GRANE PADANE

Lega Nord, la rivolta del Canavese

Dopo il caso Sacchetto mezzo Carroccio si ribella all’esclusione di Albano dalla lista delle Regionali. “Trucchi e giochetti indegni del nostro movimento”. Appello al leader Salvini: “Sana questa ingiustizia altrimenti ce ne andiamo”

Basta con giochetti e colpi di mano, non è questa la Lega Nord che vogliamo. Il Canavese, provincia “autonoma” nella galassia del Carroccio piemontese si ribella ai diktat del partito e contesta la formazione delle liste per le prossime regionali. In particolare a un’area vasta del movimento non è andata giù l’esclusione del loro esponente di punta, quell’Alessandro Albano, consigliere provinciale uscente, giovane cresciuto a “pane e Lega”. Estromissione decisa mercoledì scorso dal Consiglio “nazionale” di via Poggio per togliere di messo un concorrente in grado di insidiare l’elezione Alessandro Benvenuto, segretario provinciale della Lega torinese, considerato la testa di legno del deputato Stefano Allasia, il candidato che l’apparato ha deciso debba sedersi nel prossimo emiciclo di Palazzo Lascaris. Da qui l’accorato appello rivolto direttamente a Matteo Salvini da un numero consistente di amministratori locali: «Chiediamo che questa situazione venga al più presto sanata e che Albano possa essere candidato. Chiediamo che sia una gara regolare e non una serie di trucchi a determinare chi merita di ricoprire un incarico. Questa è la Lega che vogliamo. Il resto sono cose che vogliamo combattere. In caso contrario ciascuno di noi si sentirà libero di muoversi autonomamente rispetto al Movimento».

 

Una netta e dura presa di posizione – firmata tra gli altri dal vicesegretario provinciale Fulvio Laziosi, dall’ex parlamentare Walter Togni e da numerosi segretari di sezione – illustrata stamane a Ciriè nel corso di una “sofferta” conferenza stampa, per denunciare “una situazione che non può essere fatta passare nel silenzio”. E così dopo il caso che ha riguardato l’assessore regionale Claudio Sacchetto, depennato dalla lista cuneese per evitare di ostacolare Gianna Gancia, esplode un’altra mina per Roberto Cota, sempre più capo di un bunker assediato dagli stessi militanti e dirigenti del Carroccio.

 

«La Provincia del Canavese è un’unità organizzativa della Lega Nord che non ha alcuna corrispondenza con istituzioni amministrative locali – spiegano i promotori della clamorosa protesta -. È riuscita tuttavia ad esprimere, nel corso dei decenni e grazie al lavoro di molte persone capaci, non solo consiglieri comunali ma anche sindaci, consiglieri provinciali, regionali ed anche un parlamentare. Ora, in virtù di questa forza territoriale e per dare opportuna rappresentanza a tutte le componenti geografiche del Piemonte, è stata chiesta al Canavese una rappresentanza di 7 candidati nella creazione delle lista della Lega Nord per le prossime elezioni regionali di maggio. Il motivo della nostra presenza qui oggi è quello di evidenziare al segretario federale l’incredibile ingiustizia che è stata perpetrata qualche giorno fa nella scelta delle candidature. Tale scelta infatti è avvenuta con l’intenzione di escludere il consigliere provinciale uscente Alessandro Albano dai sette».

 

Una provvedimento preso non certo «nell’interesse della Lega Nord (che ha bisogno di essere rappresentata dalle migliori risorse umane e politiche disponibili) ma esclusivamente in quello del Segretario Provinciale del Canavese. Pur di non avere qualcuno che potesse fargli ombra infatti quest’ultimo non ha esitato ad occupare tutti i posti disponibili anche con persone con scarsissima esperienza amministrativa». Si fa riferimento a Cesare Pianasso, candidato alle Regionali, anche se tutti sanno che il vero cavallo da proteggere è Benvenuto, a cui peraltro è stata concessa la deroga che gli permette di candidarsi alla Regione senza prima aver rassegnato le dimissioni dal suo incarico all’interno del Movimento.

 

«Una scelta immotivata oltre che priva di qualsiasi “ratio” politica – insistono i firmatari -. Giova infatti ricordare che due dei sette candidati in questione, appartengono addirittura alla stessa sezione. Dietro la facciata di una votazione “democratica” si è nascosta un’operazione assolutamente non degna del buon nome della Lega Nord. Perché impedire ad una persona di candidarsi non è democrazia. Perché ignorare la richiesta di una fetta importante del territorio e dei suoi stessi amministratori non è democrazia». Per i ribelli canavesani nella Lega piemontese si sta tradendo quello spirito di rinnovamento intrapreso dopo gli scandali che hanno azzerato il vecchio gruppo dirigente: «Rappresentiamo una parte significativa di coloro che, a Bergamo tempo fa, andarono fisicamente o con il cuore a usare “le scope”. Chiedendo pulizia e regole chiare. Oggi quella pulizia e quelle regole chiare sono seriamente messe in pericolo in questa parte del territorio. Oggi le persone qui presenti possono dire di rappresentare il 60% degli eletti nelle pubbliche amministrazioni della suddetta Provincia. Giova ricordare che queste realtà amministrative sono quelle dimensionalmente più importanti. Quello che si dice il motore trainante di un Partito o di un Movimento. Questa è la Lega che vogliamo. Il resto sono cose che vogliamo combattere. In caso contrario ciascuno di noi si sentirà libero di muoversi autonomamente rispetto al Movimento».

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