GLORIE NOSTRANE

Chiamparino sfila il Colle a Fassino

L'autocandidatura alla Presidenza della Repubblica del governatore appare piuttosto un dispettuccio ai sogni di gloria del sindaco di Torino che non una reale possibilità. Anche se l'uomo è ambizioso e, come sappiamo, pure enormemente fortunato

Dopo Piero Fassino un altro piemontese sogna di salire sul Colle più alto della politica italiana, rinverdendo i fasti di Einaudi, Saragat e Scalfaro. Si schermisce appena, giusto per celia, Sergio Chiamparino nel lanciare la sua candidatura per il Quirinale. “Ma forse è già troppo fare il presidente della Regione”, dice a mezza bocca nell’intervista rilasciata al Fatto, dopo aver ammesso che qualora lo chiamassero per la Presidenza della Repubblica “io sono già lì, ci vado di corsa”. Abbandonando per un attimo il tradizionale understatement sabaudo il governatore non nasconde le ambizioni, accuratamente temperante da quella visione della realpolitik di cui è al tempo stesso maestro e cinico esecutore. E così fiutata l’aria che tira nei Palazzi romani con il possibile mutamento del quadro delle alleanze ammette: “Se per la Presidenza della Repubblica mi vogliono anche i Cinque Stelle io sono già lì, ci vado di corsa”.

 

Un’ipotesi, quella di Chiamparino possibile candidato al Colle, che potrebbe prendere corpo dopo il riavvicinamento tra il premier e il M5s: “Magari - commenta l’ex sindaco di Torino - è solo una mossa di carattere tattico. Sicuramente Renzi ci guadagna, perché ha più potere negoziale al tavolo con Berlusconi per la legge elettorale. Ma ci guadagnano anche i Cinque Stelle: forse oggi si rendono conto che se iniziano a giocarsi le loro possibilità facendo politica qualcosa possono anche ottenere, invece di essere condannati all’irrilevanza”. Le posizioni tra Chiamparino e il M5s sono assai divergenti su alcuni temi come la Tav o gli inceneritori, “ma quando mi misuro sul terreno delle cose concrete con i Cinque Stelle noto che spazi e margini di intesa ci sono. Sicuramente più che con Berlusconi, perché non c’è nessuna incompatibilità genetica tra noi e loro”, conclude il presidente della Regione. E va ricordato che il “renziano autonomo” ha già provato l’ebbrezza  del candidato al Quirinale, nell’aprile 2013 quando il suo nome è riecheggiato nell’aula di Montecitorio 41 volte durante la prima votazione e 87 nel secondo scrutinio, proposto proprio da Renzi. Difficile dire se un ritorno di fiamma del premier potrebbe nuovamente lanciarlo nell’agone, giacché è assai probabile che il bullo di Palazzo Chigi voglia puntare a un salto generazionale e sull’effetto donna. Molto più facile che l’uscita estemporanea di Chiamparino sia piuttosto un dispettuccio al suo successore a Palazzo Civico, all’“amico” Piero che non riesce a farsene una ragione di come lo si voglia mettere da parte, nonostante l’erdosement di Carlo De Benedetti. Insomma, dall’esageroma nen al pisa pi curt.