POLITICA & GIUSTIZIA

Chiamparino: “Pronto a dimettermi”

Il governatore alla direzione del Pd annuncia che se a luglio il Tar non sgombrerà il campo dai sospetti di irregolarità delle autenticazioni elettorali manderà la Regione alle urne. Avviso ai naviganti (ovvero ai magistrati amministrativi e della Procura)

In assenza di una sentenza chiara entro la data fissata, o giù di lì, va restituita la parola agli elettori. Sergio Chiamparino non ha intenzione di restare a bagnomaria oltre l'estate, anzi “se me lo chiedete sono pronto a dimettermi anche subito”. Non lo farà (e del resto nessuno si azzarda a chiederlo), aspetterà  il responso dei giudici amministrativi - fissato il 9 luglio - che, qualora decidessero di rimandare la sentenza, si assumerebbero anche la responsabilità di far cadere la legislatura. “Questa vicenda getta un’ombra sulla legittimità della mia azione”. E, ha fatto capire, non è affatto detto che in quel caso sarà nuovamente lui il candidato a capo della coalizione. Il governatore vuole evitare quello che lui stessi definisce “impaludamento”: “Non posso ritrovarmi in una qualunque assemblea in cui parlo di sanità o altro a rischiare di sentirmi dire, sì però le firme false...”. Perché “questa situazione fa perdere forza e credibilità a ogni proposta politica”. E' un Chiamparino determinato quello che, smentendo le indiscrezioni di ieri sera, ha preso la parola nella direzione regionale del Pd, convocata proprio per fare il punto sulla vicenda delle (presunte) firme false alle ultime Regionali. Il governatore, che pure ha confermato di essere stato d'accordo con i vertici del partito nel raccogliere le sottoscrizioni, non essendovi obbligato in virtù dei collegamenti nazionali, ha però dato qualche stoccata al Pd, in particolare sui tempi di chiusura del famigerato listino maggioritario ("E sappiamo perché ci siamo ridotti agli ultimi due giorni per raccogliere le firme", ha affermato sibillino puntando gli occhi sul segretario regionale Davide Gariglio).

 

Nei giorni scorsi, com’è noto, il Tar ha ammesso il ricorso principale contro una serie di liste (Pd e listino del presidente), subordinando l’istruttoria all’esito dell’indagine preliminare sulla vicenda della Procura. E, pur ribadendo la nettezza inequivocabile della vittoria, Chiamparino aveva manifestato l'intenzione di "non fare la fine di Cota", ovvero quella di rimanere sulla graticola per anni prima di essere costretto a lasciare piazza Castello, proprio sulla base di una sentenza che ha reso nulla la proclamazione degli eletti. Una dichiarazione, quella del governatore, che molti interpretano come una sorta di "avviso ai naviganti", ovvero ai magistrati, amministrativi e penali, chiamati a dirimere la questione. La palla, insomma, passa alla giustizia. Lui non attenderà oltre, né nuove indagini né altri gradi di giudizio. Chi si assumerà la responsabilità di mandare alle urne il Piemonte, a poco più di un anno dalle elezioni? 

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