FONDI & AFFONDI

Il Quarto Stato sbanca Palazzo Chigi

Il sindaco di Volpedo, piccolo centro dell'Alessandrino, che ha dato i natali all'autore della celebre icona del movimento socialista, ottiene quasi 10 milioni di euro dello "Sblocca Italia". Scatenando le ire di colleghi e nel Pd: "Operazione clientelare"

“Quando il 2 giugno dell’anno scorso  mi ha scritto Renzi non ho perso un minuto”. Dice proprio così, Giancarlo Caldone, sindaco di Volpedo, quando incomincia a raccontare com’è incominciata la storia che ha portato nel paese che ha dato i natali a Giuseppe Pellizza, autore del celeberrimo Quarto Stato, nientepopodimeno che nove milioni e 500mila euro destinati a finanziare un’opera che alla fine darà nuove aule scolastiche, una palestra, un ostello e pure un laboratorio artigianale dove fare conserve di frutta biologiche. Quasi il premier avesse indirizzato solo a lui e non a tutti i sindaci italiani quella lettera in cui scriveva: “Individuate una caserma bloccata, un immobile abbandonato, un cantiere fermo, un procedimento amministrativo da accelerare. Segnalatecelo entro il 15 giugno all'indirizzo matteo.governo.it.  Sarà nostra cura verificarne lo stato d’attuazione con gli uffici dedicati e – se del caso – procedere all’interno di un pacchetto di misure denominato Sblocca Italia”.

 

Caldone, sindaco al secondo mandato (“mai preso un euro di indennità, né io né gli assessori”), una fede socialista mai rinnegata, un paio di giorni dopo aveva bell’e pronta la risposta per l’ex collega da poco migrato a Palazzo Chigi, che nella lettera aveva scritto: “Sono stato sindaco anche io. E come voi ricordo le polemiche: quanti cantieri abbiamo bloccato per la mancanza di un parere, per un diniego incomprensibile di una sovrintendenza, per le lungaggini procedurali”. Ma il primo cittadino di questo comune di appena 1.268 abitanti in provincia di Alessandria, non avrebbe immaginato che altre polemiche lo avrebbero tirato in ballo al momento in cui ha preso a girare la voce che qui sarebbe arrivata la terza somma in ordine di grandezza stanziata a livello nazionale: prima ci sono solo San Pellegrino Terme con 18milioni e 600mila euro e Vibo Valentia con 11 milioni.

 

Il tam-tam da un municipio all’altro della provincia mandrogna è un continuo di proteste neppure troppo sommesse per quella cifra da capogiro finita in quel paesino, “mentre ci sono Comuni come il nostro che non hanno preso neppure ancora i soldi spesi per i primi interventi di emergenza per l’alluvione” dice il sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere, del Pd, partito al cui interno non si contano le voci di stupore e pure qualche cosa di più (invidia?) di fronte a quello che ormai è il caso Volpedo. “Siamo al vecchio sistema clientelare – afferma senza giri di parole il senatore Federico Fornaro –. Se questo è cambiare verso…”. Anch’egli critica la scelta di finanziare il progetto di Volpedo “quando mancano ancora soldi per risarcire gli enti locali dai danni alluvionali e mettere in sicurezza il territorio”.

 

Un’epidemia di mal di pancia nel Pd, quella scatenata dai quasi dieci milioni di euro che Caldone è riuscito ad ottenere “presentando in tempo il progetto per recuperare un cantiere fermo da anni, uno scheletro di quella che sarebbe dovuta diventare una casa di riposo, senza perdere tempo e dando retta a quello che aveva scritto Renzi a tutti i sindaci il 2 giugno dello scorso anno”. Sindaco sveglio, si vabbè “ma dietro c’è la Bergero” è il refrain che non pochi nel partito alessandrino ripetono indicando nella deputata Cristina Bargero il braccio di questa operazione, dando vita all’ennesima bega in casa dem. “Avessi questo potere…” si schernisce lei che sembra pagare l’amicizia e il supporto elettorale (in elezioni di nominati, va ricordato) di Giancarlo Caldone, una sorta di martello pneumatico quando si tratta di bussare alle porte dei ministeri o scrivere anche ai piani alti dei Palazzi. “Gli ho procurato qualche appuntamento, come faccio con chiunque me lo chiede”, spiega la parlamentare su cui si concentrano attacchi neppure troppo  velati. “Sono cattiverie" taglia corto lui, il sindaco del Quarto Stato che dei luoghi del Pellizza ha fatto un brand capace di aprirgli, probabilmente, qualche porta in più.

 

“In questo caso – spiega – era tutto chiaro quello che c’era da fare: proporre in poco tempo un progetto, garantire di portarlo a termine in tre anni anche se noi ci metteremo meno”. I fondi per l’alluvione “sono un’altra cosa – spiega Cristina Bargero – concordo in pieno sulla necessità che vengano trovati ed erogati in fretta, ma questo non ha niente a che vedere con il finanziamento del progetto di Volpedo”.  Lo ha scritto lo stesso Graziano Delrio, da poco ministro alle Infrastrutture, nella lettera del 22 aprile scorso firmata anche dal sottosegretario Luca Lotti, in cui si legge: “Caro sindaco, alla tua lettera inviata al Presidente del Consiglio lo scorso giugno oggi arriva una risposta concreta: il tuo Comune è beneficiario del programma ‘Cantieri in Comune’ per l’intervento segnalato e per l’importo richiesto. Far ripartire il Paese vuol dire anche sbloccare le piccole grandi opere che le nostre comunità attendono da tempo, opere destinate ad avere un impatto diretto e positivo sulla vita dei cittadini, come un palazzetto dello sport, un centro anziani, una strada o il recupero dei tanti beni architettonici e storici che impreziosiscono la nostra penisola”.

 

Fatto sta che ieri mattina, dopo le celebrazioni del Primo Maggio, il sindaco di Volpedo ha fatto una riunione per portarsi avanti con i lavori che, nel cantiere, incominceranno prima dell’estate. “Non bisogna perdere tempo” dice. Come l’anno scorso quando al mattino con gli impiegati del Comune era lì, davanti al computer. È stato uno dei primi a cliccare sulla domanda per aggiudicarsi un contributo del governo e a Volpedo arrivò qualcosa come poco più di mezzo milione di euro per il centro storico. “Quella era una lotteria” dice il sindaco che se Pellizza lo avesse dovuto dipingere nel famoso quadro gli avrebbe di sicuro messo un telefonino in mano e dato il passo di corsa.