DIRITTI & ROVESCI

Mettete al muro i Marò (in foto)

Dopo l’ennesimo rinvio della giustizia indiana, i radicali torinesi chiedono a Fassino e Chiamparino di esporre i ritratti dei due fucilieri italiani negli uffici pubblici, a fianco di quello del presidente Mattarella. “Un modo per denunciare la violazione dei diritti”

La Corte Suprema indiana ha spostato al 14 luglio l’udienza riguardante la vicenda dei fucilieri di Marina italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani accusati di aver ucciso due pescatori indiani imbarcati su un peschereccio scambiato per un battello di pirati il 15 gennaio 2012. Un rinvio, l’ennesimo, che porta la data dell’udienza alla vigilia della scadenza dell’ultimo permesso concesso a Latorre, in permesso fino al 15 luglio in Italia per la terapia riabilitativa a cui si sta sottoponendo dopo l’ictus che lo ha colpito nel 2014. I Radicali torinesi dell’associazione Adelaide Aglietta chiedono alle istituzioni, a cominciare dal sindaco Piero Fassino e dal presidente Sergio Chiamparino di affiancare alla foto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella quelle dei due fucilieri di marina. Un segno di vicinanza a chi sta subendo una palese e reiterata violazione dei diritti umani e di difesa.

 

Spiega Igor Boni, coordinatore della Aglietta: “Come ribadito nel passato, poco importa se si pensa che Latorre e Girone abbiano effettivamente commesso quello di cui sono accusati. Non dobbiamo fare l’errore di farci stancare dal tempo che passa inesorabilmente e concentrarci su un percorso giudiziario della magistratura indiana che non è compatibile con uno stato democratico e non può e non deve essere accettato. Questa vicenda va ricordata ogni giorno, non solo nelle date istituzionali come quella recente del 2 giugno”. Per questa ragione, prosegue l’esponente radicale, “ritengo occorrano azioni, anche simboliche, per testimoniare vicinanza ai due connazionali ma soprattutto per segnalare come l’Italia non accetti in alcun modo che l’India calpesti diritti umani e di difesa come ha fatto e sta facendo”. L’appello rivolto a Fassino e Chiamparino, qualora accolta, potrebbe essere di esempio per altre istituzioni: “Se in ogni ufficio d’Italia, dalla Polizia di Stato ai Carabinieri, dai Ministeri alle circoscrizioni, tutto questo si realizzasse avremmo avuto la forza di reagire non solo con comunicati ufficiali o missive istituzionali ma con un atto visibile di grande impatto e significato. Spero che molti facciano propria questa proposta e la mettano in atto da subito”.

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