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Scuola Holding: così Baricco batte cassa

Tante Holden (srl, centro studi, art & art) quante servono a incassare contributi pubblici. In questi anni tutte le istituzioni locali hanno elargito fondi alla fabbrica di giovani scrittori. Ed era pronta a insegnare storytelling ai cassintegrati

Piatto Baricco mi ci ficco. Più che Holden, dovrebbe chiamarsi holding, vista la diversificazione delle attività e la varietà degli enti che compongono la galassia baricchiana, accomunati da quella che appare una grande abilità nell’ottenere contributi pubblici dalle istituzioni piemontesi. Venerdì scorso, Lo Spiffero ha alzato il velo sui 346.000 euro di contributi regionali ottenuti tra il 2009 e il 2013 dall’associazione Centro Studi Holden, e ieri Il Fatto Quotidiano ha notato che, oltre a questi, la Regione Piemonte ha versato altri 65.000 euro nel 2009-2010 all’associazione HoldenArt & Art, con stessa sede del Centro Studi Holden, per il progetto “Fra Sacro e Profano. Percorsi nei Sacri monti”.

 

Ma non è finita qui. Senza contare i benefici indiretti di promozione del marchio derivanti dalla selezione come partner in iniziative fortemente sostenute, anche a livello economico, dalle istituzioni locali, come Torino Young City e Torino Smart City, la galassia Holden è riuscita a incamerare direttamente un bel po’ di soldi anche dal Comune di Torino, e qualche briciola (per gente abituata a certe cifre) anche dalla Provincia.

 

Cominciamo dalla Provincia: qui la giunta nel suo complesso non scuce un soldo, ma sul finire della legislatura la Holden riesce comunque ad ottenere 3.000 euro di fondi europei per la formazione professionale, gestiti dai Servizi Politiche del Lavoro e Formazione Professionale. Questi soldi, benché la relativa determina dirigenziale parli genericamente di “agenzia territoriale”, vanno direttamente alla Holden srl, per insegnare lo storytelling o qualche altra competenza simile ai lavoratori in esubero della Agile, anche se poi la spesa risulta al momento non confermata, forse per carenza di adesioni.

 

Ben più sostanzioso è il contributo elargito dal Comune di Torino nel corso dei vent’anni di vita della creatura di Alessandro Baricco, principale testa d’uovo dietro alle Leopolde renziane (ma non più a partire dalla prossima edizione), e considerato da molti in predicato di diventare ministro della cultura proprio nel nuovo governo Renzi, che però gli ha preferito Franceschini, così come per lo Sviluppo Economico ha preferito la Guidi al “socio” di Baricco in Holden srl Oscar Farinetti. La Eataly Media di suo figlio Francesco Farinetti è infatti socia di maggioranzadi Holden srl, mentre gli altri soci sono una società del gruppo Feltrinelli e lo stesso Baricco; nel cda siedono poi Carlo Feltrinelli (come presidente) e Marco Carrai, imprenditore tra i più fidati consiglieri del premier Renzi, e Baricco è l’amministratore delegato.

 

Ebbene sommando i dati di tutte le elargizioni del Comune, da quelle ancora in lire alle ultime, attraversando tre sindaci e svariate giunte, da Castellani a Chiamparino a Fassino, si ottiene la ragguardevole cifra di 180.808,77 euro, distribuiti in grande prevalenza al Centro Studi Holden, e in parte più ridotta alla HoldenArt & Art ricordata sopra.

 

Vi è comunque la possibilità che dal sito del Comune di Torino non sia saltato fuori proprio tutto, perché ad esempio le determine dirigenziali di spesa del 2011, 2012 e 2013, che compaiono nella pagina dove i Comuni sono obbligati a pubblicare tutti gli affidamenti con impegno di spesa, stranamente poi non compaiono quando si fa la ricerca per parola chiave “Holden” nell’archivio generale di tutte le delibere di giunta e consiglio e di tutte le determine dirigenziali che comportino un impegno di spesa.

 

Fortunatamente le spese del 2011-2013 sono emerse in un altro database perché ricadono in anni coperti dal recente obbligo di pubblicazione online delle spese delle pubbliche amministrazioni, ma è ben possibile che ve ne siano altre di anni precedenti, non coperte quindi dall’obbligo di pubblicazione online, rimaste sepolte negli archivi che non compaiono nell’interrogazione del database generale.

 

Il Comune farebbe quindi buona cosa a migliorare il proprio servizio di interrogazione dati, sia per quanto attiene all’archivio generale, dove non compare tutto ciò che uno si aspetta, sia per la pagina costruita per ottemperare ai recenti obblighi di amministrazione trasparente, dove la ricerca dei beneficiari non si può fare per nome, ma solo conoscendo codice fiscale o partita iva dell’associazione, che non necessariamente si recupera con facilità (il sito della HoldenArt & Art, per esempio, risulta inaccessibile), e dove sarebbe bello se il Comune facesse uno sforzo e includesse i dati del periodo, attualmente non coperto, precedente a luglio 2011.

 

In ogni caso, anche se la cifra cui siamo giunti è corretta, e i contributi sono “solo” 180 mila euro (più i 3 mila un po’ misteriosi dalla Provincia), rimane la conferma della capacità della galassia Holden di ottenere cospicui finanziamenti dalle nostre istituzioni, un fatto che stride non poco, come osserva giustamente Il Fatto, con le (di per sé apprezzabili) filippiche del fondatore Baricco contro i soldi pubblici alla cultura. E di grandi capacità lobbistiche, capace di piazzare pure la sua ex direttrice, Antonella Parigi alla guida dell'assessorato regionale alla Cultura.

 

Ma soprattutto, rimane quanto meno una grossissima questione di opportunità nella scelta della galassia Holden di agire sotto molteplici cappelli, uno dei quali con scopo di lucro. Si può discutere molto sull’utilità di elargire contributi a pioggia alle associazioni culturali, e a Torino si può anche sindacare molto su chi siano i destinatari di tali elargizioni, ma fin lì si resta (purtroppo) nell’ambito di scelte consentite alle istituzioni, che come tali possono (purtroppo) legittimamente scegliere di elargire somme cospicue a chi percepiscano come più vicino e più in linea coi propri obiettivi.

 

Tutti questi contributi sono però pensati per associazioni ed enti non-profit: quando nel quadro si inserisca un soggetto (di per sé meritoriamente) votato al profitto, il quadro cambia completamente. Chiaramente Holden srl, appunto la società di capitali con scopo di lucro, non ha ricevuto direttamente questa decennale pioggia di denaro comunale e regionale (complessivamente pari a oltre mezzo milione di euro,stando ai soli dati reperibili online), ma solo i 3000 euro della Provincia, ma è davvero difficile negare che abbia tratto vantaggio, almeno indiretto, da tutti questi soldi dati alle associazioni con quasi lo stesso nome.

 

Se poi, come parrebbe di capire stando alle parole della direttrice operativa stessa di Holden srl e al modo in cui sono configurate le delibere e le determine, l’associazione Centro Studi Holden versasse i contributi ricevuti alla Holden srl per coprire con borse di studio parte delle (esose) rette dei suoi corsi, le cose sarebbero davvero ancora più gravi, perché in questo modo si farebbero finire soldi pubblici a una società con scopo di lucro saltando i vincoli e le procedure, sfruttando un intermediario non-profit dal nome pressoché identico, che è davvero difficile distinguere dalla sua sorella for profit.

 

Leggi qui il column di Riccardo de Caria