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Mani svizzere sulle Terme di Acqui

L'elvetica South Marine Real Estate offre 16,4 milioni per la Bollente, andando ben oltre la base d'asta. Previsti corposi investimenti. Ora anche il Comune vorrebbe cedere le sue quote. Ma si addensano ombre sul cavaliere bianco Binaghi

Le Terme di Acqui diventano svizzere. Ad aggiudicarsi le quote messe in vendita dalla Regione Piemonte, tramite un bando di FinPiemonte Partecipazioni, è stata infatti la società elvetica South Marine Real Estate con sede a Melide, nel Canton Ticino, a pochi chilometri da Lugano. La cifra offerta sarebbe di 16 milioni 465mila euro, ossia quasi un milione e mezzo superiore alla base d’asta fissate in 15 milioni. Nettamente inferiore la proposta dell’altro partecipante, il gruppo acquese Orioni, partecipato dalla famiglia tortonese Gavio che secondo quanto trapelato dopo l’apertura delle buste avrebbe offerto una cifra tra un terzo e la metà della base d’asta. Visto il divario notevole, la decisione per FinPiemonte Partecipazioni e le la stessa spa termale presieduta dal giurista torinese Stefano Ambrosini è stata rapidissima, spazzando via tutte le ipotesi circa tempi lunghi per arrivare a quell’alienazione voluta, in primis, dallo stesso presidente della Regione Sergio Chiamparino.

 

Sempre secondo le prime indiscrezioni, il gruppo svizzero avrebbe manifestato l’intenzione di avviare una serie di corposi investimenti che andrebbero dal settore del benessere a quello della farmacologia legata alle proprietà terapeutiche della Bollente, non escludendo il comparto riabilitativo. Un programma che avrebbe già fatto drizzare la antenne al sindaco di Acqui Terme Enrico Bertero, il quale potrebbe mettere sul piatto tutto o una parte delle quote in possesso del Comune (il 15,7% del totale) alla società svizzera di cui amministratore unico risulta essere Gianlorenzo Binaghi.

 

Un nome, il suo, che ricorre spesso nelle cronache e nei dossier di una delle pagine più oscure e inquietanti della storia italiana, ma anche di affari attorno ai quali sono girate montagne di denaro: il traffico, lo smaltimento e la gestione dei rifiuti. Il nome di Binaghi compare sia nella vicenda delle discariche campane degli anni Novanta – tramite la Celtica s.a, che aveva sede sempre a Melide poco oltre il confine tra Italia e Svizzera – così come in un altro dei mai chiariti misteri italiani, quello delle navi dei veleni cui nel 2004 il Wwf e Legambiente hanno dedicato un corposo dossier nel quale ricorre più volte il nome dell’imprenditore elvetico. Binaghi è pure citato negli atti della commissione parlamentare di inchiesta sul “ciclo dei rifiuti e delle attività illecite ad esso connesse” del marzo 2000. Fatti in parte mai del tutto chiariti, che risalgono a più di dieci anni fa. Oggi Binaghi è il Cavaliere Bianco per le Terme di Acqui di cui la Regione non vedeva l’ora di liberarsi.