“Alternativi al Pd”, l’exit strategy di Ncd
08:15 Giovedì 28 Maggio 2015 3Fuori dal governo Renzi subito dopo il voto amministrativo? Per il viceministro Costa la data cruciale non è il 1° giugno, ma il 1° luglio del prossimo anno quando entrerà in vigore l’Italicum. “Lavorare a ricomporre le fratture interne al centrodestra”
Il fermento pre-elettorale e i possibili scenari del post agitano, anche, le acque di Ncd. Nel partito di lotta (per ricostruire il centrodestra) e di governo (del sempre più fagocitante Renzi) si levano più voci, non sempre consonanti, su quel che accadrà o non accadrà dopo le regionali di domenica prossima. “In sette regioni su sette che vanno al voto noi siamo in campo contro il Pd, alternativi a Renzi e alla sinistra per costruire un centrodestra diverso dal passato” dice Gaetano Quagliariello, coordinatore nazionale di Ncd, che all’orizzonte vede la nascita di “un nuovo contenitore moderato. Perché questa è la strada segnata anche dall’Italicum. E sarà un contenitore grande e inclusivo”. Quanto al rapporto tra Angelino Alfano, Raffaele Fitto e Flavio Tosi, l’ex ministro spiega: “Oggi le posizioni registrano una differenza rispetto alla presenza al governo. Noi riteniamo che la stagione delle riforme si debba completare, ma crediamo anche che da dopo le elezioni regionali bisognerà iniziare a mettere in campo strategie comuni, per diminuire progressivamente la distanza fra noi e non aumentarla. Anche rispetto al rapporto con il governo”.
Assai più dura e netta la posizione di Nunzia De Girolamo che avvisa: “Dopo l’1 giugno si apre fase nuova. Area Popolare deve uscire dal governo”. L’ex titolare dell’Agricoltura del governo Letta segna lo showdown: “dobbiamo essere coerenti, lo dico da tanto, e non possiamo continuare a governare con Matteo Renzi. Da questo premier vedo solo tante slide e lavagne”. Parlando proprio nella città del premier, la De Girolamo ha spiegato la sua idea di abbandonare l’esecutivo: “Anche per coerenza, noi dovremmo uscire da questo governo, salutare Renzi, consegnarlo alla sua bella sinistra e fare in modo di costruire un’alternativa”.
Una posizione quella della parlamentare campana che non sembra avere più seguito di tanto tra gli alfaniani, ma questo non significa che anche i più moderati e meno barricaderi abbiano intenzione si stare seduti sulla riva del fiume in attesa del 2018, data che Renzi continua a ripetere – sempre meno creduto – come fine naturale della legislatura. In questo scenario si inquadrerebbe anche l’iniziativa che secondo indiscrezioni attendibili starebbe maturando per iniziativa del viceministro alla Giustizia Enrico Costa. Un rassemblement in grado di pescare non solo nell’attuale elettorato di Ncd, ma anche e soprattutto in quel che resterà di Forza Italia e, perché no?, anche tra ex leghisti che hanno difficoltà a seguire il nuovo corso salviniano con derive estremiste. Costa conferma, ma nulla dice di più se non la sua intenzione di dedicarsi ancora di più alla politica, non rimanendo prigioniero del ruolo governativo.
Una scelta, del resto, obbligata e che poggia sul calendario. Non quella delle imminenti regionali che vede Costa distante dalla concezione della De Girolamo – “Dopo il primo giugno non succederà nulla”, spiega allo Spiffero – bensì al luglio del prossimo anno. Se Renzi continua a fissare al 2018 la data delle elezioni politiche – è il ragionamento che Costa ha fatto con i suoi fedelissimi – non va dimenticato che la nuova legge elettorale entrerà in vigore l’estate dell’anno prossimo. Il che significa “attrezzarsi senza perdere tempo per avere liste forti e capaci di unire quel centrodestra che altrimenti nulla potrà contro il centrosinistra”. Fedeltà assoluta agli impegni di governo e all’alleanza: il messaggio di Costa alla De
Girolamo e a chi chiede uscire dall’esecutivo è chiaro. E anche a questo concetto non mancano i fondamenti: “Se nel novembre 2013 non avessimo fatto la scelta di governare insieme al Pd e assicurare la stabilità, oggi Grillo sarebbe in una posizione ben diversa da quella e il nostro Paese avrebbe fatto la fine della Grecia. Questo è senso di responsabilità e lo rivendichiamo”.
Detto ciò, avvicinandosi a quanto affermato da Quagliariello, Enrico Costa sembra deciso a marcare ulteriormente il posizionamento nel centrodestra e a rispondere così a quell’elettorato che non sempre comprende la scelta governativa e, soprattutto, rischia di orientarsi diversamente al momento del voto. Insomma, se Ncd rischiasse di risultare una costola, sia pure destra, del Pd, tanto vale votare il partito di Renzi. Ecco allora la necessità di lavorare, anche a livello di circoscrizioni, di territorio, per dare vita a un soggetto chiaramente di centrodestra in grado di superare le troppe e deleterie frammentazioni e arrivare in tempo per l’appuntamento elettorale. Che non è affatto scontato sia il 2018. E anche di questo, il vice guardasigilli di Mondovì, sembra tenere conto incominciando a lavorare a quel progetto. Da subito. Ovvero dal giorno dopo le Regionali.



