosinistra

Con l'annuncio ufficiale della candidatura di Magliano nella lista dei Moderati si formalizza il cambio di campo dell'organizzazione cattolica. Officianti Portas e Leo, ma soprattutto Ghigo e Vietti. Ncd esclusa dai giochi rischia di restare fuori dalle elezioni

Roba da far incrociare gli occhi a Piero Fassino, quasi come quando si trovò a dover scegliere tra il volgere lo sguardo alla platea di un convegno che aveva davanti o alle forme di una hostess che stava al suo fianco. Stavolta l’estetica è assai meno interessante, ma il peso politico ha la meglio sulle lunghezza di gambe e tacchi. Gli è che da qui alla fine del mandato al Lungo toccherà guardare Silvio Magliano come avversario – in quanto componente dell’opposizione – in consiglio comunale e alleato in campagna elettorale. Già, perché lunedì il fondatore, leader e detentore del brand dei Moderati, Giacomo Portas, per tutti Mimmo, presenterà ufficialmente la candidatura di Magliano nella sua lista. Alfaniano, ma anche – per dirla con Veltroni – moderato. E soprattutto uno dei volti politici più noti di Comunione e liberazione. Con un avvertimento che Portas non dimentica di spedire al Nuovo Centrodestra: nessuna scalata, nessuna opa sui Moderati, sia chiaro che chi aderisce lo fa a titolo personale e nessuno immagini altro.

 

Messaggio chiaro e forte. Tanto da risultare quasi irritante per chi nel partito “ministeriale” finisce per sentirsi un po’ cornuto e mazziato. L’abilità di Portas nel muoversi tra retrovie, tattiche e colpi a sorpresa non è una cosa da scoprire oggi. Che qualcuno tra gli alfaniani immaginasse qualche cosa di più e soprattutto di meno limitante dall’operazione Magliano è altrettanto vero. Lo stesso ministro Enrico Costa, nelle vesti di coordinatore regionale, non ha nascosto un certo disappunto, per come sia andata in porto l’operazione, lasciando peraltro alla deriva il simbolo. Nella lista di Portas, apparentata da subito con Fassino, salvo improbabili rotture, il logo di Ncd non ci sarà. Rischiando di non comparire sulle schede elettorali della primavera prossima. Neppure con la nuova insegnale che, pare, non conterrà più la dizione centrodestra.

 

Se e dove spunterà fuori, per ora nessuno lo sa. Stando nelle mani dello stesso Costa è ben difficile che possa transitare in quelle di Vito Bonsignore, nemico giurato di Magliano e già custode di un altro simbolo, quello dell’Udc che con il suo scudocrociato val sempre una percentuale di voti. Di una formazione post o neo democristiana annuncia la presenza a Torino così come a Novara il commissario regionale Gianni Barosini, il quale in una nota ribadisce come il suo partito (o quel che rimane) “si porrà in netta alternativa a candidati di centro-sinistra, sia al primo che al secondo turno”. E se proprio non si riuscirà a fare una lista, “sosterremo movimenti civici compatibili con i nostri principi culturali”. Come il rassemblement messo in piedi sotto la Mole da Roberto Rosso.

 

Si vedrà. Anzi, è probabile se ne vedranno ancore delle belle. La stessa adesione di Magliano alla lista di Portas finisce con accelerare la scissione dell’atomo, marcando le differenze già palesi in consiglio comunale tra il politico esponente di Comunione Liberazione e l’ala bonsignoriana (Enzo Liardo, Paolo Greco Lucchina e Raffaella Furnari). Se Magliano è il cavallo su cui hanno deciso di puntare alcuni ex maggiorenti berlusconiani per puntellare il proprio passaggio da uno schieramento all’altro, da Enzo Ghigo a Michele Vietti passando per l’ex senatore azzurro Aldo Scarabosio, sotto la regia di Giampiero Leo (e Angiolino Mastrullo) - per citare la trimurti Fassino-friendly – sarà da vedere quanto peseranno le preferenze che sarà in grado di raccogliere e quanto Portas sarà disponibile a cedere spazio in Sala Rossa al nuovo acquisto. La macchina ciellina, concentrata soprattutto nella Piazza dei Mestieri di Dario Odifreddi e Mauro Battuello si muove già a pieno ritmo.

 

Il fondatore dei Moderati si muove, da sempre, con attenzione e una certa spregiudicatezza. La stessa posizione assunta sul tema caldo del ddl Cirinnà – sì ai diritti civili, no alle adozioni per le coppie omosessuali – lo pone nella condizione di raccogliere voti in quell’elettorato di centrosinistra che storce il naso alle posizioni del Pd (con l’eccezione dei cattodem) su un argomento che sarà ancora attuale al momento del voto amministrativo. Una carta quella dei temi etici che di fatto spiana la strada anche per questa alleanza-non alleanza con l’Ncd e toglie da ogni imbarazzo anche l’ala ciellina di Magliano, ma anche di Leo. Uno dei primi a tessere la tela con l’inquilino di Palazzo civico. Ma il ragno si chiama Mimmo.

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