PARTECIPATE

Terme di Acqui, “pacco” di fine anno

La Regione si terrà ancora per un po' l'impianto. Il 31 dicembre, termine ultimo concesso all'imprenditore italo-svizzero Binaghi per perfezionare il passaggio di quote, nessuno si è fatto vivo. Ora la "Bollente" torna nelle mani di Ambrosini

Fine d’anno con pacco, per le Terme di Acqui. Quel “solo” il Piemonte ha predisposto un piano di ridimensionamento rimarcato nei mesi scorsi da Sergio Chiamparino, si è tramutato nella “sola” (alla romana) arrivata dall’imprenditore elvetico Gianlorenzo Binaghi che con la sua South Marine Real Estate avrebbe dovuto rilevare le quote detenute dalla Regione (attraverso Finpiemonte Partecipazioni) e pure quelle residuali del Comune termale. Come peraltro anticipato dallo Spiffero la mezzanotte del 31 dicembre, termine ultimo per perfezionare l’acquisizione, è scoccata senza che a Torino abbiano visto l’ombra di uno svizzero. E questo dopo aver concesso al gruppo che si era aggiudicata l’asta per la vendita delle quote, offrendo nientemeno che un milione e mezzo in più rispetto alla base d’asta, più di un rinvio.

 

Prima ostacoli burocratici, poi la difficoltà ad ottenere le fidejussioni da banche in Italia, poi mille altre motivazioni che ben poco di positivo lasciavano presagire. Come del resto qualche dubbio forse avrebbe dovuto suscitare in chi aveva suonato la grancassa del successo, la storia dell’imprenditore di Lugano. Eppure anche di fronte a quei ripetuti intoppi c’era stato chi aveva continuato a sostenere la bontà dell’operazione e l’arrivo salvifico del Cavaliere Bianco con i suoi ambiziosi progetti.

 

Adesso ormai è fatta, anzi è tutto da rifare. Per ora e per un bel po’ Chiamparino dovrà dire addio ai suoi propositi di vedere le Terme acquesi, tra le prime partecipate di cui liberarsi. FinPiemonte Partecipazioni passa la mano al cda presieduto da Stefano Ambrosini. Sarà lui a dover risolvere la questione in tempi stretti salvando la struttura, il personale e quello che resta un polo importante per il turismo e la salute in Piemonte. L’ipotesi più probabile appare quella della ricerca di qualcuno che prenda in affitto gli stabilimenti termali evitando rischi di chiusura. Se poi l’affitto preluderà una trattativa per la cessione, tanto meglio. Ma sarà comunque una strada diversa da quella tracciata dalla Regione. Sulla quale ha viaggiato il pacco partito da Lugano. E arrivato – unico tra mille rinvii e ritardi – puntuale come un orologio svizzero.