ROTTAMAZIONI

Via i brontosauri dalle partecipate

Fuori gli over 60 dai cda delle aziende del Comune di Torino. E se proprio non si schiodano che lavorino gratis. Misura "renzianissima", rilanciata da Curto (Sel), che Fassino, antesignano del ricambio generazionale, accoglierà?

Via tutte le vecchie cariatidi comodamente sistemate nei consigli di amministrazione delle partecipate torinesi. Non è Matteo Renzi, in uno dei suoi continui attacchi di annuncite, e neanche uno dei tanti dirigenti democratici saliti, prima o dopo, sul carrozzone della rottamazione a lanciare una proposta che, se approvata, potrebbe decapitare tutta la prima linea dell’intendenza manageriale pubblica, che da decenni si avvicenda ai vertici delle aziende cittadine. A lanciare il guanto di sfida a Piero Fassino è Michele Curto, 32 anni, capogruppo di Sel in Sala Rossa, pronto a tradurre tale intendimento con una mozione di indirizzo che impegni l'amministrazione a rimuovere i suoi rappresentanti nelle società partecipate, enti e consorzi vari, che abbiano raggiunto l'eta pensionabile. «Se vogliono restare possono farlo gratuitamente» dice Curto che poi spiega: «E’ un provvedimento che impone il governo, attraverso il decreto sulla pubblica amministrazione, spero che il renzianissimo sindaco di Torino non veda l’ora di tramutarlo in realtà».

 

La norma a cui si fa riferimento è l’articolo 6 del decreto legge 90 del 2014, quello presentato dal ministro Marianna Madia. Riguarda tutti gli amministratori o dirigenti “in quiescenza” ovvero in pensione, nominati dalla pubblica amministrazione. D’ora in poi ciò non potrà accadere, se non per un tempo limitato – un anno – e a titolo gratuito. Insomma, se i brontosauri vogliono rimanere ai posti di comando lo facciano gratis visto che già percepiscono la pensione. Naturalmente chi è stato designato prima dell'entrata in vigore della legge per l'esecutivo potrà finire il proprio mandato, ma Curto vorrebbe addirittura accelerare i tempi con una sorta di rimozione coatta.

 

Un tema, quello del ricambio generazionale, che dovrebbe essere assai caro a Piero Fassino, che il 20 marzo 2007, quando era segretario dei Ds, in procinto di dar vita al Pd, firmò con grande entusiasmo il “patto generazionale” in cui i sottoscrittori si impegnavano a non rivestire più ruoli apicali dopo i 60 anni. Un’idea che allora riscosse adesioni trasversali, dalla politica alla finanza con l’allora ad di Unicredit Alessandro Profumo in prima fila. Eppure a Torino, dove ormai amministra la città da tre anni, a partire dal suo insediamento e poi ancor di più con la svolta renziana, le nuove leve assurte agli onori della cronaca politica rispondono ai nomi di Mercedes Bresso, rieletta eurodeputata, Fabrizio Morri, segretario torinese del Pd, financo al dirimpettaio di piazza Castello Sergio Chiamparino, al vertice della Regione.

 

Una situazione che si riflette anche tra i manager del famigerato capitalismo municipale e che, in seguito al decreto Madia, che il vendoliano Curto vorrebbe rendere ancor più stringente, rischiano di avere le ore contate. Dall’ex Fiat Maurizio Magnabosco (69 anni, al vertice di Amiat con uno stipendio da 83.500 euro annui più indennità di risultato), a Paolo Romano (71 anni, ad di Smat, con un emolumento che comprende una quota fissa di 59.120 euro e una variabile di 46.955,98 euro). Passando per Giuliano Manolino, 64 anni, per un quarto di secolo sindaco di Pecetto, poi consigliere regionale, ora uomo del sottobosco dei Moderati, al vertice del Caat per 56.700 euro annui più gettoni di presenza di 129,60 euro. Ci sono poi i sindacalisti: Bruno Torresin, ex dirigente Uil, 68 anni, l’uomo del grande camino del Gerbido a 70mila euro annui, Giancarlo Guiati, ex Cgil, 65 anni, amministratore unico di Infra.To (euro 68.976,84). Per non parlare degli ultimi arrivati nel favoloso mondo della nomina pubblica, leggi l’ex vice sindaco Tom Dealessandri (classe 1949), designato da Fassino nel cda di Iren e del consigliere provinciale Giuseppe Sammartano, 63 anni, in pensione dal 2011, ma già riciclato, appena finita la sua esperienza a Palazzo Cisterna, nel board di Smat.

 

Finora a Torino la rottamazione è passata senza lasciar tracce. Renzi ora ha messo dei paletti ben precisi in vista dei prossimi giri di nomine, chissà che Torino non si distingua per anticipare questo processo. Voi ci credete? Noi...

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