GRANA PADANA

Lega, gli epurati scrivono a Salvini

Cota passa al contrattacco ed è pronto ad andare fino in fondo con chi lo ha contrastato. Il partito del Canavese espelle dirigenti e attivisti che hanno sostenuto il ribelle Albano alle Regionali. Ma l'ex deputato Togni rincara la dose

La Lega Nord chiude i conti con il proprio recente passato. La guerra in atto tra il Canavese e Torino si sarebbe risolta dopo le elezioni – si era detto - per evitare di perdere consensi prima delle urne, e così è stato. Nei giorni scorsi quel che resta del partito provinciale del Canavese ha proceduto all’espulsione dei ribelli, quell’area cioè che si è coagulata attorno all’ex parlamentare Walter Togni e ha sostenuto alle Regionali Alessandro Albano, candidato nella lista civica di Gilberto Pichetto dopo la porta in faccia ricevuta via Poggio. La situazione dei contestatori era rimasta “congelata” per qualche settimana, poi le urne hanno consolidato la posizione del leader “nazionale” Roberto Cota, beneficiato dall’elezione all’europarlamento di Gianluca Buonanno e dai due “suoi” spediti a Palazzo Lascaris, Alessandro Benvenuto e Gianna Gancia. Insomma, se fino a qualche giorno fa la sua leadership appariva quanto mai traballante, sotto i colpi delle inchieste giudiziarie che hanno travolto la sua Giunta e martoriata dalle faide interne al movimento, oggi il voto pare avergli restituito almeno una parte della legittimazione perduta. E quindi passa al contrattacco.

 

Nei giorni scorsi Togni ha inviato ai vertici federali del partito, a partire da Matteo Salvini e Umberto Bossi, una mail per illustrare la sua versione. Un’altra missiva, dopo quella in cui chiedeva le dimissioni di Cota per “manifesta incapacità politica”. Questa volta rivendica i suoi oltre vent’anni nel partito, le battaglie condotte, le 1.698 preferenze ottenute da Albano nella Civica di Pichetto, primo eletto anche se la lista non ha ottenuto il quorum, più dei «6 o 7 candidati del Canavese tutti insieme, compreso il segretario provinciale» si legge. Voti che sarebbero potuti andare alla Lega se solo lo avesse candidato, ma - come per Claudio Sacchetto a Cuneo - il partito aveva deciso di puntare su un altro: Benvenuto a Torino, Gancia nella Granda: così è stato. «E intanto abbiamo perso anche gli oltre 6mila voti di Sacchetto che è passato con il Nuovo Centrodestra» si lamenta Togni. Se verrà espulso sarà per aver sostenuto apertamente una lista concorrente della Lega, «come fece Roberto Maroni con la sua lista civica in Lombardia o come lo stesso Flavio Tosi, che ha fatto il proprio endorsement ad Albano poco prima delle elezioni».

 

Domani il direttivo nazionale potrebbe già ratificare le espulsioni, che per quei dirigenti e militanti che sono in Lega da oltre vent’anni andranno esaminate ancora dalla Commissione di Garanzia di via Bellerio presieduta da Bossi. E’ il fondatore di questo partito l’unico che a questo punto potrà concedere la grazia a Togni, che tuttavia pone lui una condizione per restare: «O cambiano i vertici piemontesi oppure non ci interessa rimanere nel partito degli affarucci personali».

 

Leggi qui la lettera di Togni a Bossi e Salvini

 

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