POLITICA & SANITA'

Riforma della rete ospedaliera colpo al cuore della sanità privata

La riorganizzazione della Regione che impone il taglio delle cardiochirurgie rischia di condannare alla chiusura una clinica inaugurata un anno fa, con investimenti di 30 milioni e dove lavorano oltre 200 persone. Ricorso al Tar

La delibera sulla riorganizzazione delle rete ospedaliera rischia di condannare alla chiusura una clinica inaugurata appena un anno fa con un investimento di oltre trenta milioni di euro e dove lavorano circa 230 persone. Elemento per accentuare la pressione sulla Regione affinché riveda i suoi progetti o scenario probabile in un futuro prossimo? Forse l’una e l’altra cosa insieme. Certo è che il Gruppo Policlinico Città di Monza l’eventualità di dover avviare “un drastico ridimensionamento se non la chiusura delle clinica Città di Alessandria”  la mette nero su bianco nel ricorso che il Tar del Piemonte discuterà, come gli altri, compresi quelli dei Comuni, nei prossimi mesi.

 

Inaugurata lo scorso anno in sostituzione di quella esistente da tempo, la clinica del capoluogo mandrogno, a detta della proprietà che fa capo alla famiglia De Salvo di Novara, è sotto la spada di Damocle nelle mani dell’assessore Antonio Saitta e del direttore generale Fulvio Moirano. Nel caso che la scelta della cardiochirurgia da eliminare, riducendo il numero a livello regionale da otto a sette, ricadesse sulla struttura alessandrina  (le altre due private sono Villa Maria Pia di Torino e la San Gaudenzio di Novara, anch’essa del gruppo De Salvo) questa finirebbe per perdere il suo core business e gli stessi mezzi per poter sopravvivere.

 

A mettere in allarme uno dei più grandi gruppi sanitari privati che operano in Piemonte (ma ricorsi pressoché analoghi sono stati presentati anche da altri operatori) è proprio l’ormai nota delibera dello scorso 19 novembre. Secondo quanto stabilito dalla Regione “nell’attività cardiochirurgia per il bacino dì utenza in cui è compreso il territorio alessandrino – si legge nell’atto - firmato dall’ad del gruppo Paola De Salvo – dovrebbe restare una sola struttura di cardiochirurgia e la collocazione piuttosto che presso la clinica Città di Alessandria, potrebbe essere presso l’Aso SS. Antonio e Biagio”. Se questo accadesse, sempre secondo il Policlinico Città di Monza “per la clinica Città di Alessandria avrebbe effetti devastanti, mettendone a repentaglio la sua stessa sopravvivenza”. I motivi di questa possibile sorte sono sintetizzati così: “non solo perché nella clinica la cardiochirurgia con i suoi 15 posti letto ha un assetto dipartimentale che la lega alla cardiologia (altri 10 posti letto) e a numerose altre specialità”, ma anche per il fatto che su un budget complessivo di oltre 18 milioni le cifre che sono legate alla cardiochirurgia e specialità ad essa collegate ammontano a 13 milioni “intuitivamente esiziali all’equilibrio economico della struttura”.  Che sempre secondo quanto fa rilevare la proprietà, vanta un saldo attivo della mobilità extraregionale: a fronte di una mobilità attiva (arrivi di pazienti da altre Regioni) che a livello regionale per la cardiochirurgia somma a soli 9 milioni di euro, ben 2 milioni e 250mila euro vanno attribuiti proprio alla clinica dal futuro incerto.

 

Il progetto della nuova clinica parte quando il Piemonte è governato dalla giunta di Mercedes Bresso, continua e si completa nell’era Cota e adesso pochi mesi dopo l’insediamento di Chiamparino si è passati alle carte bollate. A onor del vero, va ricordato che dall’assessorato non è mai arrivata alcuna indicazione precisa. I timori del gruppo privato sembrano tuttavia più che supposti vista l’azione preventiva affidata al ricorso nel quale, in base a una serie di motivi, si chiede l’annullamento della delibera che fissa i criteri della riorganizzazione della rete ospedaliera.  “L’ipotesi di dover arrivare alla chiusura della clinica o comunque a un suo drastico ridimensionamento sono concreti. Almeno se la delibera non verrà annullata o modificata - conferma Giancarlo Perla, presidente dell’Aiop l’associazione della sanità privata che rappresenta anche il Policlinico di Monza –. Così come sono evidenti le possibili conseguenze sia da punto di vista dei servizi sanitari ai cittadini, sia per quanto attiene al futuro del personale attualmente impiegato”. Anche i posti di lavoro, inevitabilmente finiscono  sulla scacchiera in cui gli operatori provati della sanità giocano la loro partita con  corso Regina.  Trovando come alleati, per le non poche concomitanze nei motivi del ricorso, proprio quei Comuni che specie nell’Alessandrino (Tortona e Acqui Terme in testa) si sono schierati in gran numero  contro le decisioni della giunta Chiamparino in materia di riorganizzazione della rete ospedaliera.

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