SALOTTI & TINELLI

Pranzo in Compagnia di Fassino

Colazione di lavoro tra il vertice uscente della Fondazione San Paolo e il sindaco di Torino. Il piatto più succulento è, ovviamente, la successione di Remmert. Christillin sarà il convitato di pietra e i tempi potrebbero essere accelerati

Un tavolo per tre, la solita Compagnia. Ma oggi il piatto più succulento che verrà servito ai commensali, in un ristorante del centro, non è tra quelli scritti in menù. Il sindaco Piero Fassino, Luca Remmert  e Piero Gastaldo, rispettivamente presidente e segretario generale della Compagnia di San Paolo, con quell’attovagliarsi insieme a colazione, di fatto aprono la strada che condurrà  al cambio di vertice di quella che è una delle più importanti fondazioni non solo italiane, ma anche d’Europa. Una strada che potrebbe essere, addirittura, più breve del previsto. La scelta del successore di Remmert – tra l’altro non più nominabile essendo al termine secondo mandato – dovrebbe coincidere con l’elezione del sindaco di Torino, quindi nella prossima primavera – al quale, in ossequio a consuetudine e al gentlemen’s agreement tra i soci, spetta l’indicazione di chi chiamare alla guida della Compagnia. E Fassino sul tema sembra abbia già le idee piuttosto chiare.

 

L’ipotesi di anticipare il cambio della guardia in corso Vittorio Emanuele pare prendere sempre più corpo e il primo a non disdegnarla affatto, dopo averla esclusa nei mesi scorsi, sarebbe proprio Fassino. I vantaggi per lui sarebbero indubbi: affronterebbe la campagna elettorale senza l’assillo di una scelta che potrebbe indurre molti a tirarlo per la giacchetta in un periodo delicato, avrebbe nel bancomat di Palazzo Civico una persona di sua fiducia e, oggettivamente, riconoscente e, semmai capitasse che non fosse lui il candidato a succedere a se stesso, beh avrebbe comunque messo un pedina importante nello scacchiere dei poteri cittadini (e non solo), evitando che a farlo possano essere altri.

 

Lo stesso incontro di oggi – che, va detto, entrambe le parti rubricano ad appuntamento “di routine” - potrebbe essere un ulteriore indizio proprio a conferma dell’accelerazione che potrebbe portare già entro la fine dell’anno al cambio di vertice. Difficile dire se Fassino, con Remmert e Gastaldo, scoprirà tutte le carte. È però altrettanto vero che per quanto egli tenti di tenerla nascosta nel mazzo quella che viene fuori è sempre la regina di denari, ovvero lei Evelina Christillin. Non è più un mistero che il sindaco punti su di lei. Quando parlando con alcuni personaggi del mondo della finanza, cercando di sondarne gli umori e le reazioni, aveva buttato lì con finta nonchalance l’idea di una donna, di questa aveva ben chiaro le caratteristiche, il curriculum e quell’approvazione che sapeva e sa, in fondo, di trovare negli ambienti in cui è preferibile non farsi dire di no, neppure con un solo aggrottare di sopraccigli.

 

Non aveva, invece, abbondato di diplomazia, pur senza rinunciare alla cortesia di rito, quando aveva scartato in men che non si dica il suggerimento che lo stesso Remmert gli aveva offerto, si dice, sapendo di fare cosa gradita a Sergio Chiamparino: Piero Gastaldo alla presidenza e Carla Ferrari segretario generale. “Non se ne parla nemmeno” era stato il commento tranchant di Fassino con il suo stretto entourage. Nel frattempo la Ferrari è approdata nel board di Cassa Depositi e Prestiti con il ruolo di consigliere di amministrazione e ieri l’altro il consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo ha preso atto delle sue dimissioni con decorrenza immediata dall’incarico di consigliere. Il ticket proposto, allora, da Remmert e pare visto di buon occhio al piano nobile di piazza Castello, ormai non esiste più.

 

Semmai fosse stato un ostacolo – ma non lo era – ai propositi di Fassino circa la nomina della signora degli A(g)nelli, adesso per lei  la strada è ancora più larga e in discesa.  E non sarà certo l’essere stata nominata, di recente, al vertice dell’Enit a impedire alla Christillin di aderire alle avances dell’amico Piero: l’Ente nazionale del turismo, un vecchio carrozzone rabberciato e riverniciato alla meglio resta, nonostante il maquillage in cui è industriato il ministro Dario Franceschini,  uno di quegli apparati ormai logori e dal futuro traballante. Per giunta la presidenza, accettata con l’abituale “spirito di servizio” dalla Christillin – quando le venne affidata la presidenza dello Stabile disse “Mi ci ha voluto Chiamparino” -  non è neppure remunerata. Non è certo questo un problema per lei, coniugata con Gabriele Galateri e di casa nei salotti che contano, come del resto non lo sarebbe lasciare l’incarico all’Enit se  qualche incompatibilità con la Compagnia lo richiedesse.

 

Difficile immaginare, quindi, che il nome della presidente del Museo Egizio non compaia, oggi, tra un piatto e un sorbetto a quel tavolo dove c’è chi si appresta a lasciare (Remmert), chi potrebbe restare magari ancora per una fase di accompagnamento del nuovo presidente (Gastaldo) e chi tutto questo a partire dalla nomina del nuovo presidente, alla fine, lo deciderà.

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