FINANZA & POTERI

Compagnia, alt! Manovre rinviate

"C'è un anno di tempo", così Fassino blocca il tentativo di anticipare il rinnovo dei vertici della fondazione San Paolo. Restano fino alla primavera 2016 sia il presidente Remmert sia il segretario generale Gastaldo. Duello Profumo-Vietti

Scadenti ma non ancora scaduti. I vertici della Compagnia di San Paolo, seppur giudicati ormai anacronistici rispetto ai nuovi assetti di potere, compiranno per intero il mandato. A smorzare le voci di un rinnovo anticipato è sceso in campo Piero Fassino. Il sindaco di Torino, “elettore” di peso della fondazione, che è a sua volta il maggiore azionista di Intesa Sanpaolo, ieri a margine della Mobility conference organizzata da Assolombarda ha affermato che “c’è un anno di tempo”. Il presidente Luca Remmert giungerà a scadenza nell’aprile del 2016 e fino a quella data continuerà a svolgere la funzione di “supplenza” affidatagli dai soci e dai consiglieri dopo l’uscita di Sergio Chiamparino. E con lui resta saldamente sulla poltrona di segretario generale Piero Gastaldo, nonostante alcuni rumors giornalistici ne abbiano ipotizzato nei giorni scorsi la sostituzione. “È impensabile – rivela allo Spiffero un insider di corso Vittorio – che in prossimità del rinnovo la Compagnia perda le due teste contemporaneamente. Anzi, ritengo che toccherà proprio a Gastaldo accompagnare la transizione e affiancare il futuro presidente”. Parla tre lingue, ha consolidate relazioni internazionali, è ascoltato dalle alte sfere dell’Acri e dell’Abi: difficile disfarsene così, d’emblée, magari per piazzare al suo posto qualche manutengolo di regime o favorite di corte (del tutto escluso, poi, chi in analoghi incarichi ha mal figurato in altre fondazioni).

 

Sull’operato dei vertici - dell’attuale numero uno, del Comitato di gestione e del capo operativo - i giudizi sono piuttosto controversi. Secondo alcuni, Remmert ha fatto meno peggio di quanto si temesse, incassando risultati apprezzabili sul piano della governance e delle riforme degli organismi, anche se nonostante gli sforzi la sua resta una leadership debole e piuttosto incolore, confermata dall’altalenante ricerca di alleanze interne, mutate di volta in volta a seconda delle proprie convenienze. È diventato presidente “per caso” e tale è rimasto, assicurando una onorevole transizione. All’orizzonte, pronti a prenderne il posto, si stagliano i profili di Francesco Profumo e di Michele Vietti, anche se non è affatto escluso che nei prossimi mesi possa spuntare qualche altro papabile. E quel “c’è ancora un anno di tempo” non può che agevolare le aspirazioni dell’ex vicepresidente del Csm che, a rigor di statuto, nella primavera del 2016 avrebbe tutte le carte in regole – non ultima quella della discontinuità temporale con incarichi politici e istituzionali – per sedere alla guida di una delle più importanti fondazioni bancarie italiane. E se, almeno sulla carta, è l’attuale presidente di Iren il “preferito” di Fassino, non è detto che l’attuale sindaco in quella data sia ancora a Palazzo Civico (sta trafficando parecchio per una exit strategy degna di un mancato presidente della Repubblica).

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